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Il male del Nord

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Dopo aver commentato su alcuni dettagli faccio un commento veloce sull'impianto generale dell'articolo

La prima balla è che l'aver mantenuto, ed il continuare a mantenere, B al potere sia solo un piccolo prezzo per il Nord.

L’altra balla è che i cittadini del Nord riceveranno in cambio di questo compromesso la liberazione da una politica arraffona e corrotta.

I governi italiani, sia quelli di sinistra come quello del 1996-2001 sia quelli di destra come quello del 2001-2006, sono di scadente qualita' e amministrano e legiferano in modo sostanzialmente novico e scadente, tanto e' vero che le maggioranze di entrambe le partiu politiche sono state sempre sconfitte alle elezioni successive il loro operato.

Certamente la LN potrebbe non associarsi a Berlusconi, come nel 1996.  Ha ottenuto solo che andasse al potere il centro-sinistra, che questo non risolvesse i problemi italiani come ad esempio un decente anti-trust nelle TV private possibilmente mollando il controllo politico di 1-2 canali TV della RAI, e ha ottenuto che sinistra, destra, imprenditori assistiti e magistratura collaborassero al fine di 1) elaborare una legge elettorale il piu' possibile dannosa per la LN 2) usasseso leggi penali per perseguire opinioni politiche portate avanti in forme pacifiche e democratiche (per quanto verbalmente discutibili).

Siccome i politici della LN sono uomini e non eroi ultraterreni si puo' capire che abbiano scelto di giocare nel sistema associandosi a chi ha offerto di meglio. Sono sicuro che per molti "meglio" significava una qualche forma ragionevole di federalismo (e sull'approvazione di pezzi di riforma federale, per quanto discutibile, non si puo' negare che Berlusconi ha sempre mantenuto i patti).  Ricordo anche che nel 1995 si sono alleati in vario modo con la sinistra (regionali di Lazio e Toscana) e Bossi voleva allearsi coi cattolici di centro, quindi hanno tentato diverse opzioni, non solo andare soli o con Berlusconi.

a)   Il federalismo è la torta su cui la dirigenza leghista si appresta a far banchetto. La strategia leghista è semplice: a Roma il nostro potere di mangiare la torta è del 10%, mentre al Nord è del 40%. Non preoccupiamoci, quindi, di ridurre la dimensione della torta ma spostiamola dove ne possiamo mangiare di più. La torta è rappresentata solo in parte dalle risorse fiscali aggiuntive che i politici del Nord potranno trattenere nei loro forzieri. Difficile qui dare cifre, almeno finché i decreti attuativi non saranno dettagliatamente esaminati, ma una “educated guess” porta a pensare che molto probabilmente queste risorse si fermeranno al massimo ad uno o due punti percentuali di PIL (del Nord). Il grosso della torta sta invece nel piano di  ingerenza e di tosatura dell’economia privata del Nord da parte della dirigenza leghista. Che questo piano sia in atto da tempo non è frutto di fantasia o preconcetto, è un fatto per chiunque lo voglia vedere. Qualche esempio basta per spiegare la questione.

Tutta la retorica del momento si basa su non aumentare le tasse, e sono sicuro che cercheranno di farlo per quanto possibile (e sicuramente meglio dei politicanti della sinistra) perche' per quanto limitati possano essere nell'analisi economica si rendono conto che la pressione fiscale esistente e' gia' oltre il limite di rottura.  Solo Padoa Schioppa, Vendola e Ferrero, oltre ai signori delle tessere del Sud, stentano ancora a capire questa banalita'.

Sullo spostare maggiori risorse al Nord, anche se se le volessero mangiare personalmente a colazione, si tratta di un fatto dovuto e sacrosanto che non potra' che far bene a tutto lo Stato italiano, di certo lo sviluppo recente di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo non ha nulla a che fare con quello che lo Stato italiano oggi e negli ultimi 150 anni ha fatto con la ricchezza sottratta al Nord. Restituirne una parte anche infinitesima al Nord non sono e' stra-giusto ma fara' bene a tutti, ribadisco.

Concordo che le risorse effettivamente spostate appaiono infinitesime e molto incerta appare la loro entita' nel periodo di transizione e col c.d. "federalismo fiscale" a regime.  Inoltre sono fortemente contrario a questo ridicolo "federalismo fiscale" che e' tutto basato sull'enforcement statal-centralista dall'alto: si rendono conto che domani potrebbero essere al potere proprio i fautori del tassa a Nord e spendi al Sud? Mah... Comunque va detto che la stupida costituzione c.d. "federale" dell'Ulivo del 2001 li forza a all'impostazione statal-centralista al livello di decreto attuativo, non c'e' molto da fare.  In ogni caso ci sono due rilevanti progressi: 1) i bilanci degli enti locali vengono unificati nell'impostazione e nelle regole 2) ci sono norme per punire efficacemente chi manda enti locali in dissesto economico.  Questi sono i reali progressi, non da poco, che si stanno completando.

Il grosso della torta sta invece nel piano di  ingerenza e di tosatura dell’economia privata del Nord da parte della dirigenza leghista. Che questo piano sia in atto da tempo non è frutto di fantasia o preconcetto, è un fatto per chiunque lo voglia vedere. Qualche esempio basta per spiegare la questione.

