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Fassina, leggi Krugman

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La teoria economica di cui parlo è alle base delle scelte economiche intertemporali e si chiama consumption smoothing (la voce di wiki non è fatta benissimo, ma puoi controllare qualunque testo di base di micro o macro): quando gli individui scelgono il consumo tengono conto di tutto il flusso futuro di redditi. A fronte di cambiamenti futuri iniziano a cambiare da subito il proprio profilo di consumo, prendendo a prestito nel caso di previsti aumenti, risparmiando di più nel caso contrario.

La pagina di wiki per l'appunto sostiene che le evidenze empiriche a favore della consumption smoothing sino deboli od inesistenti. Cito in particolare:

Zeldes (1989) follows the same argument and finds that poor household's consumption is correlated with contemporaneous income while rich household is not [Zeldes, Stephen P. (1989). "Consumption and Liquidity Constraints: An Empirical Investigation." Journal of Political Economy, University of Chicago Press, vol. 97(2), pp. 305-46]

che mi sembra un risultato alquanto plausibile.

E' altrettanto plausibile supporre che la pagina di wiki non sia il massimo, ma pare che non esista una pagina della piu' attendibile scholarpedia sulla consumption smoothing, quindi mi viene spontaneo chiederlo qui, quali sono le evidenze empiriche a favore?

Grazie

Francesco, la pagina non è fatta molto bene. Cerco di riassumere i punti principali.

1) L'idea del consumption smoothing è nata esattamente da considerazioni empiriche. Si è osservato che dal punto di vista aggregato il consumo è la componente meno variabile (ossia, il consumo oscilla meno del reddito). Questo contraddiceva l'idea che il consumo fosse una quota fissa del reddito corrente e ha spinto gente come Milton Friedman e Franco Modigliani a produrre le teorie di consumption smoothing. L'ide è semplice. Non c'è alcuna buona ragione per cui, nel decidere il consumo di oggi, devo tenere conto solo del reddito di oggi. Posso anche tenere conto della ricchezza che ho accumulato finora e (se i imercati finanziari lo permettono, more on this later) dei possibili redditi futuri. Ora, dal punto di vista strettamente teorico uno può avere le preferenze che gli pare. Non c'è nulla di irrazionale nell'avere preferenze alla ''pranzo di Babette'', in cui ti giochi tutto in un singolo evento. Però è un dato empirico che in maggioranza la gente preferisce distribuire il proprio consumo su tutto il ciclo vitale; cent'anni da pecora, piuttosto che un giorno da leone.

2) Dato per assodato che, empiricamente, la gente preferisce i cent'anni da pecora e non il pranzo di Babette, il problema è che in genere il consumption smoothing perfetto non è possibile. Le condizioni ideali in cui è possibili sono quelle in cui o non esiste incertezza o esistono mercati completi. Questo significa , in particolo, che quando sono graduate student posso pigliare soldi a prestito condizionali al reddito futuro che avrò come professore. Se tra ventanno guadagno 100 di restituisco 10, se guadagno 200 ti restituisco 30 e così via. Ovviamente l'incertezza esiste e per varie ottime ragioni i mercati completi non esistono (per il caso del grad students guarda in google ''moral hazard''). In assenza di mercatoi completi, il consumo dipenderà dal reddito corrente in modo più marcato di quanto sarebbe desiderato dagli agenti economici. È perfettamente plausibile che tale più marcata dipendenza si avverta per chi ha un reddito più basso dato che, per esempio, chi ha un reddito più basso ha poco collaterale da offrire e quindi fatica di più a ottenere finanziamenti al proprio consumo. È in questo senso che, empiricamente, consumption smoothing può fallire. Però questo è un problema che sorge solo se uno si aspetta variabilità del reddito lungo il ciclo vitale. Se uno è convinto che guadagnerà sempre lo stesso non ha bisogno di prendere a prestito per fare consumption smoothing.

