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BOOM!

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Mi stupisce dover ricordare, nel 2011, che riempirsi la bocca di "realtà" a fronte di chi, come me suppongo, fa solo discorsi teorici, è operazione abbastanza ridicola visti, appunto, i reali risultati ottenuti ...

E' irrilevante che lo dica, ma non sono un imprenditore. Mi occupo di consulenza di direzione. Nessuno, come conferma ed sserva Marco ti ha dato torto. Né tantomeno ha sostenuto che tu, Michele faccia discorsi teorici. La questione in discussione alla fine riguarda il chi deve e/o vuole cominciare ad opporsi nel concreto a certi meccanismi distorsivi essendo chiaro che per ottenere dei risultati sono inevitabili prezzi da pagare. Voglio prendere ad esempio la battaglia di Fidenato contro il ruolo di esattore che il meccanismo di sostituto d'imposta impone all'imprenditore. Al di là di solidarietà gradita ma solo formale si ritrova da solo e comunque di certo fa una valutazione di costi-benefici compatibile con le sue possibilità ed i suoi obiettivi. Nel caso che qui ci occupa non sono rai i casi nei quali l'assumere una posizione sana e corretta rischiava di significare puramente e semplicemente fallire. Intendo dire che è necessaria una base minima di consenso e condivisione di un certo numero di imprenditori disposti a combattere siffatte battaglie allo scopo di dare visibilità e forza. E per questo sarebbe il caso che le associazioni fossero costrette ad un mutamento genetico.

Ad un imprenditore del campo tecnologie e macchinari medici che istituzionalmente lavora con la sanità pubblica ed è fuori con cifre iperboliche da anni, francamente non mi sento di dar torto se si è avvalso dell'accordo.

Intendo dire che è necessaria una base minima di consenso e condivisione di un certo numero di imprenditori disposti a combattere siffatte battaglie allo scopo di dare visibilità e forza. E per questo sarebbe il caso che le associazioni fossero costrette ad un mutamento genetico.

Well, Luigi, se vogliamo che il paese recuperi i kilometri perduti, o le associazioni imprenditoriali sanno compiere il "mutamento genetico" a cui alludi, o sarà sempre la stessa solfa. E, soprattutto, perderanno qualsiasi legittimazione a chiedere che il cambiamento genetico poi lo facciano la FIOM o la CGIL!

Ad un imprenditore del campo tecnologie e macchinari medici che istituzionalmente lavora con la sanità pubblica ed è fuori con cifre iperboliche da anni, francamente non mi sento di dar torto se si è avvalso dell'accordo.

L'interesse personale personale è. Se c'è l'accordo, lo usi. Ma, di nuovo, in un sistema economico meno statalizzato e peronista mi aspetterei che quell'imprenditore dicesse alla sanità italiana "A prezzi che non includano gli interessi per il ritardato pagamento, compratevele da chi ve le vende le macchine, io le vendo alla sanità austriaca, slovena, serba, svizzera o ceca, che paga in orario. Se le volete da me, dovete pagare di più per i ritardi attesi dei vostri pagamenti. Poi se pagate in tempo vi faccio lo sconto." Ovviamente, perché la minaccia sia credibile ed attuabile, bisogna essere competitivi ed essere in grado di vendere a quelle altre sanità ... e qui, forse, casca l'asino di quelli che, senza il recinto privilegiato della PA italiana che compra dalle imprese italiane, sarebbero fuori mercato ...

compratevele da chi ve le vende le macchine, io le vendo alla sanità austriaca

Bellissimo, in un paese serio un imprenditore semplicemente certe ASL non le fornirebbe più.
E poi spieghino ai contribuenti perché non sono in grado di fornire il servizio.

Come dico da anni che se tutti non fornissero più quelli che non pagano (ivi compresa la Grande Distribuzione o certe grandi aziende) quelli sarebbero costretti a pagare e il mercato si pulirebbe. Invece c'è sempre il "furbo" che o rischia o è disonesto (e vende il sito a 100 volte il suo valore) e quindi si tira avanti così, lamentandosi ma non facendo nulla per cambiare.

Sul ruolo delle lobby poi ci sarebbe da fare un post, probabilmente. Alla fine le PMI di Confindustria chiedevano a gran voce l'accordo, e ti assicuro che sento spesso richieste che altro che peroniste e dirigiste (ma siamo in ottima compagnia con le professioni eh) e i loro "rappresentanti" lo hanno portato a casa.

