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Fassina, leggi Krugman

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Grazie per il link  ai dati! Scusa se mi intrometto, ma non capisco cosa non ti convince dell'articolo di Marcello. L'aumento del rapporto debito/reddito, come vediamo dai dati, avviene per tutti tranne il 10% più ricco. Non credo che nell'articolo si neghi questo. Il problema "teorico" che Marcello evidenzia è che non è chiaro perché ci sia un rapporto causale tra aumento della diseguaglianza e maggiore indebitamento dei "poveri".

Forse sono io che ho letto superficialmente, ma a me sembra che in questo passaggio:

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La teoria economia di solito contempla che gli individui scelgano di indebitarsi di più se prevedono incrementi futuri del loro salario. Il boom economico degli Stati Uniti negli anni pre-crisi potrebbe aver convinto molto persone, tra cui, ma non esclusivamente, quelle a basso reddito, che il loro salario sarebbe aumentato negli anni a venire, per cui hanno iniziato a indebitarsi di più prevedendo di poter ripagare i debiti. Affinché ci sia maggiore indebitamento non è necessaria quindi una maggiore disuguaglianza, ma solo una previsione di maggiore crescita futura. Previsione in effetti presente negli Stati Uniti e aiutata dal salire vertiginoso dei prezzi delle case.

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Miccoli citi un risultato della "teoria economica" (quale poi ? :D) secondo cui il livello di indebitamento dipenderebbe esclusivamente dalle aspettative di reddito futuro e quindi in definitiva sia indipendente dal reddito.

Si noti in particolare come insiste sul fatto che le aspettative avrebbero convinto molte persone, "tra cui, ma non esclusivamente, quelle a basso reddito", lasciando intendere che l'incremento dell'indebitamento, se esiste, deve essere stato generalizzato.

Ora, poichè esiste una tendenza ormai pluri-decennale per cui i redditi del primo decile aumentano di più di quelli del resto della popolazione, mi sembra ragionevole pensare che questi abbiano delle aspettative maggiori del resto della popolazione, quindi ci si aspetterebbe di trovare un indebitamento maggiore.

Invece empiricamente riscontriamo esattamente il contrario, cioè riscontriamo che il livello di indebitamento è sensibile al reddito, che il primo decile è meno indebitato del resto della popolazione, che negli ultimi 20 anni il livello di indebitamento del primo decile è rimasto fermo mentre l'indebitamento del resto della popolazione aumentava.

Lungi dal confermare il legame tra aumento della disuguaglianza ed aumento dell'indebitamento dei poveri, queste evidenze mi sembrano però più che sufficienti a falsificare la "teoria economica" citata da Miccoli.

D'altronde anche la "spiegazione" che Miccoli avanza:

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Solo se le scelte di consumo e risparmio della gente dipendono anche dalle scelte di consumo e risparmio delle persone più ricche. In questo modo, per esempio, la sottoscrizione di un mutuo da parte di un vicino più abbiente per una casa più grande può portare a un maggior richiesta d'indebitamento solo per un desiderio d'emulazione. L'evidenza empirica per questo comportamento è tuttavia scarsa.

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Sa più di strawman che di riflessione ponderata. Infatti quello che il Miccoli "spiega" con lo "desiderio di emulazione" si può molto meglio spiegare con la tendenza a mantenere inalterato il proprio livello di consumo assoluto e relativo (al GDP pro capite), cosa alquanto difficile da realizzare senza ricorrere all'indebitamento considerando l'andamento decrescente dei salari reali e l'andamento crescente del GDP pro capite.

Salvatore,
rispondo alle tue obiezioni:

1.

Miccoli citi un risultato della "teoria economica" (quale poi ? :D) secondo cui il livello di indebitamento dipenderebbe esclusivamente dalle aspettative di reddito futuro e quindi in definitiva sia indipendente dal reddito.

La teoria economica di cui parlo è alle base delle scelte economiche intertemporali e si chiama consumption smoothing (la voce di wiki non è fatta benissimo, ma puoi controllare qualunque testo di base di micro o macro): quando gli individui scelgono il consumo tengono conto di tutto il flusso futuro di redditi. A fronte di cambiamenti futuri iniziano a cambiare da subito il proprio profilo di consumo, prendendo a prestito nel caso di previsti aumenti, risparmiando di più nel caso contrario.

In aggiunta non ho mai detto che il livello d'indebitamento è indipendente dal reddito, anche perché è sbagliato sia teoricamente che empiricamente. Empiricamente lo puoi vedere dai dati che ti ha citato Sandro, oppure dal file che citi tu: sono le tabelle 13 (per i vari anni della survey). Il debito mediano aumenta all'aumentare del reddito.

2.

