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Fassina, leggi Krugman

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Ermanno, abbiamo capito che sei stato preso dalla sindrome di Stoccolma e che sei rimasto affascinato dal nemico ;-).... Però non mi sembra il caso che ti scaldi tanto solo per qualche battuta di Boldrin. Ti ricordo che in questa intervista:

http://www.emilianobrancaccio.it/2010/07/10/liberisti-amerikani-contro-l...

anche Brancaccio va giù pesante e definisce Boldrin "una specie di morto vivente uscito da un film di Romero".

 

Vediamo di stare sul merito. E sul merito ti faccio notare che su facebook un ragazzo gli ha chiesto di commentare Krugman, e Brancaccio gli dà in parte ragione e ridimensiona i risultati dei post-keynesiani tedeschi. Leggere per credere!

 

Emiliano Brancaccio. Alcuni economisti postkeynesiani e kaleckiani come Stockhammer, Hein, Vogel ed altri (pubblicati sul CJE 2008, 2009 ecc.) hanno evidenziato l'esistenza di una correlazione non eccezionale ma tutt'altro che trascurabile tra distribuzione funzionale del reddito e crescita del Pil. La cosa non deve meravigliare: le ricerche empriche confermano l'esistenza di uno scarto rilevante tra elasticità dei consumi rispetto ai salari ed elasticità rispetto ai profitti. Inoltre la correlazione sembra crescere quanto meno aperta sia l'economia considerata, dal momento che l'impatto positivo sui consumi di un aumento della quota salari tende a prevalere sull'impatto tendenzialmente negativo sulle esportazioni nette. Ad ogni modo, personalmente ho sempre ritenuto che le analisi in termini di pura distribuzione funzionale siano alquanto limitate, nel senso che è un po' difficile discutere di nessi tra distribuzione, propensioni alla spesa e Pil senza tener conto degli effetti distributivi interni al bilancio pubblico, e alla capacità o meno dello stato di produrre "merci salario". Detto ciò, per valutare seriamente l'opinione di Krugman bisognerebbe entrare più nel merito della sua analisi teorica. Se lui affronta il problema alla luce di un modello mainstream contemporaneo, nel quale vengono ammessi effetti di breve ma vengono esclusi effetti di lungo periodo della domanda effettiva sul Pil, allora non mi sento di condividerlo. Se invece Krugman riconosce l'esistenza degli effetti di lungo periodo ma ritiene che in linea di principio sarebbe possibile creare una economia "malthusiana", nella quale i consumi di lusso trainano la crescita, allora direi che sul piano politico sarebbe un orrore ma che sul piano concettuale si può anche ragionare, al riguardo. La questione teorica sulla quale sarebbe il caso di approfondire, a mio avviso, è che se si esamina il problema adottando un modello di analisi Sraffa-Keynes, per generare crescita trainata dal lusso bisognerebbe fare in modo che le spese di lusso rientrino nelle componenti autonome della domanda. Perché se sono finanziate dai redditi si ricade nel problema della maggiore elasticità dei consumi ai salari e, più in generale, ai redditi più bassi. Sia come sia, sebbene in termini un po' diversi rispetto a Krugman, una critica a una certa "idea di sinistra della crisi" l'ho avanzata pure io, in questi mesi. Ho infatti sempre cercato di spiegare che sarebbe risibile pensare che esista una "quota salari di crescita in equilibrio di piena occupazione". I kaleckiani non debbono cadere in questo errore che, sia pure partendo da basi logiche opposte, finirebbe per risultare simmetrico alla idea fallace di un salario reale di equilibrio inteso come indice di scarsità relativa generato, per esempio, da un equilibrio di crescita stazionaria alla Solow. Chiedo scusa per la tecnicalità del linguaggio ma vado di fretta. Poi magari ci si torna, se serve (ma mi pare che abbiamo qualche altra priorità, al momento)


Quindi, Ermanno, vedi di non essere più realista del re! ;-)