Ma se io rappresento chiaramente interessi di parte (come i sindacati a Pomigliano) quale è il mio mandato? Difendere gli interessi dei miei iscritti e cercare di "portare a casa" quello che ci chiedono o il bene comune? Io penso un mix dei due.

Poi nel caso del bene comune faccio tanti bei discorsi a volte in contraddizione con le richieste. Ma si sa che son tutti finocchi col culo degli altri.

 

Ed è difficile che, per esempio, Confindustria faccia vere azioni per pagamenti corretti, basta vedere la lista di chi è seduto in direttivo e controllare la "fama" come pagatore delle aziende che rappresenta...

 

Sul fatto poi "lo fanno all'estero" era per dire che poi se operi come me sui mercati internazionali con i concorrenti internazionali ti devi confrontare. In tutto, anche quello non ti piace.

Vogliamo parlare di aziende straniere che ci fanno la paternale sulla correttezza degli italiani e che ottengono l'esclusiva di fornitura con enti pubblici italiani? Naturalmente probabilmente grazie alla qualità dei loro prodotti...
Io non lo farei mai, a prescindere, perché c'è una soglia oltre la quale non vado, costi quel che costi a livello aziendale.

"A prezzi che non includano gli interessi per il ritardato pagamento, compratevele da chi ve le vende le macchine, io le vendo alla sanità austriaca, slovena, serba, svizzera o ceca, che paga in orario. Se le volete da me, dovete pagare di più per i ritardi attesi dei vostri pagamenti. Poi se pagate in tempo vi faccio lo sconto."

Michele, il ragionamento non fa una piega in teoria, ma non tiene conto di alcuni dati di fatto:

1) Lo sconto (ex post) alla PA se paga in tempo non si può fare, almeno sino a quando i contratti sono affidati tramite appalto. La normativa non consente una clausaola del genere. Prescrive invece interessi di mora (tipo euribor +7% o qualcosa di simile). Ma sono difficilissimi da esigere (se non per contratti "a canone", tipo contratti telefonici o simili, e infatti lì la mora la applicano). Si tratterebbe di fare causa alla PA, ma i tempi sono biblici, i costi elevati e la probabilità di esito positivo per l'impresa (mi dicono i miei colleghi giuristi che si occupano di appalti) bassissima. (Per i fornitori esigere la mora, così come per le PA esigere le penali contrattuali, è come pagare per un public good...)

2) Certo, in realtà, ciò che scrivi tu già avviene. Nelle gare d'appalto, i prezzi offerti variano a seconda dell'aspettativa delle imprese sui tempi di pagamento.

3) In pratica, c'è un circolo vizioso difficile da spezzare: le imprese ricaricano alle PA il prezzo perchè anticipano il ritardo di pagamento; le PA di fatto si finanziano ritardando il pagamento; se la situazione durante l'esecuzione del contratto è insostenibile per il contractor, si rinegozia sottobanco (o il contractor invoca il ritardato pagamento per erogare un servizio di qualità inferiore al dovuto); la PA accetta passivamente perchè sa di essere in torto e così via.

In pratica, lo Stato paga già un costo altissimo (sia pur difficile da quantificare) in cambio di finanziarsi indebitamente pagando in ritardo. Il pretesto delle PA (forse in parte giustificabile, ahimè) è che spesso il momento in cui hanno cassa non dipende da loro ed è, almeno in alcuni casi, quasi imprevedibile. Le regole di gestione di contabilità e bilancio sono di una rigidità infame. Separare questo dalla pura inefficienza non è semplice. E' noto, ad esempio, che il grosso degli acquisti e/o dei pagamenti avvengano anovembre/dicembre.

 

Lo sconto (ex post) alla PA se paga in tempo non si può fare, almeno sino a quando i contratti sono affidati tramite appalto. La normativa non consente una clausaola del genere

dipende dal tipo di forniture. Da quando abbiamo avuto l'autonomia contabile (parlo di una piccola facoltà della Sapienza adesso accorpata) siamo passati sui libri da ricarichi del 20% o addirittura 40% a sconti del 15%-16%. 