Secondo me risulta di particolare interesse la tabella 18, che riporta la proporzione tra interessi da pagare sul debito e reddito, che mi sembra un accettabile indicatore sintetico.

Emerge nettamente un trend di aumento del debito generalizzato, con l'esclusione del decile più ricco, sia che si consideri la ricchezza sia che si consideri il reddito.

La tabella che tu citi considera il rapporto tra pagamenti sul debito e reddito. Questo è più o meno comparabile tra le diverse classi di reddito tranne che per l'ultima. Tuttiavia questo non vuol dire che i più ricchi si sono indebitati relativamente di meno (anche perché contrasta con gli stessi dati delle tabelle precedenti). Ci possono essere diverse spiegazioni per questo rapporto inferiore per i più ricchi:

a. per il numeratore conta molto il tasso d'interesse che si sopporta. E' molto probabile che questo sia più basso per i più abbienti, visto la minore rischiosità del prestito per le banche (oltre alla rischiosità i più ricchi potrebbero anche avere canali di accesso al credito diversi e "privilegiati" rispetto alle altre classi di reddito).

b. Nella prima colonna sono fatti rapporti su dati aggregati. Tuttavia la distribuzione del reddito ha delle code molte lunghe e mi viene da pensare che i per super ricchi valgano delle regole un po' diverse. In particolare ci possono essere dei limiti superiori alla quantità di debito che questi detengono (un po' perché ad un certo punto non sanno più cosa comprarsi, un po' perché è difficile mettere insieme dei prestiti così grandi). Le code lunghe fanno si che in aggregato il denominatore sia relativamente più grande rispetto agli altri decili, i limiti all'indebitamento invece diminuiscono in aggregato il numeratore per cui il rapporto è più basso. A conferma del mio ragionamente se vedi sempre nella tabella 18 il rapporto per il debitore mediano aumenta di molto rispetto alla versione aggregata. La rimanente discrepanza può dipendere dal punto a.

3.

Infatti quello che il Miccoli "spiega" con lo "desiderio di emulazione" si può molto meglio spiegare con la tendenza a mantenere inalterato il proprio livello di consumo assoluto e relativo (al GDP pro capite), cosa alquanto difficile da realizzare senza ricorrere all'indebitamento considerando l'andamento decrescente dei salari reali e l'andamento crescente del GDP pro capite.

con il "desiderio d'emulazione" non volevo spiegare nulla, ma solo fornire una ragione teorica che lega aumenta della disuguaglianza ed aumento dell'indebitamento per i più poveri, facendo presente però che l'evidenza di tale comportamento (almeno a livello di acquisto case) è scarsa. Tuttavia non capisco bene la ragione che tu proponi. perché mantenere il livello di consumo fisso relativamente al GDP pro-capite? a fronte di che? non ho ben chiaro il modello di funzionamento dell'economia al quale ti riferisci.

Innanzi tutto ti ringrazio per la risposta e premetto che sono un "non specialista" in materia, il mio percorso di studi mi ha portato altrove. :)

Vado per punti:

1.

Ovviamente mi riferivo ad una misura del debito normalizzata in qualche modo rispetto al reddito. :D

Comunque grazie per aver citato la teoria del "consumption smoothing". Il punto è che però questa teoria non mi sembra escluda effetti legati al reddito, vedi punto 3.

2.

Ho preso la tabella 18 perchè mi sembrava una buona metrica per valutare l'effettivo "peso" di debito che una famiglia è disposta a sopportare. Tuttavia se pure andiamo a prendere un altro indicatore sintetico, il leverage ratio della tabella 12, indipendente dal tasso di interesse, ritroviamo lo stesso dato pari pari. Insomma qualunque misura facciamo del "peso relativo" del debito troviamo sempre i ricchi molto meno indebitati e lo stesso trend.

Alla luce di ciò ritengo trascurabile il punto (a), molto interessante invece il punto "B" sulle "code lunghe", sarebbe opportuno cercare dei dati aggregati considerando il gruppo 90-99 invece che 90-100 per avere un riscontro di questa ipotesi.

Interessante la considerazione sulla mediana, però faccio notare che anche questo valore mostra una stabilità analoga a quello della media, in contrapposizione alla crescita nella popolazione generale. Inoltre se pure prendiamo il rapporto tra la mediana dei debiti e quella degli asset per le diverse classi di reddito (tabelle 9 e 13), otteniamo il medesimo risultato.

Quindi in definitiva non ritengo che le code lunghe o i diversi tassi d'interesse, anche insieme, siano sufficienti a spiegare la minor tendenza all'indebitamento delle famiglie ricche.

3.

