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Fassina, leggi Krugman

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ma l'unica cosa (controintuitiva) che sono riuscito a capire è che partecipare a una guerra mondiale (o attraversare una "grande depressione") probabilmente riduce la disparità tra i più pagati (top 1, 5 e 10 %) e la media.

Perché dici che è controintuitivo? Se i top earners (''più pagati'' è improprio) hanno principalmente redditi da capitale è ovvio che episodi in cui il capitale viene distrutto (guerre) o comunque perde fortemente di valore (depressioni) riducono i redditi alti più dei redditi bassi, e quindi riducono la disuguaglianza.

Mi aspetto che qualcosa del genere sia successo anche nel periodo 2008-2009 (lo vedremo meglio quando i dati saranno disponibili) ma probabilmente meno di una volta, dato che ora i top earners hanno una maggiore componente di reddito da lavoro.

Dico che è controintuitivo (ma credo sia più corretto dire "paradossale") perché è il contrario del sentire comune, secondo il quale l'impoverimento collettivo e le situazioni difficili permettono un aumento della disparità (di solito ad opera di malvagi approfittatori).
Analizzando un po' meglio la cosa (come anche nell'articolo) è abbastanza ovvio che la distruzione di capitale abbia un impatto maggiore rispetto al maggior potere contrattuale dei "ricchi" (proprio nel senso di chi ha una ricchezza alle spalle che lo esenti da ricatti di tipo economico) dato ad esempio dalla maggiore disoccupazione o dagli effetti demografici del dedicare alla guerra i più produttivi.
Sarebbe interessante capire se in qualche modo l'aumento del reddito delle fasce più alte abbia delle conseguenze sul reddito degli altri o sulla stabilità economica e sociale (in fondo questi eventi distruttivi sembrano arrivare dopo periodi di crescita della disparità).

ps sul "più pagati": Oops, ho cercato a lungo un modo veloce di scrivere "coloro i quali hanno redditi maggiori" è alla fine ho lasciato il peggiore (soprattutto parlando del passato)