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Le attitudini degli studenti italiani per la matematica e la fisica

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Gli aneddoti son traditori.
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Sembra urgente l’adozione di misure che mirino quanto meno ad attenuare l’ingiustizia sociale di questa realtà. Almeno dove i voti contano anche per le scelte di vita e professionali, come negli esami di stato finali.

Mi sembra di sentire le stesse cose che sentivo da ragazzo, ma al contrario. Allora la lamentela, almeno aneddoticamente nella scuola che ho frequentato, era che al "nord" davano voti troppo alti e promuovevano cani e porci, mentre da noi si doveva fare conti con selezione brutale (alle medie da 37 in prima a 11 ammessi all'esame, ed un paio bocciati, alle superiori anche peggio) e voti con il contagocce (per molti miei compagni il 6 era un miraggio). Certo, gli aneddoti sono traditori, e sono passati tanti anni, e magari potrei aver studiato a mia insaputa da qualche area non conforme alle medie del "sud", però la mia esperienza personale (anche più in là come studente universitario prima a Palermo e poi al Polimi, con il secondo 100 volte più facile e più utile) mi suggerisce di prendere i risultati di questi studi cum grano salis. Qualche tonnellata.

Non c'è mai stato il contrario.

Se vogliamo rimanere sul piano aneddotico, ho anch'io il mio aneddoto riferito ad un'epoca remota che, in realtà, conferma quello che hai scritto sopra circa la - insana a mio avviso, ma voglio sperare non generalizzabile - intenzione di "castigare" lontano: commissario meridionale, insediato in una commissione di maturità presso un ottimo liceo prossimo al confine, non pago di creare difficoltà e problemi a iosa (facendo la guerra da solo come un giapponese rimasto nella giungla), scrive una lettera aperta al quotidiano locale denunciando quella che a suo dire è la crassa ignoranza specifica degli studenti locali rei di aspirare alla "greppia bassa"; il membro interno, docente mite e riservato, trascinato per i capelli, sentendo il dovere di difendere gli studenti da un attacco gratuito e strumentale, replica contestando tale specificità. La storia, nella fattispecie il successivo cursus studiorum, ha poi reso giustizia a quegli studenti. Mentre maturità personale, professionalità, serietà del commissario in questione apparvero evidenti immediatamente nell'impegno profuso nell'alimentare una polemica sterile esoprattutto solitaria, ignorata da studenti e famiglie, pragmaticamente preoccupati della sostanza e del futuro.

Ora possiamo mettere da parte gli aneddoti e concentrarci su dati che denunciano una vistosa spaccatura (visibile a chiunque non sia cieco)? La realtà di fatto è incoercibile, il resto è teorema.

I dati confermano alcuni elementi del quadro che proponi: per esempio l'elevato numero di bocciature che falcidia la parte più debole e refrattaria alla scolarizzazione: in qualche caso la difficoltà consiste nel trattenere gli studenti a scuola. In quei casi bisognerebbe moltiplicare e diversificare gli strumenti (la scuola abbandonata a se stessa non basta). Gli studenti che compiono il ciclo secondario vengono premiati e mediamente sopravvalutati. Spero sia chiaro che il discorso non può che essere generale e che, impostandolo,  non si sta facendo il processo a nessun caso singolo.

Ora, al di là di tutta una serie di considerazioni, non si può trascurare la penalizzazione di coloro cui si applicano altri criter. Essa può essere di natura materiale, come riporto sotto.
Poi, i voti per chi aspira all'assunzione da parte dello stato contano. Inoltre, la loro inaffidabilità li rende inutilizzabili per i privati e per i test di accesso all'università. E in generale getta discredito sulla scuola e sugli insegnanti, inficiandone l'autorevolezza.

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2010/8/10/SCUOLA-I-test-del...