Cerco di prendere quello che ho potuto capire del consumption smoothing da un paio di brevi letture su Internet. Il modello mi sembra implichi che i consumatori cerchino di mantenere un livello di consumo costante nel corso della loro vita. Questo implica a sua volta che il livello di consumo attuale (e quindi eventualmente il livello di indebitamento) dipenda dal valore atteso del reddito futuro.

Ora il problema è: come fa il consumatore a stimare il valore atteso del reddito futuro ? A me sembra ragionevole pensare che il consumatore si basi sul "clima economico" generale, come del resto anche tu fai nel tuo post, quando parli di attese di crescita che avrebbero convinto tutti ad indebitarsi di più. Un buon estimatore del clima economico mi pare il tasso di crescita del GDP pro-capite.

Ma se per una parte dei percettori di reddito questa è una sovrastima e per altri una sottostima, per un periodo pluri decennale, alla fine i primi si ritroveranno più indebitati dei secondi. Il che è esattamente quanto è successo negli ultimi 30 anni o giù di lì.

Riguardo al "mantenere il livello costante rispetto al GDP pro-capite", mi riferisco all'idea (forse balzana, come detto non sono uno specialista) che il livello di consumi che si tende a mantenere costante non è un livello assoluto, ma un livello relativo, diciamo che si tende a mantenere costante o a migliorare il proprio status sociale.

Semplificando, poniamo di essere un percettore di reddito medio nell'Italia del 1950, di sapere di quanto crescerà il nostro reddito nei prossimi 30 anni (quadruplicherà o giù di lì), di potermi indebitare all'infinito. Se cerco di ottenere un livello di consumo "costante", otterrò di essere un benestante nei prossimi 10 anni, un "medio" nei successivi 10 ed un mezzo poveraccio nei successivi 10. Verosimile ? Non direi proprio.

La teoria economica di cui parlo è alle base delle scelte economiche intertemporali e si chiama consumption smoothing (la voce di wiki non è fatta benissimo, ma puoi controllare qualunque testo di base di micro o macro): quando gli individui scelgono il consumo tengono conto di tutto il flusso futuro di redditi. A fronte di cambiamenti futuri iniziano a cambiare da subito il proprio profilo di consumo, prendendo a prestito nel caso di previsti aumenti, risparmiando di più nel caso contrario.

La pagina di wiki per l'appunto sostiene che le evidenze empiriche a favore della consumption smoothing sino deboli od inesistenti. Cito in particolare:

Zeldes (1989) follows the same argument and finds that poor household's consumption is correlated with contemporaneous income while rich household is not [Zeldes, Stephen P. (1989). "Consumption and Liquidity Constraints: An Empirical Investigation." Journal of Political Economy, University of Chicago Press, vol. 97(2), pp. 305-46]

che mi sembra un risultato alquanto plausibile.

E' altrettanto plausibile supporre che la pagina di wiki non sia il massimo, ma pare che non esista una pagina della piu' attendibile scholarpedia sulla consumption smoothing, quindi mi viene spontaneo chiederlo qui, quali sono le evidenze empiriche a favore?

Grazie

Francesco, la pagina non è fatta molto bene. Cerco di riassumere i punti principali.

1) L'idea del consumption smoothing è nata esattamente da considerazioni empiriche. Si è osservato che dal punto di vista aggregato il consumo è la componente meno variabile (ossia, il consumo oscilla meno del reddito). Questo contraddiceva l'idea che il consumo fosse una quota fissa del reddito corrente e ha spinto gente come Milton Friedman e Franco Modigliani a produrre le teorie di consumption smoothing. L'ide è semplice. Non c'è alcuna buona ragione per cui, nel decidere il consumo di oggi, devo tenere conto solo del reddito di oggi. Posso anche tenere conto della ricchezza che ho accumulato finora e (se i imercati finanziari lo permettono, more on this later) dei possibili redditi futuri. Ora, dal punto di vista strettamente teorico uno può avere le preferenze che gli pare. Non c'è nulla di irrazionale nell'avere preferenze alla ''pranzo di Babette'', in cui ti giochi tutto in un singolo evento. Però è un dato empirico che in maggioranza la gente preferisce distribuire il proprio consumo su tutto il ciclo vitale; cent'anni da pecora, piuttosto che un giorno da leone.

