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Le attitudini degli studenti italiani per la matematica e la fisica

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La soluzione più semplice ed efficace è quella inglese (e turca): fare esami  di maturità solo scritti e farli correggere da commissioni nazionali. Si potrebbe anche calcolare il voto medio delle singole scuole, che misura in maniera imperfetta la qualità dell'insegnamento. E' il principio delle prove INVALSI. Comparando i risultati degli alunni all'inizio (prove INVALSI delle medie) ed alla fine (prove INVALSI della maturità) si potrebbe anche tenere conto della qualità degli alunni, e quindi misurare il contributo netto della scuola. Bisogna però evitare che gli insegnanti aiutino gli allievi alla prova finale per migliorare i risultati del proprio istituto. Forse sarebbe necessario far sorvegliare le prove ad insegnanti diversi o a personale non insegnante

Certamente non si può non prendere atto di una situazione di fatto: la presa di coscienza è il presupposto di un intervento correttivo che, per essere attuato, richiede tuttavia un incentivo.

Il problema è duplice: da una parte investe il grado di efficienza complessivo del paese, data la rilevanza che assume l'istruzione nel determinarlo, dall'altra parte svela le sperequazioni nel trattamento degli studenti in rapporto alla latitudine (discriminazioni di questo tenore si manifestano anche in altri paesi o rientrano nel novero delle anomalie italiane?)

In questo momento i beneficiari della sperequazione sono incentivati a perpetuarla. I discriminati, viceversa, protestano timidamente, e per questo forse si potrebbe dire che sono correi.  Eppure un'esclusione dal corso di laurea prediletto a causa dell'iniquità del sistema è una grave discriminazione. Quanto ai numeri dei corsi di laurea ad accesso programmato assegnati alle singole sedi, sono definiti secondo criteri limpidi ed inoppugnabili? Non è una domanda retorica, semplicemente non li ho trovati esplicitati e so per certo che in altri contesti (dopo la laurea) l'assegnazione dei numeri alle varie sedi viene fatta da Roma in modo perverso, per cui mi è nato il dubbio.

Evito di andare OT, ma assicuro che gravi discriminazioni, tra parti del paese, intervengono ogni volta che le decisioni vengono pilotate da viale Trastevere ed investono, oltre alle aspiranti matricole, anche laureati aspiranti ad abilitazioni professionali e poi in generale candidati ai ranghi statali.

E se invece di introdurre correttivi dall'alto, si cominciasse a riconoscere finalmente un maggior grado di autonomia a quella comunità che è la scuola, responsabilizzando i soggetti che vi operano ad ogni livello? I tentativi ministeriali di codificare, normare, disciplinare tutti gli aspetti, persino quelli più minuti, a tutte le scale, producono mostri. Il ministero mette le zampe ovunque e fallisce in tutto. Le toppe sono sempre peggiori del buco, quando c'è di mezzo il ministero. Il ministero dovrebbe fare una decina di passi indietro e preoccuparsi di finanziare la spesa scolastica per quote capitarie, consentiendo una libertà di scelta effettiva, invece di inventarsi una decina di pastoie al giorno.

Rendendo effettiva la libertà di scelta della scuola, ci si affrancherebbe dalla tirannia centralista, che non soltanto non garantisce equità, ma al contrario dispensa a piene mani sperequazioni (anche inter-generazionali tra chi lavora a scuola e chi vorrebbe lavorarci, tra chi è entrato nel carrozzone e chi, prescindendo dal merito, viene lasciato fuori, in quanto il padrinato politico e sindacale che imperversa tutela esclusivamente i propri iscritti/elettori).

Se la Gelmini andasse a casa oggi, sarebbe comunque tardi. Non entro nei dettagli, ma basti dire che quella donna, genuflessa di fronte ai sindacati, una cosa dice ed un'altra fa. Davvero non si capisce che cosa abbiano da protestare certi sindacati: la Gelmini è il loro zerbino. Le uscite sul tunnel sono un'inezia paragonate all'incompetenza specifica di questo ministro circondato da una squadra di collaboratori incapaci. Per fronteggiare le resistenze di un esercito fatto di insegnanti/avvocati/sindacalisti ci vorrebbe un gigante possente, ed invece abbiamo il micronano Gelmini, che non prende mai decisioni che si possano qualificare come politiche (nel senso più nobile), ma si arrende di fronte al potere negoziale dei grandi numeri.

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/9/27/SCUOLA-Cinque-dom...

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2. Guardiamo ai licei. Secondo Invalsi i licei del Sud raggiungono lo stesso livello degli istituti tecnici del Nord, che sono inferiori ai licei del Nord, e per di più - novità - i licei del Centro tendono ad omologarsi a quelli del Sud. Ciò vuol dire che i mediocri risultati del Centro e del Sud non riflettono solo una rilevante percentuale di livelli bassi, ma anche una scarsità di livelli alti (che in generale sono presenti nei licei).