La moscia copertura mediatica sugli esami di maturità si è spenta come ogni anno con i fuochi di artificio dei 110 e lode al Sud. A quanto pare l’ondata di serietà e di severità non è riuscita a sedare gli entusiasmi degli insegnanti calabresi e pugliesi per i loro giovani allievi. Neppure la moral suasion implicita nella piccola gogna mediatica che da due anni va in prima pagina sui giornali nazionali pare avere alcun effetto. Dopo qualche giorno, si impone la legge del “chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto” ed i beneficiati delle lodi passano all’incasso (letteralmente). Possiamo solo sperare nella prova standardizzata esterna annunciata per il 2012 e ribadita dal Ministro in questi giorni, prova che ogni anno si rivela sempre più indispensabile.
Un altro, forse più efficace, modo di sedare gli entusiasmi potrebbe essere quello di disattivarne gli effetti: prima di tutto quelli economici, quale il premio apposito istituito per “i lodati”, o l’esenzione per loro dalle tasse universitarie, decisa con discutibile tempestività in questi giorni dall’Università di Bologna. Ci sarebbero poi da disattivare effetti anche più significativi, quale l’attribuzione nei concorsi di differenti punteggi in relazione al voto ottenuto alla maturità. Gabbato lo santo, ora però comincia per alcuni un gioco più duro, quello dei test per l’ammissione alle Università.

 

Gli studenti, laddove si concentrano i più bravi, vengono discriminati nell'accesso ai corsi di laurea a numero chiuso dal "sistema Italia", che è antimeritocratico e inefficiente.  Se proprio non si vogliono rivedere i numeri, che, come è evidente, non servono a selezionare i migliori, e la loro assegnazione, occorrerà ripensare l'organizzazione, per renderla meritocratica. Visto che Roma decide i numeri per tutti, non è accettabile che si acceda ad una sede con un punteggio inferiore a quello riportato dagli esclusi altrove.

Sarebbe interessante vedere se si ripropone il medesimo problema anche per i corsi di laurea della medesima area relativi alle professioni sanitarie e poi per tutti gli altri ad accesso programmato.

Sarebbe bello che la "programmazione" fosse spiegata e che il ministero limpidamente desse conto di tutti i parametri adottati. Sono ottimali i numeri assegnati? Da che punto di vista?

 

Da uno studio della Banca d'Italia.

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/QF_50/QEF_...

L’istruzione

Numerose indagini concordano nel riscontrare nel settore dell’istruzione forti
differenziazioni territoriali. Gli studenti meridionali mostrano un livello inferiore di competenze scolastiche in tutte le materie (comprensione del testo, matematica, scienze). I differenziali territoriali si accentuano nelle scuole tecniche, e ancor più in quelle professionali, e tendono a crescere durante il percorso scolastico.
Il lavoro di Montanaro (2008) riassume i risultati relativi alla qualità del sistema educativo in Italia che vengono evidenziati dalle più importanti indagini internazionali (PISA, PIRLS, TIMSS) e nazionali (INValSI)20.

Al quadro emerso dalle rilevazioni esterne non corrisponde quello tracciato dai voti finali di
maturità per il periodo 1999-2004.
La correlazione tra valutazioni “esterne” e “interne” appare molto debole, denunciando, in particolare, una scarsa capacità da parte di queste ultime di segnalare adeguatamente la reale preparazione degli studenti.

