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Il male del Nord

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Corrado, ti rispondo perche' i due punti che sostieni sono proprio quelli che porto io quando sostengo che si deve votare, anche se non e' un "obbligo morale" quanto un dovere (sancito dall'art. 48 della Costituzione).

Il punto e': se non voti (o se voti scheda bianca/nulla), deleghi. Chiunque venga scelto da altri che votano vince.

Tanto che Bs puo' dire che "gli italiani sono con lui" solo all'X% (quanto ha preso il suo partito alle elezioni) ma attenzione, l'X% e' dei VOTI, non delle PERSONE (questo se lo dimentica sempre).

Avrebbe piu' senso votare nullo, se non fosse che anche quella non viene valutata: se per assurdo di 100 voti 99 fossero voti nulli, vincerebbe quello che ha ricevuto l'unico voto non nullo (valido).

Per questo motivo, che mi sembra estremamente pratico, non votare e' una opzione che io scarterei.

 

 

 

 

 

Il punto e': se non voti (o se voti scheda bianca/nulla), deleghi. Chiunque venga scelto da altri che votano vince.

Chiaro che sia cosi, ma questo non significa che "votare scheda bianca" e "non andare a votare" sia la stessa cosa.

Astenersi dal voto comunica una scelta diversa. Anche senza essere anarchici (o nazisti) è talmente ovvio, che lo sia, che lo stato italiano ti obbliga ad andare a votare! Perchè lo farebbe se astenersi fosse come votare scheda bianca?

Lo sanno cosi bene che è una cosa diversa che, ad esempio, sui referendum hanno introdotto il quorum: non sei obbligato ad andare, ma se non va il 50% +1 il referendum non è valido.

Ovviamente niente del genere esiste sulle votazioni politiche, ma avere la maggioranza del 51% su 60 milioni di aventi diritto o averla su 5, se non cambia nei fatti, cambia a livello di legittimazione popolare ed internazionale e soprattutto dimostra all'opposizione che c'è un ampio bacino di persone che non è contenta di quello che le viene proposto.

 

avere la maggioranza del 51% su 60 milioni di aventi diritto o averla su 5, se non cambia nei fatti, cambia a livello di legittimazione popolare ed internazionale e soprattutto dimostra all'opposizione che c'è un ampio bacino di persone che non è contenta di quello che le viene proposto.

Ragionamento teoricamente ineccepibile, ma privo di valore nel contesto politico-mediatico italiano. Sappiamo bene come l'attuale maggioranza, grazie anche ad una legge elettorale sciagurata, si ritiene legittimata da un consenso plebiscitario, quando alla Camera nel 2008 la coalizione del Premier ha ottenuto non più del 46,8 % dei voti validi espressi.

Nel 2006, sempre alla Camera, Prodi aveva ottenuto 49,81 e BS il 49,74.

Se nel 2008 le astensioni, bianche e nulle fossero state il 40 % in luogo del 20 % o poco più, l'arroganza dell'attuale maggioranza non credo ne sarebbe stata apprezzabilmente diminuita.

A mio vedere rimane fondamentale esprimere un voto di opposizione, quale che sia. Astenersi o votare bianco o annullare rimane un esercizio sterile. Potrebbe diventare significativo se la % dei voti inespressi diventasse plebiscitaria, ma non mi pare ve ne siano le condizioni.

 

Sulla "sterilità" dell'astenersi si può discutere. Hai probabilmente ragione: se non ci sono astensioni plebiscitarie questi se ne fregano.

Però hai ragione come avrei ragione io se argomentassi contro la sterilità del voto di protesta***. Poi, col voto di protesta, esiste anche il rischio teorico che il beneficiato vinca, o si convinca di essere stato votato per quel che vuole fare e non perchè è "altro dal nemico".

 

***chiudi gli occhi; immagina Alberto Sordi; immaginalo che dice "ammazzate oh, che opposizione chè c'avemo in Italia :-)