E' noto, ad esempio, che il grosso degli acquisti e/o dei pagamenti avvengano a novembre/dicembre.

una leggenda metropolitana della Sapienza mormorava che il grosso dei pagamenti erano concentrati a luglio o a novembre per poter richiedere gli straordinari necessari a smaltire l'arretrato. Ma questo succedeva perchè i pagamenti erano centralizzati, e i reclami dei fornitori tanto arrivavano a chi aveva fatto gli ordini (yours truly soleva avere svolto tutti gli adempimenti di sua competenza nel giorno stesso che arrivavano libro e fattura), mica a chi non pagava... senza contare che "casualmente" non si riesce mai ad andare oltre il meccanismo banca-tesoreria-mandati, e avere il contratto per il servizio (lapsus freudiano, avevo scritto "sevizio") di tesoreria è un bel guadagno per la banca prescelta. Le carte di credito corporate, no, troppo complicato... just a view from inside

 

dipende dal tipo di forniture. Da quando abbiamo avuto l'autonomia contabile (parlo di una piccola facoltà della Sapienza adesso accorpata) siamo passati sui libri da ricarichi del 20% o addirittura 40% a sconti del 15%-16%.

Certo, ma (se ho capito che intendi) non è questo il punto. Chiaramente, se l'impresa sa che tu pagherai in tempo, ti applicherà un prezzo più basso che se sapesse che tu pagherai in sei mesi (che è ciò che il tuo esempio dimostra, se ho capito bene, e ciò che dico anch'io nel seguito del mio commento che citi). Il punto è cosa succede quando il tempo di pagamento non è noto ex ante (caso frequente). In tal caso, sarebbe bello poter scivere sul contratto di un appalto che il prezzo sarà:

   P-k*giorni di anticipo del pagamento rispetto alla scadenza prevista dalla legge

o qualcosa di simile. Ecco, questo è illegale, come ribadito dalla Commissione Europea nella nuova direttiva sul ritardo dei pagamenti.

Riguardo alla seconda questione che sollevi, la leggenda mi pare plausibile. Il momento in cui si concentrano i pagamenti dipende dalla natura della PA, dal suo regime di contabilità e da come viene finanziata. Da dati Consip (non pubblicati, ti tocca fidarti) emerge che gli acquisti sui sistemi Consip, per molte tipologie di beni/servizi hanno forti picchi tra novembre e dicembre. Ma questo fenomeno è molto più pronunciato per le amministrazioni centrali dello Stato rispetto a quelle periferiche o agli enti locali. In alcuni casi (mi pare, dovrei controllare) c'è effettivamente un picco, sia pur più basso, anche a inizio estate.

Un fatto certo è che, per una moltitudine di fattori (budget su spesa storica, dificoltà per chi risparmia ad appropriarsi delle risorse risparmiate, rigidità a spostare risorse tra capitoli di spesa / voci di costo e tra anni diversi, separazione dei ruoli tra chi acquista, chi paga e chi utilizza i beni/servizi acquistati) gli incentivi per chi fa gli acquisti sono distortissimi.

Prescrive invece interessi di mora (tipo euribor +7% o qualcosa di simile). Ma sono difficilissimi da esigere (se non per contratti "a canone", tipo contratti telefonici o simili, e infatti lì la mora la applicano). Si tratterebbe di fare causa alla PA, ma i tempi sono biblici, i costi elevati e la probabilità di esito positivo per l'impresa (mi dicono i miei colleghi giuristi che si occupano di appalti) bassissima.

Per una situazione come questa un'associazione come Confindustria dovrebbe essere ogni giorno sulle barricate, almeno sui numerosi giornali che i suoi soci possiedono.  Quanti anni sperano di andare avanti gli imprenditori italiani e quei pagliacci che fanno politica, con uno Stato ed una giustizia civile delle banane come questi qui descritti? A questo bordello dovrebbe pensare chi governa, altro che festa dell'unita' nazionale.

Condivido al 100%. Ma siamo chiaramente in un equilibrio che, per quanto subottimale, pare stabile assai.

La questione è di difficilissima gestione in quanto impatta su come sono fatti i bilanci, gli stanziamenti, le regole di contabilità dell'amministrazione pubblica. Come ho già detto, le imprese possono lagnarsi e rinegoziare informalmente i contratti. Così, si garantiscono di poter sopravvivere sfuggendo a una competizione genuina, di cui parla Michele (chè quando si compete c'è gente che poi nun gnaa fa!). E intanto si lagnano, chè quando ci si lagna un po' di elemosina ogni tanto arriva...