Alcune spiegazioni plausibili di tale fenomeno proposte da Montanaro (2008) riguardano gli specifici criteri di formazione delle
commissioni d’esame (che includono membri interni), l’eterogeneità della qualità degli insegnanti, la loro tendenza ad adottare una scala di giudizio relativa, con scarsa considerazione della preparazione in termini assoluti, il diverso atteggiamento degli studenti nei confronti dei test delle indagini rispetto a quelli aventi per obiettivo il conseguimento del diploma di maturità.
Infine, viene rilevato che le caratteristiche della famiglia di provenienza esercitano un forte
impatto sui risultati scolastici, specialmente negli anni della scuola dell’obbligo, che precedono la
scelta della scuola secondaria di II grado (scuola superiore). Nel passaggio alla scuola superiore,
l’influenza della famiglia risulta attenuata, una volta considerati il tipo di scuola frequentata (licei
piuttosto che scuole tecniche o professionali) e, soprattutto, le diverse caratteristiche della scuola
frequentata, suggerendo che l’influenza familiare si esercita soprattutto nella scelta dell’istituto
scolastico.
L’inadeguata qualità dell’istruzione e gli alti tassi di abbandono che caratterizzano il
Mezzogiorno si riflettono anche sulla propensione dei lavoratori a operare nei settori irregolari
dell’economia. Come è noto, nel confronto con altre economie industrializzate l’Italia è
caratterizzata dalla presenza di un ampio settore sommerso, assai più esteso nel Mezzogiorno.
Questo dualismo stride con la sostanziale omogeneità, almeno de jure, del quadro regolamentare e, in particolare, della normativa fiscale, considerata in letteratura uno dei principali fattori in grado di spiegare le differenze tra paesi nei tassi di diffusione del settore informale.

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http://www.corriere.it/cronache/11_agosto_02/benvenuti-al-sud-con-cento-...

In Italia, mentre il «diritto allo studio» è ormai pienamente acquisito (si pagano rette bassissime e le università sono sotto casa), non vi è nessuna garanzia sulla meritocrazia nella selezione. Non è certo che alla università ci vada chi se lo merita e soprattutto non è certo che i migliori vadano alle università migliori.

I 400 milioni in borse di studio amministrate dalle Regioni (non dal ministero, così prevede la normativa), vengono date sulla base del «merito» inteso come bisogno di supporto economico, misurato sulla base del reddito dei genitori, che è falso nel caso di un italiano su due. Il merito «vero», quello dei risultati conseguiti, è basato sui voti che però sono anche essi, come visto, falsi, per cui queste borse di studio vanno a mediocri figli di evasori fiscali. Tanti giovani capaci, poco abbienti, ma figli di persone che pagano le tasse non riescono ad andare all'università. Peggio, tanti giovani eccellenti che potrebbero essere ammessi alle migliori università di Italia, si iscrivono alla università sotto casa perché non possono permettersi i costi di trasferta.

La grande occasione persa nel non aver esteso i test Invalsi alla maturità non è solo quella di una grande occasione perduta per rilanciare la meritocrazia nella selezione per l'accesso alla università.

Quei test potrebbero essere utili anche per valutare il sistema educativo italiano dove è più debole e ineguale: l'istruzione superiore e l'università. Infatti i risultati dei test Invalsi hanno evidenziato che il grosso gap di risultati tra Nord e Sud non è alle elementari, come si potrebbe immaginare tenendo conto del contesto familiare, ma nelle medie e soprattutto nelle superiori. Un test standard alla fine delle superiori, se integrato con quello attuale introdotto al secondo anno, può dare una misura obiettiva della qualità dell'insegnamento in quel liceo o in quell'istituto tecnico. Non solo ma se esistesse il test e i 400 milioni di borse di studio andassero agli studenti migliori, avremmo anche una misura obiettiva della qualità delle università: le migliori sarebbero quelle dove vanno gli studenti migliori.

E la riforma della università, che tenta di valutare a fatica gli atenei per distribuire i finanziamenti pubblici in senso meritocratico, ne riceverebbe un impulso determinante.

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Quanto alle abilitazioni professionali, non soltanto la Gelmini trasmigrò dalla sua Brescia, dove si abilitava una percentuale minima di candidati, a Reggio Calabria, ma anche gli aspiranti commercialisti praticavano la trasferta a sud.

http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_04/stella_dbaef098-7a47-11d...

http://archiviostorico.corriere.it/2000/luglio/25/Anche_commercialisti_s...

Non c'è mai stato il contrario.