Partiamo dalle banche, così parliamo di cose che san tutti. Ad aprile 2010 Bossi dichiara: “È chiaro che le banche più  grosse del Nord avranno uomini nostri a ogni livello. La gente ci dice ‘prendete le banche’ e noi lo faremo

Questo e' profondamente sbagliato ma allora perche' non critichi il PD che da tanto tempo ha attraverso la fondazione il 51% del Monte dei Paschi di Siena?  Al confronto, l'influenza della LN attraverso le fondazioni sulle banche italiane e' infinitesimo. Nessuna banca oltre al Monte dei Paschi e' controllata al 51% da una fondazione. Seconda domanda: quale partito italiano di una certa consistenza sostiene coerentemente la riduzione dell'invasione statale nell'economia?

La strumentalizzazione dell’etnicità, spesso inventata di sana pianta, rischia di rafforzare una cultura che accetta di buon grado un sistema delle rendite, purché tali rendite vadano in tasca ai "locali", ai "nostri".

In linea generale cio' e' vero ma va sempre confrontato col sistema esistente, in cui le rendite pubbliche hanno effetti devastanti particolermente nel Sud Italia, dove ci sono moltitutidini disposti a lavorare gratis per anni, oltre che ad imbrogliare, per averle, senza contare le distorsioni che sempre a causa delle rendite pubbliche avvengono nel settore dell'istruzione (esamifici e votazioni superiori alle competenze, mali che affossano in particolare il Sud Italia).

Se proprio vogliamo vedere i fatti empirici abbiamo un buon esempio di divisione "etnica" delle rendite pubbliche: l'Alto Adige, che riserva ai tedeschi (prevalentemente locali) una quota proporzionale di rendite pubbliche.  Anche tenendo conto dell'entita' assurda di maggiori risorse spese dallo Stato italiano in quella provincia, risulta comunque che la funzionalita' del settore pubblico in quell'area sia uguale o migliore (per esempio il tribunale) alle migliori realta' italiane.  Non trova quindi fondamento empirico il timore che segmentare per es. regione per regione le rendite pubbliche possa peggiorare una situazione che - ricordiamo - e' gia' molto deteriorata, oltre a indurre serie distorsioni specie nel Sud Italia.

Concludo la mia invettiva, è sabato anche per me dopotutto, con uno sguardo al futuro. Arretratezza democratica e miopia politica sono i mali che affliggono da decenni la classe dirigente del Nord. Quale ne sia la ragione storica non mi è chiaro. Non mi è neanche chiaro quanto tale male sia radicato, ma vari segnali portano a sospettare che non sarà facile liberarsene. In tal senso, la fine del berlusconismo o l’introduzione del "federalismo comunale" tanto caro a Tremonti (nessuno se ne è reso conto o lo ha ammesso, ma ha stravinto lui!) non coincideranno con un momento di rinascita del Nord. La cui classe dirigente continuerà, molto probabilmente, ad avere nella Lega e in ciò che rimarrà dei profughi berlusconiani la più alta (si fa per dire) rappresentazione della propria civiltà politica.

Quando approvato finora e' estremamente ridotto e labile e si basa, come gia' sottolineato in passato, sulla capacita' di controllo statal-centralista sugli enti locali.  Ci sono tuttavia dei progressi modesti ma significativi dal lavoro svolto (non va dimenticato che alcune parti di riforma hanno avuto voto positivo dell'IDV e astensione del PD) tra cui elenco le norme di bilancio unificate per gli enti locali e il principio normativo della "morte politica" per gli amministratori degli enti locali responsabili di dissesti finanziario.

Ovviamente non vedo nessuna luce in fondo al tunnel, l'Italia va male e il Nord Italia va male esattamente come il resto dell'Italia (sarebbe ora di smetterla con le balle che il Nord Italia e' una delle aree piu' ricche del mondo, lo sara' come PIL PPP anche perche' il Sud abbassa i prezzi nazionali medi, ma come reddito disponibile e' su livelli mediocri, non molto superiori alla Spagna, e in declino).  La gran parte dei provvedimenti governativi fanno abbastanza schifo e sono legati ad interessi personali.  Tuttavia non vedo all'orizzonte forze politiche sia abbiano sufficienza onesta' e competenza per identificare i maggiori guai italiani su cui la politica puo' agire e cioe'

  • il saccheggio della ricchezza prodotta a Nord per comperare consenso politico a Sud, sussidiare igli imprenditori padani assistiti e coprire d'oro i livelli dirigenziali pubblici centrali e locali
  • il malfunzionamento a livelli africani della giustizia, specie civile, nonostante le risorse statali impiegate siano uguali o superiori ai Paesi civili, con le usuali indennita' iperboliche degli alti dirigenti, e una sostanziale autonomia tuttora non intaccata dalla politica.

La LN ha almeno il merito di sottolineare il primo punto.  Si faccia avanti chi offre di meglio. Personalmente predo di astenersi buffoni e pagliacci che negano l'esistenza dei problemi elencati.