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BOOM!

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Michele sfondi una porta aperta.

Anche a me piacerebbe il liberismo corretto, le cose che funzionano, uno stato serio, persone che evadono le tasse in modo "normale" (non è che l'abbiamo solo in Italia l'evasione e dai vostri dati qui in Lombardia siamo allineati all'estero), una giustizia che funziona ecc.

Ma contemporaneamente, per il mestiere che faccio (facciamo) probabilmente mi tocca ogni giorno immergermi nel realismo e adeguarmi, in parte, alla situazione generale.

Come sai non lavoro pel la pubblica amministrazione (per scelta, non paga e non abbiamo fondi per oliare i meccansmi), lavoro per buona parte all'estero e non ho approfittato della moratoria (non abbiamo debiti).

Ma mi guardo in giro e vedo che spesso all'estero le aziende sono ben più sussidiate che da noi, dalla assicurazione crediti statali agli aiuti e detassazioni per chi investe, esporta ecc ecc.

Quindi se devo competere (già con la palla al piede delle inefficienze esterne) con i miei concorrenti e mi metto anche a fare lo schizzinoso e a essere un borghese illuminato e liberista mi metto a combattere con due braccia legate dietro alla schiena invece che una.

Forse per questo noi piccoli imprenditori interveniamo e diciamo che alla fine certi accordi corporativi sono utili ad aiutare un po' di aziende a tenere botta.

Poi sono d'accordo con te (e mi fa girare le palle) che è concorrenza sleale verso chi se la cava con le propri gambe. Ma probabilmente sono talmente tanti anni che sono in Confindustria che sono diventato corporativo senza neppure accorgermene.

Ma ripeto, mi pare che gli aiuti per l'auto li abbiano tirati fuori i governi di tutto il mondo, non solo l'Italia (anzi, forse in questo caso qui meno di altri).

tutto ok tutto perfetto, l'importante è che si applichi lo stesso metro anche quando si parla di pomigliano e dintorni e si riconoscano anche ai metalmeccanici le stesse possibilità. Visti i commenti su i post sulla fiat, e soprattutto visto i risultati non è quello che accade.

 

Ps: sia chiaro che, per quel che vale,per me ogni forma di sussidio è negativa sia se si tratta di metalmeccanci sia se si tratta di PMI.

Ma mi guardo in giro e vedo che spesso all'estero le aziende sono ben più sussidiate che da noi, dalla assicurazione crediti statali agli aiuti e detassazioni per chi investe, esporta ecc ecc.

Quindi se devo competere (già con la palla al piede delle inefficienze esterne) con i miei concorrenti e mi metto anche a fare lo schizzinoso e a essere un borghese illuminato e liberista mi metto a combattere con due braccia legate dietro alla schiena invece che una.

Forse per questo noi piccoli imprenditori interveniamo e diciamo che alla fine certi accordi corporativi sono utili ad aiutare un po' di aziende a tenere botta.

Mi dispiace, ma se diciamo che è giusto far intervenire lo Stato, perchè all'estero fanno così non ne usciamo più, perchè, ad esempio, lo Stato potrebbe decidere che è vitale per le aziende che la tratta aerea Roma-Milano costi 370,00 euro, o, che so io, che per le aziende è più comodo avere a che fare con un solo gestore ferrovie, anzichè una pluralità,o, in futuro, una banca sola, anzichè più di una poi devo tacere e non posso dire: ma è contro il mercato!

Ancora meno posso dire "all'estero lo Stato interviene", perchè poi se lo Stato decide di intervenire come in Cina, anche lì dopo non posso parlare.

Possiamo dire che l'accordo è l'unica cosa che è venuta in mente ai vertici Confindustriali in una situazione emrgenziale, ma che l'accordo sia una cosa dirigista ed indegna credo sia fuori discussione.

Possiamo dire che l'accordo è l'unica cosa che è venuta in mente ai vertici Confindustriali in una situazione emrgenziale, ma che l'accordo sia una cosa dirigista ed indegna credo sia fuori discussione.

Appunto. E la cosa importante da rilevare non è tanto che l'accordo è ovviamente "dirigista, peronista ed assistenziale" ma che a Confindustria (ed a tutte le altre associazioni, ma Confindustria fa più specie perché continua ad invocare il mercato, le riforme, la concorrenza che rende produttivi) non è venuto in mente altro!

È da questo che si vede l'incapacità di una classe dirigente di far fronte ai problemi di lungo periodo. Problemi alla cui altezza, evidentemente, o non arriva o non vuole arrivare.

Rispondo uno ad uno, così evito le generalizzazioni che fanno confusione.

Se siamo d'accordo su tutto, perfetto. Io, alla fine, nel commento che ha scatenato queste reazioni ho solo fatto un'osservazione, banale. Che un sussidio è un sussidio e non ci sono santi. Che lo facciano anche all'estero conta poco, rimane un sussidio. Lo fanno in alcuni paesi ancora di più, ed infatti vanno peggio di noi (e.g. Argentina) ed in altri di meno e quindi vanno meglio (e.g. Germania o Inghilterra). I dati son lì, da decenni. Meno non vuol dire che lo fanno zero, lo fanno MENO!

E, comunque, il mio punto era banale: deve valere per le imprese italiane (piccole, medie, grandi o enormi) la stessa regola che applichiamo ai metalmeccanici di Pomigliano e Mirafiori. Invocare per le imprese ragioni di "realismo" o di "praticismo" che non consideriamo applicabili ai metalmeccanici non vale.

L'altra cosa che occorre fare è evitare che ogni critica ad una categoria o associazione venga presa come un'offesa personale. Il problema delle distribuzioni di frequenze è che non hanno varianza zero: alguni soggetti stanno sulle code e sono quindi differenti da chi sta attorno a media, mediana o moda. È l'eterogeneità della vita e per questo c'è la statistica descrittiva.