Nella tua esperienza personale, probabilmente, nella mia, no.

anch'io il mio aneddoto riferito ad un'epoca remota che, in realtà, conferma quello che hai scritto sopra circa la - insana a mio avviso, ma voglio sperare non generalizzabile - intenzione di "castigare" lontano

I miei docenti (non tutti, ma una discreta parte, specie i meno giovani) si comportavano lontano esattamente come si comportavano vicino. Non avevano nessuna voglia particolare di castigare "lontano", avevano quella mentalità, a mio avviso errata, ovunque essi fossero.

 La realtà di fatto è incoercibile, il resto è teorema.

Quando tu ed altri mi porterete dati incoercibili (che non credo esistano), vi potrò anche credere. Per il momento, no.

l'elevato numero di bocciature che falcidia la parte più debole e refrattaria alla scolarizzazione

Nel caso della scuola media, il problema era l'insegnamento in Italiano. Tutti i promossi all'esame finale erano quelli che il primo giorno di prima media se non parlavano l'Italiano come prima lingua, almeno lo comprendevano tanto quanto comprendevano il Siciliano. Tra quelli la cui madrelingua era il Siciliano, soltanto uno è arrivato in terza media, e non è stato ammesso.

Se fosse stato previsto l'insegnamento, anche parallelo, in Siciliano, magari non tutti, ma almeno i 2/3 della classe sarebbe potuta arrivare all'esame e superarlo.

Questo è di nuovo aneddotico, ma non ci vuole molto ad immaginare che la lingua di insegnamento sia uno dei problemi principali.

Alle superiori il problema era la mentalità di alcuni docenti, a mio avviso tutti i miei compagni di classe del primo anno sarebbero potuti tranquillamente arrivare alla fine, magari qualcuno perdendo al massimo un anno, ed i voti erano certamente inferiori all'impegno profuso ed ai risultati ottenuti.

Quando tu ed altri mi porterete dati incoercibili (che non credo esistano), vi potrò anche credere. Per il momento, no.

Esistono eccome! Dati inoppugnabili che illustrano e una spaccatura in Italia e l'inaffidabilità dei voti assegnati nelle scuole meridionali. Si tratta di misurazioni italiane e internazonali che si corrispondono fra loro e sono rispecchiate dai test di accesso all'università (criticabili ma oggettivi), ma ribaltano i voti dell'esame di stato. E te le ho anche riportate. Qui la fede non c'entra. Ostinati pure, ho altro a cui dedicarmi.

E te le ho anche riportate.

Ho ricontrollato, magari non ho la vista buona e continuo a non vederle, ma quello che vedo sono una serie di articoletti intrisi di quello che a me pare soltanto leghismo becero ed ed un articolo del CdS che non capisco cosa c'entri. L'unica fonte (non diretta, hearsay!) che pare più interessante tra quelle da te citate è quel piccolo compendio della BdI (che IMVHO era l'unico che aveva senso citare), ma ripeto, per quanto visto, continuo a dubitare che al momento esistano dati sufficienti ad esprimere opinioni particolarmente fondate sull'argomento.

 

Allora invalsi, ocse pisa e i test di accesso all'università (basta spostare lo sguardo in alto), che si corrispondono tutti, sono inaffidabili e ribaltati dai tuoi  cugggini. Va bene.

Questa sarebbe la classifica nazionale, se - come è giusto - il punteggio conseguito si applicasse su scala nazionale:

http://pacs.unica.it/pacs/graduatorie/statsmed11.htm#IPOTESI%20SELEZIONE...

 

 

http://pacs.unica.it/pacs/graduatorie/statsmed11.htm#IPOTESI%20SELEZIONE%20NAZIONALE

Nei dati sulla Sardegna gli studenti residenti in Sicilia vanno benissimo, e nella provincia dove ho studiato, hanno ottenuto, e di gran lunga, la migliore prestazione tra tutti i gruppi con più di 10, ma anche di 2, candidati (idoneità +285% sopra la media). Rimane comunque aneddotico anche questo, la popolazione di riferimento è troppo piccola.

