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L'unità e la dis-unità d'Italia. Dialogo. (I)

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Sono pedante e scocciante, ma :

La legge del 1879 si riferisce alla seconda ondata di costruzioni. Come al solito, bisogna stare attenti alle date

Non ci posso fare niente se nel 1872 le ferrovie in Italia erano meno di 7.000 km, prendendo per buono Wiki, la legge del 1879 è stato il primo intervento organico di sviluppo, sia pure la seconda ondata, dopo quella del 1865, che però stabiliva solo le concessioni. Non sono stupido, capisco perfettamente che in un neonato stato ci sono ben altre priorità, dall'uniformare le pratiche amministrative alla definizione di miliardi di cose, che il sistema finanziario dell'epoca era fortemente stressato dal debito pubblico post-unitario, che poi ci saranno le spese della III guerra di indipendenza, l'annessione di Roma, etc. difatti una delle domande che mi pongo è perchè utilizzare il 1861 come data iniziale, e non il 1870, perchè nel decennio 1861-1871 secondo me cambia ben poco, anche l'abolizione dei dazi interni e l'applicazione delle politica doganale liberista piemontese non possono rivoluzionare tutto in dieci anni: nel 1870 gli scambi con l'estero erano limitati, ed anche gli scambi interni non saranno stati da subito tali da ammazzare gli artigiani napoletani, per cui anche sulle date dovremo cominciare a ragionare. Qui, ad esempio, una storia dei dazi, che è, assolutamente, una scelta di politica economica, nel 1861 si è liberisti, muoiono, giustamente, le inefficienti aziende meridionali, (nessuna notizia degli artigiani) poi nel 1878 si diventa protezionisti, a solo favore delle industrie settentrionali. Accetto assolutamente che le politiche economiche non siano frutto di complotti, o della "spectre" o dei complottisti seguaci di Eco, riscontro il dato e ne vedo le conseguenze.

La prima ipotesi è una cazzata priva di alcun riscontro empirico

Nessuna ipotesi, era una domanda.

L'ipotesi alternativa (counterfactual) (sottoscrivo, e mi scuso per la domanda) è troppo complessa per anche pensare ad una verifica. In ogni caso, l'Italia era poverissima e senza le risorse da spendere che ha avuto dopo il 1950. E poi, dopo cento anni di politica meridionalista, inizio a pensare che avessere ragione i piemontesi a trattare il Sud come ogni altra regione.Investimenti in infrastruttre, libertà di commercio, stato minimo e giustizia efficiente.

Lo stato minimo è quello che ti tassa il meno possibile, nel 1861-1870 il raggiungimento del pareggio di bilancio colpisce fortemente una popolazione (quella meridionale) poco colpita dalla tassazione sotto i Borboni, l'evoluzione storica delle entrate qui.

Quindi i meridionali hanno avuto, pro-quota, responsabilità in tutte le politiche dello stato liberale, pre 1913, e repubblicano. Forse è meglio che le élites meridionali inizino a farsi un esame di coscienza prima di cercare lontani colpevoli 150 anni fa

Dubito sulla coscienza delle elites meridionali, rappresentate dal detto "Franza o Spagna, basta che se magna".

Solo per nota: Gianfranco Viesti non è un giornalista, è un professore ordinario di economia a Bari. Concordo su Pino Aprile, ci sono cascato anche io su suggerimento di un'amica. Ma poichè vende temo che ne seguiranno altri, così come dopo Gomorra sono diventati tutti esperti di camorra.

Gianfranco Viesti non è un giornalista, è un professore ordinario di economia a Bari.

Beh, dai, non esageriamo adesso ...