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BOOM!

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Mi si perdoni l'ardire del distogliervi da Voltremont ma vorrei puntualizzare un paio di cose sull'accordo, visto che nell'articolo se ne parla. Premessa, sono con altri presenti qui uno degli zii dell'accordo.

E' stato comunque molto importante per molte PMI (190.000 ne hanno usufruito) nel momento peggiore della crisi, ma anche per le banche che in molti casi avrebbero avuto problemi ad avere rientri regolari con relativo possibile peggioramento dei bilanci per incagli.
L'allungamento del periodo di ammortamento permette di migliorare i flussi, se il calo del fatturato è stato forte, i flussi lo seguono, e non è detto che uno riesca a pagare la rata pre-crisi. Quindi questo è l'obiettivo.

La CdP interviene per "esplorare" la possibilità di "attenuare i costi di provvista" delle banche. Con 2000 distinguo tra l'altro.

Poi naturalmente uno può contestare la segmentazione della rappresentanza in Italia (anche se c'è chi lo ha guidato e chi lo ha semplicemente firmato, as usual).

Ma moltissime PMI lo chiedevano a gran voce. E lo si è fatto.

Purtroppo è un Tiff quindi non si copia ma chi lo volesse mi mandi una mail a renato.cifarelli at gmail e lo mando volentieri.
Tanto per parlare sui dati.

Se è per questo forse quell'accordo è arrivato addirittura in ritardo, quando una parte dei buoi era già crollata.

Ma il problema è l'intervento della CdP, foss'anche nei costi di provvista delle banche (in un commento sopra facevo notare che il MPS ha problemi da questo punto di vista), morta l'IRI la CdP ne sta prendendo il posto. E la Banca(rella) del Mezzogiorno pure nasce con intenti dirigisti assistenzialisti.

Infine è meritorio intervenire sulle PMi, ma proprio uno studio MPS evidenziava che le sofferenze e gli incagli erano in larga parte nelle Grandi Imprese, e nei contractors statatli, le PMi soffrivano di conseguenza, allungare le scadenze delle PMI per lo Stato Italiano ha significato anche evitare di pagare nei termini molti fornitori, e tener fintamente basso il deficit. Discorso lungo, ma GT non ha/aveva alcuna intenzione di "salvare il mercato", ma solo evitare una raffica mostruosa di decreti ingiuntivi alle Casse dello Stato.

Certo, Renato, il merito dell'accordo e' importante. Parliamone.

La prima cosa che mi viene da chiedere e': qual e' il tasso di accettazione delle domande di moratoria? Se questo e' minore del 100% (come credo sia) chi e come decide se una PMI e' in difficolta' temporanea a causa della crisi oppure in difficolta' strutturale perche' ha fatto gli investimenti sbagliati, o e' fuori mercato, o e' gestita male?

Tecnicamente questo accordo permette alle PMI di fare una ristrutturazione/rinegoziazione dei propri debiti. Se questo e' anche nell'interesse delle banche, come suggerisci, perche' non si mettono d'accordo privatamente? Perche' devono entrarci il governo e tutte le associazioni di categoria? Dov'e' l'esternalita' che giustifica l'intervento pubblico?

Indubbiamente in questo modo si sono mantenute in vita molte PMI strutturalmente sane ma temporaneamente insolventi (assieme a tante altre che invece dovrebbero uscire dal mercato). Ma questa e' una cosa che il mercato del credito dovrebbe saper fare meglio di Tremonti, no?

La prima cosa che mi viene da chiedere e': qual e' il tasso di accettazione delle domande di moratoria? Se questo e' minore del 100% (come credo sia) chi e come decide se una PMI e' in difficolta' temporanea a causa della crisi oppure in difficolta' strutturale perche' ha fatto gli investimenti sbagliati, o e' fuori mercato, o e' gestita male?

La percentuale è inferiore al 100% e anche l'ultimo accordo parla di aziende che non siano in stato di prefallimento non devono avere partite incagliate o ritardi nei pagamenti dei mutui.

Chi decide è la banca. (guarda sotto la risposta a Michele

Ma moltissime PMI lo chiedevano a gran voce. E lo si è fatto.