Questa ipotetica graduatoria nazionale non è affatto aneddotica: è lo specchio fedele dell'Italia (e della sua spaccatura, che è un problema per tutti ma specialmente per quelli che stanno nella parte alta della graduatoria) e combacia con tutte le rilevazioni, ma non con i voti assegnati nelle scuole in una parte d'Italia e con i tuoi parenti.

Se proprio non si vogliono rivedere i numeri, allora bisognerebbe applicare tale graduatoria nazionale per correggere le sperequazioni.

A Messina sarebbe entrata la metà. E poi tutto il resto è lì da vedere, per chi ha voglia di capire, di riflettere e di rimediare.

Di fronte ad una graduatoria eloquente sei andato a pescare i siciliani che si son candidati in Sardegna. Peccato che qualche tuo cugggino non si sia cimentato nel test in Sardegna, altrimenti avresti potuto deliziarci con qualche sapido aneddoto. Passo e chiudo definitivamente. Non c'è peggior sordo ecc. ecc.

invalsi, ocse pisa e i test di accesso all'università

Se non erro, tu non hai portato nessuna delle fonti di cui sopra, ma soltanto riferimenti di seconda e terza mano alle stesse, né tantomeno hai spiegato perché queste fonti dovrebbero avere un qualche valore e significato.

La mia esperienza personale mi dice che c'erano tanti problemi nell'istruzione in Sicilia (ed immagino anche a Sud del Liri), su questo c'è poco da discutere, ma non certo i voti più alti rispetto a quanto meritato.

Se i docenti delle aree depresse del paese hanno iniziato a dare voti più alti, kudos a loro, applausi a scena aperta, quando è toccato a me questo non accadeva, ed era chiaramente sbagliato.

Se non erro, tu non hai portato nessuna delle fonti di cui sopra, ma soltanto riferimenti di seconda e terza mano alle stesse, né tantomeno hai spiegato perché queste fonti dovrebbero avere un qualche valore e significato.

Le fonti originale delle prime due sono nell'articolo; se non hanno significato i test invalsi o pisa dovresti essere tu a spiegare il perché, visto che sono test riconosciuti a livello internazionale.

Sul mio articolo, possiamo se vuoi ampliare la nostra indagine all'intera nazione italiana, continuando il lavoro di copia e incolla dai dati del MIUR; magari potremmo cercare i recuperare anche i dati degli altri anni. Ma con ogni evidenza mi sembra che ciò che otterremmo sarà una media voto e una soglia di ingresso più alta negli atenei del nord Italia: tu sai darmi una spiegazione migliore del "Gli studenti del Nord sono più preparati"? Essendo anche io meridionale sarei contento se ci fosse.

Le fonti originale delle prime due sono nell'articolo; se non hanno significato i test invalsi o pisa dovresti essere tu a spiegare il perché, visto che sono test riconosciuti a livello internazionale.

In Turchia per passare l'ÖSS (oggi ÖSYS) milioni di studenti studiano giorno e notte per anni, ad Istanbul ci sono scuole private grandi come il Colosseo che fatturano milioni di Euro per preparare questi studenti, mia cognata è una docente di matematica in una scuola superiore di Istanbul, scuola non particolarmente eccelsa, e quando la vedo correggere i compiti in classe fa sempre domande ben più avanzate e difficili di quelle che ricordo aver visto nella mia carriera scolastica non accademica (ed en passant, più difficili di quelle in quel test per medicina che hai linkato), eppure alla fine nelle classifiche PISA la Turchia si piazza sempre piuttosto male (peggio di qualsiasi zona della Repubblica Italiana direi). Tu dici che dovrei dare un valore particolare a questi test?

BTW, qual'è il beneficio dello studente italiano nel sottoporsi ad un test PISA o INValSI? Cosa cambia nella loro vita se lo fanno bene o male? In Turchia l'ÖSS/ÖSYS decide materialmente della tua vita futura, e non c'è ragazzo turco che non lo sappia e ne sia pienamente cosciente.