Entrare nel Sancta sanctorum dei licei romani e toscani, collocati nell’area geografica del Centro che, come è detto sopra, non brilla proprio per i licei, è costato a maggio la mobilitazione ostile della stampa. E si trattava in fondo di una valutazione senza ricadute concrete. Ci si può immaginare cosa succederà quando si toccheranno nel vivo i vantaggi di avere voti gonfiati per l’accesso alle università, ai concorsi pubblici e ai finanziamenti per l’eccellenza...

3. È sempre più provato lo iato fra Nord e Sud. Fattori genetici o sociali? La seconda che hai detto! Al Sud i bambini all’inizio del percorso sembrano più svegli di quelli del Nord; è dopo che si perdono. La ragione potrebbe essere che la scuola non lavora come dovrebbe, che ci sia troppo lassismo ed indulgenza verso i risultati bassi, che è poi auto-indulgenza? Di solito a questo punto saltano su gli esempi preclari di eccellenza. Ma il problema del Sud è una normalità accettabile, garantita, standard, che avvicini i livelli culturali delle diverse classi sociali. Perché gli appassionati al tema dell’equità sono anche sostanzialmente i difensori della scuola del Sud così come è?

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Roma è sempre stata più generosa con il Sud, al di là delle polemiche pretestuose anche in materia di tagli che ignorano o mistificano i dati (tutti). Il ripensamento della scuola non può che muovere dalla restituzione della scuola agli studenti

http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=26583

Nel decennio 2001-2011 il numero di alunni è cresciuto complessivamente del 2,8% (+214.613 alunni), mentre il numero delle classi – per effetto dei vari piani di razionalizzazione (praticati anche dal centrosinistra nel biennio 2006-2008) – è diminuito del 3% (-11.146 classi). Ma il trend non è stato omogeneo sul territorio: al nord gli alunni sono aumentati del 15,5%, al centro dell’8,2% mentre al Sud-Isole sono diminuiti del 9%.

Ebbene il numero di classi è aumentato al Nord solo del 5,9% (scarto di -9,6 punti percentuali rispetto alla variazione del numero di alunni), al centro le classi sono addirittura diminuite (-0,4%, scarto di -8,6 punti percentuali rispetto alla variazione del numero di alunni), mentre nel Meridione il numero di classi si è ridotto dell’11% (scarto di -2 punti percentuali rispetto alla variazione del numero di alunni). In Emilia Romagna lo scarto è stato di -12,1 punti percentuali (alunni aumentati ben del 25,9%, classi solo del 13,8%), in Campania di –0,4 punti percentuali (alunni diminuiti del 7,5%, classi del 7,9%).

In dieci anni, nonostante il pesante calo nel Sud e nelle Isole del numero di alunni (circa 317 mila unità), sono rimaste in quei territori 5.711 classi che avrebbero dovuto andare al Centro-Nord dove nel medesimo periodo la popolazione scolastica è aumentata di oltre 531 mila alunni. Per essere più precisi al Sud e nelle Isole vi è stata sì diminuzione del numero delle classi, ma in numero inferiore a quello dovuto in proporzione a quel pesante calo di alunni.

Nello stesso tempo al Centro-Nord vi è stato sì aumento del numero delle classi, ma in quantità inferiore a quello dovuto per il notevole incremento del numero di studenti.

La differenza nell’arco di dieci anni, appunto, è stata di 5.711 classi, equivalenti a circa 12.500 posti di docente che, in quel modo, sono rimasti nell’organico delle scuole meridionali anziché rinforzare quello delle scuole centro-settentrionali.

Come conseguenza il rapporto alunni per classe nazionale è passato da 20,3 a 21,5 alunni per classe (+1,2). Solo che al centro-nord è aumentato di 1,7-2 alunni per classe, al Sud solo di 0,5 alunni per classe.

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Le Gelmini viene a patti e/o cala le braghe di fronte ad un esercito di avvocati (la nuova formula dei sindacati della scuola) al servizio di un esercito di cacciatori di cattedre. L'indottrinamento, condotto attraverso un'intensa campagna mediatica  propagandistica, è talmente pervasivo che l'opinione pubblica si convince che tale esercito, interessato ed autoreferenziale, stia combattendo una battaglia a favore della qualità della scuola statale, che invece viene così sempre più affossata.  Per inciso la qualita dell'avvocatura di stato e comparabile a quella ministeriale.

http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=13ZAGP&nu...

Se in Val Padana il lavoro scarseggia “mettersi in proprio” creando un’azienda per un giovane rappresenta pur sempre una carta da giocare. Al Sud dove già il tessuto produttivo esistente ha seri problemi, tanto vale fondare un sindacato