2) Dato per assodato che, empiricamente, la gente preferisce i cent'anni da pecora e non il pranzo di Babette, il problema è che in genere il consumption smoothing perfetto non è possibile. Le condizioni ideali in cui è possibili sono quelle in cui o non esiste incertezza o esistono mercati completi. Questo significa , in particolo, che quando sono graduate student posso pigliare soldi a prestito condizionali al reddito futuro che avrò come professore. Se tra ventanno guadagno 100 di restituisco 10, se guadagno 200 ti restituisco 30 e così via. Ovviamente l'incertezza esiste e per varie ottime ragioni i mercati completi non esistono (per il caso del grad students guarda in google ''moral hazard''). In assenza di mercatoi completi, il consumo dipenderà dal reddito corrente in modo più marcato di quanto sarebbe desiderato dagli agenti economici. È perfettamente plausibile che tale più marcata dipendenza si avverta per chi ha un reddito più basso dato che, per esempio, chi ha un reddito più basso ha poco collaterale da offrire e quindi fatica di più a ottenere finanziamenti al proprio consumo. È in questo senso che, empiricamente, consumption smoothing può fallire. Però questo è un problema che sorge solo se uno si aspetta variabilità del reddito lungo il ciclo vitale. Se uno è convinto che guadagnerà sempre lo stesso non ha bisogno di prendere a prestito per fare consumption smoothing.

3) Per tornare alla discussione su disuguaglianza e indebitamento. Se effettivamente le famiglie povere hanno più difficoltà a ottenere finanziamenti allora un impoverimento delle famiglie causa meno indebitamento, non più. Quindi, le deviazioni dal consumption smoothing che osserviamo nella realtà (dovute ai credit constraints) non possono essere usate per stabilire un legame tra disuguaglianza e crisi finanziaria. Non vorrei interporetare male, ma credo che sia questo ciò che Krugman ha in mente quanto dice che fa fatica a credere che sia stato l'aumento della disuguaglianza a generare la crisi finanziaria.

un solo commento su 3), perché imho rischiamo di confonderci e parlare di cose diverse. La proposizione [minore reddito medio per i poveri]-->[maggiore indebitamento dei poveri] (indipendentemente dal fatto che sia vera o meno) non è legata all'andamento della diseguaglianza, cioè alla relazione tra il reddito medio dei poveri e dei ricchi. In altri termini, la proposizione la potremmo enunciare anche se ci fosse perfetta uguaglianza dei redditi e tutti diventassero uniformemente più poveri. La proposizione diseguaglianza implica maggiore indebitamento è [minore reddito medio per i poveri & costante o maggiore reddito per i ricchi]-->[maggiore indebitamento dei poveri]. Perché questa proposizione sia vera,Perché la diseguaglianza abbia un ruolo, e la proposizione  scaturisca da scelte individuali, deve essere in qualche modo che quello che succede in altre parti della distribuzione (ai ricchi) influenza le scelte dei poveri. Per questo, credo, Marcello nell'articolo fa riferimento a fenomeni tipo -keeping up with the Joneses-.

p.s. ho fatto una piccola correzione, perché è ovvio che la prima proposizione implica la seconda.

 

Grazie della spiegazione Sandro, pero' da quello che dici il consumption smoothing, si basa su evidenze empiriche indirette

il consumo oscilla meno del reddito

e converrai che per avere questo risultato non e' necessario teorizzare un consumption smoothing perfetto, ma che basti avere un mix di preferenze tra income presente e income futuro (questo a prescindere dall'incertezza e dall'imperfezione dei mercati). Inoltre mi sembra che sia il livello di informazione disponibile che la capacita' di pianificazione futura non siano costanti tra fascie sociali/di reddito differenti.

A dirla tutta mi sembra che sia pure sufficiente ipotizzare che esistano una serie di consumi incomprimibili o difficilmente comprimibili a seconda del gruppo sociale di appartenenza (a causa di bisogni "primari" [qualsiasi cosa voglia dire ora e qui] e/o pressione sociale) per ottenere i) delle fluttuazioni del consumo inferiori a quelle del reddito ii) negative savings nei periodi di crisi (come puntualizza Krugman nel suo intervento linkato da qualche altra parte). Sbaglio?

Comunque la tua ultima osservazione mi sembra assolutamente condivisibile, e non dipende dal consumption smoothing ma da un constraint esterno.

Per tornare alla discussione su disuguaglianza e indebitamento. Se effettivamente le famiglie povere hanno più difficoltà a ottenere finanziamenti allora un impoverimento delle famiglie causa meno indebitamento, non più.

Pero', per quanto riguarda gli US, mi sembra che piu' fonti abbiano esattamente lamentato un'espansione dell'indebitamento, anche dovuta ad una grande facilita' nell' ottenere credito prima della crisi.

Comunque grazie, la mia domanda era nata perche' Miccoli citava il consumption smoothing come una teoria economica delel scelte intertemporali secondo la quale il livello di indebitamento dipenderebbe esclusivamente dalle aspettative di reddito futuro restando indipendente dal reddito presente, cosa che mi sembrava un po troppo uno stretch. Diciamo che per esperienza professionale sono sempre diffidente dei modelli che non evidenziano sistematicamente tutte le approssimazioni e le assunzioni fatte. :)