Qual è il beneficio dello studente italiano nel sottoporsi ad un test PISA o INValSI? Cosa cambia nella loro vita se lo fanno bene o male?

 

L'Invalsi fa media dal 2010. Quindi se in Italia si potessero considerare affidabili ed omogenei i voti, cambierebbe.

L'Invalsi fa media dal 2010.

Ma media di cosa? Mi par di capire che queste prove siano state introdotte alle superiori nel 2011, come facevano a fare media nel 2010? Ed hanno fatto media nel 2011?

Quindi se in Italia si potessero considerare affidabili ed omogenei i voti, cambierebbe.

Quindi tu stesso non le consideri affidabili ed omogenee, perché pretendi che le considerino così gli altri?

Ma media di cosa? Mi par di capire che queste prove siano state introdotte alle superiori nel 2011, come facevano a fare media nel 2010? Ed hanno fatto media nel 2011?

Già nel 2010. L'Invalsi è una delle prove somministrate nell'interminabile esame di licenza media  e dunque concorre alla valutazione finale (appunto fa media).  Viene somministrato anche nella secondaria di secondo grado e, per fortuna, mette sempre più in allarme i docenti (a volte una scossetta fa bene). Si attende la sua somministrazione anche nell'esame di stato, già maturità: consentirà di valutare la situazione effettiva, tradita da una docimologia approssimativa.

Quindi tu stesso non le consideri affidabili ed omogenee, perché pretendi che le considerino così gli altri?

Io stessa non considero i voti affidabili in quanto eterogenei, per ovvi motivi. Certamente non sono omogenei: in generale scendendo da nord a sud si applica uno standard valutativo progressivamente più blando (non è opinabile). Ma certamente se consideriamo anche soltanto l'esame di stato si deve riconoscere che non esistono parametri universali: le valutazioni variano non soltanto tra istituti contigui, ma persino in seno al medesimo istituto (ciò, beninteso, non inficia o sminuisce la spaccatura tra almeno due Italie)

Il dilemma è fra due strade: o si sceglie di ignorare la valutazione scolastica, e dunque se ne dovrà prescindere nelle assunzioni, private o statali che che siano, e in tutte le selezioni di qualunque natura, oppure si sceglie di accreditarle, ma in questo caso occorrerà standardizzarle.

Ma con ogni evidenza mi sembra che ciò che otterremmo sarà una media voto e una soglia di ingresso più alta negli atenei del nord Italia: tu sai darmi una spiegazione migliore del "Gli studenti del Nord sono più preparati"? Essendo anche io meridionale sarei contento se ci fosse.

A me pare lapalissiana. Io ho frequentato due università, Palermo ed il Polimi, ed il Polimi mi dava almeno 100 volte più servizi a parità di spesa (probabilmente infinite volte più servizi, dato che quello che mi davano a Palermo era praticamente 0). Ho sempre consigliato a chiunque si restringesse alle università italiane, di andarsi a frequentare soltanto università a nord del Tevere, zona Tevere esclusa.

Mi pare logico che gli studenti più informati, o delle famiglie più informate, cerchino di andare a studiare al "nord", e mi pare pure consequenziale che si alzi la media voto e la soglia di ingresso ove questo sia in qualche modo sbarrato.

P.S.: io non sono meridionale, sono Siciliano.

P.P.S.: se nascessi altre 100 volte, andrei 100 volte a studiare in università estere.

Mi pare logico che gli studenti più informati, o delle famiglie più informate, cerchino di andare a studiare al "nord", e mi pare pure consequenziale che si alzi la media voto e la soglia di ingresso ove questo sia in qualche modo sbarrato.

Non è vero. Per quel che riguarda Medicina c'è anche un movimento anomalo, e compensativo, cioè da nord verso sud perché la soglia per entrare è più bassa, e dunque è più facile. E comunque il grosso è fatto di locali.

