Titolo

Fassina, leggi Krugman

4 commenti (espandi tutti)

"Jack Kareken wrote a paper in the Federal Reserve Bank of Minneapolis Quarterly Review referring
to the “cart before the horse.” He pointed out that if you’re going to deregulate financial institutions, which we in the United States did in the late ’70s and early ’80s (deregulation is the
cart), you’d better reform deposit insurance first (that’s the horse). You’d better make it clear that financial institutions that take these risks are not allowed to have access to lender-of-last-resort
facilities. But the U.S. government didn’t do that."

Il problema vero non è l'assicurazione sui depositi che al massimo può coprire qualche default isolato, ma la garanzia ultima che presta lo stato.

Tuttavia, come insegna il caso Lehman, la situazione attuale richiederebbe anche un intervento radicale sulle procedure di default, che non garantiscono un recupero adeguato da parte dei creditori. Nel citato caso Lehman a distanza di 3 anni non si è ancora chiusa la procedura fallimentare e il 'recovery rate' atteso è inferiore al 30%.

In altri termini, con le attuali procedure fallimentari (che in Italia sono probabilmente ancora più inefficienti che in US) è assai probabile che una impresa che passa dallo stato di funzionamento a quello di default depauperi istantaneamente almeno un terzo del proprio valore residuo, che si traduce in una perdita secca per i creditori (una sorta di payoff digitale negativo), e qs fatto è piuttosto 'strano' per una società finanziaria che dovrebbe avere un portafoglio di asset liquidabili con relativa facilità. Immagino che qualcuno osserverà: "it' the leverage, stupid!", tuttavia è assai più prosaicamente probabile che si tratti di un lavoro  fatto fare a chi non è in grado di farlo oppure non ha gli incentivi per farlo. 

Lo Stato, che non è in grado di garantire procedure legali efficienti, preferisce garantire implicitamente o esplicitamente le obbligazioni contratte dalle banche, generando moral hazard

Hai ragione, io volevo solo far emergere il seguente concetto:

Liberalizzare fa bene all'economia per tantissime ragioni che non sto ad elencare. I liberalizzatori però sono pur sempre dei burocrati che riscrivono le regole del gioco e le possono riscrivere bene, benino, male o malissimo. Dipende molto da quanto sono preparati, dai precedenti su cui possono basarsi e dal potere lobbistico del settore che vorrebbero liberalizzare.

Chi ha liberalizzato il sistema finanziaro USA negli anni fine 70 inizio 80 aveva dei buoni propositi, ma ha riscritto male le nuove regole del mercato. Hanno sottovalutato il problema di azzardo morale e la politica antitrust usa negli anni seguenti si è interessata troppo poco al settore bancario permettendo la formazione di colossi finanziari che sono pian piano diventati ingestibili e troppo più forti di qualsiasi regolatore (anche il più preparato).

Parlare di crisi finanziaria significa, secondo me, confrontarsi con questi problemi dei mercati. Il pippone sui redditi e sulla speculazione è illogica, ma soprattutto incomprensibile a una persona abituata a ragionare da "economista". Per questo dico che fassina è tutto fuorchè un economista (almeno per come lo intendo io).

detto così, non sta in piedi.

la situazione attuale richiederebbe anche un intervento radicale sulle procedure di default, che non garantiscono un recupero adeguato da parte dei creditori. Nel citato caso Lehman a distanza di 3 anni non si è ancora chiusa la procedura fallimentare e il 'recovery rate' atteso è inferiore al 30%.

qual'è un "recupero adeguato" ? se il recupero pare troppo basso, se ne dovrebbe dedurre che il fallimento è stato decretato tardi, non che la procedura è inefficiente. quanto ai tempi, si  parla della liquidazione di gran lunga più imponente mai tentata, è come andare sulla luna.

In altri termini, con le attuali procedure fallimentari (che in Italia sono probabilmente ancora più inefficienti che in US) è assai probabile che una impresa che passa dallo stato di funzionamento a quello di default depauperi istantaneamente almeno un terzo del proprio valore residuo, che si traduce in una perdita secca per i creditori (una sorta di payoff digitale negativo), e qs fatto è piuttosto 'strano' per una società finanziaria che dovrebbe avere un portafoglio di asset liquidabili con relativa facilità. Immagino che qualcuno osserverà: "it' the leverage, stupid!"

macchè leverage, che non c'entra niente. sono gli avviamenti, o capitale immateriale, che viene immediatamente e irrimediabilmente  distrutto in un fallimento, e perticolarmente di una banca: diventata insolvente, cosa vale più il nome e la tradizione lehman? quando invece erano a bilancio per valori consistenti. se la capitalizzzazione odierna di unicredit è inferiore ai mezzi propri, è perchè una buona parte di tali mezzi sono gli stratosferici avviamenti pagati a suo tempo nelle varie acquisizioni che hanno ingrandito il gruppo. è cambiato il mondo e questi immateriali sono ancora gli stessi?

eppoi non vi è stato nulla di "strano" nelle difficoltà di liquidazione: buona parte degli asset di lehman erano toxic, assieme a quelli che impestano i bilanci delle banche che invece non sono fallite, proprio perchè sono diventati totalmente illiquidi dalla sera alla mattina! è anzi ragionevole pensare che tirarla in lungo abbia consentito di recuperare qualcosina in più.

sugli incentivi  idonei, non so; che siano imponenti, non ho dubbi: finora il liquidatore alvarez&marsal ha fatturato oltre 1,3 billion di parcella, sia pure sotto la sorveglianza del tribunale.

 

Lehman Bs al momento del default aveva un bilancio certificato con un capitale pari al 13%. Se i creditori riceveranno in media il 30% (svalutato dal trascorrere del tempo) significa che c'è uno scostamento di valore superiore all'80%. Questi sono i numeri. Quindi o qualcuno ha taroccato i dati con il timbro dei revisori (si dovrebbe chiamare falso in bilancio), ma tale eventualità è stata più o meno scartata dal Valukas Report e comunque non ne è seguita alcuna azione penale. Quindi rimane in piedi l'ipotesi di completa inefficienza della procedura fallimentare a massimizzare il recovery rate per i creditori. L'unica cosa che massimizzano sono le parcelle dei liquidatori:

sugli incentivi  idonei, non so; che siano imponenti, non ho dubbi: finora il liquidatore alvarez&marsal ha fatturato oltre 1,3 billion di parcella, sia pure sotto la sorveglianza del tribunale.

Per quanto riguarda avviamenti e capitale immateriale:

macchè leverage, che non c'entra niente. sono gli avviamenti, o capitale immateriale, che viene immediatamente e irrimediabilmente  distrutto in un fallimento, e perticolarmente di una banca: diventata insolvente, cosa vale più il nome e la tradizione lehman? quando invece erano a bilancio per valori consistenti. se la capitalizzzazione odierna di unicredit è inferiore ai mezzi propri, è perchè una buona parte di tali mezzi sono gli stratosferici avviamenti pagati a suo tempo nelle varie acquisizioni che hanno ingrandito il gruppo. è cambiato il mondo e questi immateriali sono ancora gli stessi?

hai sbagliato bersaglio. Ciò che dice è vero, ma il valore delle partecipazioni è coperto, per l'appunto, con i mezzi propri. Nel caso citato di Lehman erano nel 13% di capitale che diceva di avere. Poi esistono anche i cd 'impairment test' che dovrebbero impedire che si iscrivano a bilancio valori di partecipazioni  troppo gonfiati dagli avviamenti. Mentre non mi risulta che qualcuno iscriva ancora l'avviamento su se stesso.