3) Per tornare alla discussione su disuguaglianza e indebitamento. Se effettivamente le famiglie povere hanno più difficoltà a ottenere finanziamenti allora un impoverimento delle famiglie causa meno indebitamento, non più. Quindi, le deviazioni dal consumption smoothing che osserviamo nella realtà (dovute ai credit constraints) non possono essere usate per stabilire un legame tra disuguaglianza e crisi finanziaria. Non vorrei interporetare male, ma credo che sia questo ciò che Krugman ha in mente quanto dice che fa fatica a credere che sia stato l'aumento della disuguaglianza a generare la crisi finanziaria.

un solo commento su 3), perché imho rischiamo di confonderci e parlare di cose diverse. La proposizione [minore reddito medio per i poveri]-->[maggiore indebitamento dei poveri] (indipendentemente dal fatto che sia vera o meno) non è legata all'andamento della diseguaglianza, cioè alla relazione tra il reddito medio dei poveri e dei ricchi. In altri termini, la proposizione la potremmo enunciare anche se ci fosse perfetta uguaglianza dei redditi e tutti diventassero uniformemente più poveri. La proposizione diseguaglianza implica maggiore indebitamento è [minore reddito medio per i poveri & costante o maggiore reddito per i ricchi]-->[maggiore indebitamento dei poveri]. Perché questa proposizione sia vera,Perché la diseguaglianza abbia un ruolo, e la proposizione  scaturisca da scelte individuali, deve essere in qualche modo che quello che succede in altre parti della distribuzione (ai ricchi) influenza le scelte dei poveri. Per questo, credo, Marcello nell'articolo fa riferimento a fenomeni tipo -keeping up with the Joneses-.

p.s. ho fatto una piccola correzione, perché è ovvio che la prima proposizione implica la seconda.

 

Grazie della spiegazione Sandro, pero' da quello che dici il consumption smoothing, si basa su evidenze empiriche indirette

il consumo oscilla meno del reddito

e converrai che per avere questo risultato non e' necessario teorizzare un consumption smoothing perfetto, ma che basti avere un mix di preferenze tra income presente e income futuro (questo a prescindere dall'incertezza e dall'imperfezione dei mercati). Inoltre mi sembra che sia il livello di informazione disponibile che la capacita' di pianificazione futura non siano costanti tra fascie sociali/di reddito differenti.

A dirla tutta mi sembra che sia pure sufficiente ipotizzare che esistano una serie di consumi incomprimibili o difficilmente comprimibili a seconda del gruppo sociale di appartenenza (a causa di bisogni "primari" [qualsiasi cosa voglia dire ora e qui] e/o pressione sociale) per ottenere i) delle fluttuazioni del consumo inferiori a quelle del reddito ii) negative savings nei periodi di crisi (come puntualizza Krugman nel suo intervento linkato da qualche altra parte). Sbaglio?

Comunque la tua ultima osservazione mi sembra assolutamente condivisibile, e non dipende dal consumption smoothing ma da un constraint esterno.

Per tornare alla discussione su disuguaglianza e indebitamento. Se effettivamente le famiglie povere hanno più difficoltà a ottenere finanziamenti allora un impoverimento delle famiglie causa meno indebitamento, non più.

Pero', per quanto riguarda gli US, mi sembra che piu' fonti abbiano esattamente lamentato un'espansione dell'indebitamento, anche dovuta ad una grande facilita' nell' ottenere credito prima della crisi.

Comunque grazie, la mia domanda era nata perche' Miccoli citava il consumption smoothing come una teoria economica delel scelte intertemporali secondo la quale il livello di indebitamento dipenderebbe esclusivamente dalle aspettative di reddito futuro restando indipendente dal reddito presente, cosa che mi sembrava un po troppo uno stretch. Diciamo che per esperienza professionale sono sempre diffidente dei modelli che non evidenziano sistematicamente tutte le approssimazioni e le assunzioni fatte. :)