Rassegnati. Ci sono infine rilevazione inconfutabili. E soprattutto questa non è una questione personale: fattene una ragione.

Per quel che riguarda Medicina c'è anche un movimento anomalo, e compensativo, cioè da nord verso sud perché la soglia per entrare è più bassa, e dunque è più facile.

Mi dispiace per loro, che vuoi che ti dica.

Se non erro, tu non hai portato nessuna delle fonti di cui sopra, ma soltanto riferimenti di seconda e terza mano alle stesse, né tantomeno hai spiegato perché queste fonti dovrebbero avere un qualche valore e significato.

Io li conosco e ce li ho tra i preferiti e nel mio archivio. I più, se intervengono come hai fatto tu, li conoscono oppure li cercano (è facilissimo, provare per credere). I documenti che ho linkato sono tutti qualificati: se non lo sai, non è colpa mia. Ma come minimo, se uno interviene commentando un post, almeno, anche se non vuol fare la fatica di cercare altro e di suo non conosce altro, legge i dati che vi sono riportati. Ciao

se intervengono come hai fatto tu

Nello specifico, credo tu ti riferisca a "Quando tu ed altri mi porterete dati incoercibili (che non credo esistano), vi potrò anche credere. Per il momento, no." giusto?

Nella Repubblica Italiana non mi risulta si facciano (e spero mai si faranno!) prove nemmeno lontanamente paragonabili all'ÖSS/ÖSYS turco, né come valore, né come svolgimento, né come valutazione. Questo dimostra ampiamente che non esistono dati incoercibili sulla situazione italiana.

Vatti a fare un paio d'anni in una dershane, giorno e notte a bere litri di caffé e farti di pillole, mettiti in una condizione in cui il resto della tua vita dipenda dai risultati di un test di 3 ore, e poi parliamo di incoercibilità dei risultati.

Nella Repubblica Italiana non mi risulta si facciano (e spero mai si faranno!) prove nemmeno lontanamente paragonabili all'ÖSS/ÖSYS turco, né come valore, né come svolgimento, né come valutazione. Questo dimostra ampiamente che non esistono dati incoercibili sulla situazione italiana.

Non conosco le prove turche, ma ci sono le prove di amminissione alla Scuola Normale, per Scienze, che confermano (valutazione mia personale spannometrica ma estesa nel tempo) i dati di P.Casillo, dell'articolo di Bankitalia, delle prove PISA e cosi' via. Se fai una statistica degli ammessi/idonei te ne puoi rendere conto anche personalmente. Tutti i dati statistici che conosco, perfino il livello di alfabetizzazione del 1800, confermano il ritardo del Sud Italia rispetto al Centro-Nord in materia di istruzione, che ha una radice evidentememente storica. Tale ritardo si potrebbe superare se non venisse "anestetizzato" e "drogato" da un sistema scolastico nazionale che adotta metriche di valutazione differenziate per latitudine.

utti i dati statistici che conosco .. confermano il ritardo del Sud Italia rispetto al Centro-Nord in materia di istruzione

Ma di questo non ho dubbi. Ed avendoli provati entrambi, non ho dubbi che il livello di servizi offerti al "nord" è infinitamente più grande di quello offerto al "sud".

Tale ritardo si potrebbe superare se non venisse "anestetizzato" e "drogato" da un sistema scolastico nazionale che adotta metriche di valutazione differenziate per latitudine.

Ed è qua che la mia esperienza personale cozza profondamente.

Poi, magari con gli anni le cose sono cambiate, magari i docenti anziani che erano più avari sono andati in pensione, magari sono io ad aver studiato in una zona particolare, magari i docenti più giovani solidarizzano maggiormente con i ragazzi, e cercano di aiutarli (nel caso, kudos!) ad entrare nelle università migliori (che sono quasi tutte nelle zone più sviluppate del paese), ma non credo esistano dati "incoercibili". Esisteranno tanti evidenze circostanziali, ma non vedo silver bullet che mi possano convincere. Una prova come l'ÖSS (che si pronuncia "oe se se") o il nuovo ÖSYS ("oe se ye se") sarebbe un silver bullet, ma non esiste, e speriamo non esista mai.

Nella Repubblica Italiana non mi risulta si facciano (e spero mai si faranno!) prove nemmeno lontanamente paragonabili all'ÖSS/ÖSYS turco, né come valore, né come svolgimento, né come valutazione.

L'Italia non cresce da 15 anni, la Turchia cresce al 9%: forse potremmo imparare qualcosa? E se non ti piace il test turco, che ne dice del SAT USA o del GSCE inglese? O della scuola di Singapore? 

del SAT USA o del GSCE inglese? O della scuola di Singapore?

E sono solo i più noti. C'è un vasto pool di applicazioni e sperimentazioni dal quale attingere e una vasta letteratura metodologica dalla quale trarre indicazioni sulle possibili controindicazioni/soluzioni.

L'Italia non cresce da 15 anni, la Turchia cresce al 9%: forse potremmo imparare qualcosa?

Il problema dell'ÖSS/ÖSYS è che materialmente decide la vita delle persone in 3 ore.

Mia moglie è entrata senza sapere se avrebbe potuto studiare, e se nel caso avrebbe potuto studiare per diventare architetto, ingegnere industriale, pianificatore urbano, dottore o ingegnere meccanico. 3 ore dopo (materialmente qualche giorno dopo, ma il dado era tratto quando ha consegnato il compito), le hanno concesso l'occasione di diventare ingegnere industriale. I 2/3 dei ragazzi che hanno tentato con lei, e tutti gli altri anno dopo anno, non hanno avuto concessa alcuna occasione dal sistema accademico.

Tra l'altro, quel 9% non dice tante cose. Ad esempio, che nel mio settore (IT) ancora oggi in Turchia non hanno un pool di risorse sufficientemente grande per soddisfare i loro bisogni (tant'è che ho ricevuto migliori proposte in Turchia di quante ne abbia mai ricevute nella RI). La scarsità del capitale umano non è particolarmente evidente perché partivano da molto in basso (i miracoli che può fare un governo decente dopo decenni di governi idioti, se non criminali), ma se non iniziano a migliorare il processo produttivo del capitale umano ed a produrre più professionisti, magari senza diminuire la qualità del prodotto finale, prima o poi inizieranno a subirne conseguenze negative visibili.

Quanto alle abilitazioni professionali, non soltanto la Gelmini trasmigrò dalla sua Brescia, dove si abilitava una percentuale minima di candidati, a Reggio Calabria, ma anche gli aspiranti commercialisti praticavano la trasferta a sud.

Io sono per l'abolizione del valore legale, degli esami di stato di abilitazione, degli ordini, e di tutto l'ambaradan.

Se a Reggio Calabria fanno come racconti, kudos ai Reggini ed ai candidati che ci vanno a fare l'esame, si vede che qualcuno intelligente in quel paese è rimasto.

Si conferma che la supposta "programmazione" è del tutto fallace, in quanto né seleziona i migliori tra i candidati, né riesce a prevedere il fabbisogno (sempre che ci provi).

Del resto come non condividere:
"non possiamo più permetterci che sia proprio la burocrazia romana a dirci di quanti medici ha bisogno la nostra comunità"

Se c'è di mezzo il Miur, nel senso del ministero attualmente in carica, si può esser certi che sta proprio dando i numeri.

Altri paradossi della "programmazione": soglia minima + riserva= posti non assegnati.

Sproloquiano di meritocrazia e snellimento, ma poi, muovendo nella direzione opposta, mettono molteplici paletti e protezionismi assortiti (assegnazione alle sedi dei numeri in base a misteriosi parametri e riserve) che tengono fuori i candidati meritevoli. Se i ministeri si amputassero i tentacoli, le cose andrebbero meglio.