Anche gli operai di Pomigliano e Mirafiori chiedevano a gran voce sussidi pubblici alla FIAT, così da poter evitare certi turni di lavoro e certe regole di comportamento. Temporaneamente, almeno, finché durava la crisi, capisci?

Per LORO, Renato, non lo si è fatto!

Se stavi cercando di confermarmi che non solo questo è un governo di merda ma che i piccoli imprenditori italiani (almeno 190mila di loro) sono contentissimi di contribuire a mandare il paese a fare in culo più di quanto già non lo sia, purché ci possano ricavare in cambio qualche sussidio di breve periodo (pagato con le tasse dei lavoratori dipendenti ed i tagli alla ricerca) ci sei riuscito.

Complimenti, ottimo lavoro. Sono veramente fiero di Confindustria-PMI. Siete dei coraggiosi imprenditori. Guardate la concorrenza ed il mercato straight in the eye, e poi chiamate "Voltremont, Voltremont, ruba agli altri per dare a noi!". La disciplina del mercato, di cui ci riempiamo la bocca in ogni articolo de L'Imprenditore, che la si applichi agli altri. Noi mica votiamo PdL/Lega per niente, e che cavolo!

NOn sono un economista, quindi il mio linguaggio può essere impreciso. Ma in quel che dice Boldrin c'è molto di vero. Le PI (lascio stare le medie di cui so poco) scontano tutte non solo una diffusa sottocapitalizzazione, ma soprattutto alcune pessime abitudini che hanno portato molte di loro a situazioni di crisi ingoverbabile.

Mi riferisco all'abitudine pregressa, diffusissima specie in provincia, di accumulare patrimonialmente in ambito familiare (moltissimo in immobili) gli utili conseguiti, utilizzando sistematicamente il credito bancario per lavorare.

Nel momento in cui la lotta sulla concorrenzialità si è fatta dura, il costo finanziario si fa sentire. E se oltre a questo le banche diventano anche guardinghe e di manica stretta (come sono diventate) ci si può trovare in difficoltà gravissime, in quanto la liquidazione di mezzi propri congelati in patrimoni immobiliar-familiari diviene ardua per le crisi generale.

Da qui la richiesta di soccorsi. Ci sarebbe altro da dire sul rapporto fra prodotto e ricchezza, lo dirò (sempre d auomo della strada, intendiamoci, in un altro intervento.

Secondo una ricerca Confindustria-ANIE (elettronica ed elettrotecnica, settori del futuro/presente, 56 mld di fatturato del settore) il 70% delle aziende ha visto allungarsi i tempi di pagamento da parte della Grande Committenza (soprattutto settore trasporti, che sono aziende statali o semi-statali) e della PA, arrivando ad oltre 150 giorni di ritardo sui termini contrattuali.

Qui i riferimenti. E tralascio quelli del comparto edile, perchè lì i numeri sono veramente tali.

Allora perchè parlate di "sottopatrimonializzazione" delle PI, di "pessime abitudini" (che molti, grazie all'IRAP, mai abolita, si sono tolti? E non da oggi, ma dal 2000?), quando poi le banche chiedono "immobili personali a garanzia"? Quante di quelle 190.000 aziende che hanno chiesto e ottenuto la dilazione nei termini di rientro hanno a che fare con la PA ? Chi soffre di più ? Perchè è facile parlare male delle PMI, dei "favori politici", dell'intromissione della politica nei meccanismi di mercato, ma la realtà sono quegli 80 miliardi di euro che la PA deve alle aziende, e che le PMI per sopravvivere si devono far finanziare dalle banche. Lo Stato Italiano imparasse a onorare i suoi debiti, piuttosto!

Disclaimer: non lavoro con la PA, ma i discorsi che sento in ambito imprenditoriale sui pagamenti sono tutti lì: lo Stato non paga e sono tutti indebitati fino al collo, con le proprie case a garanzia dei debiti di Tremonti.

posso semplificare così?

L'accordo ufficializza che in ultima analisi le banche finanziano il Tesore e le PMI pagano gli interessi.

Caro Michele

compito di chi fa rappresentanza è portare le istanze degli associati.
La questione CdP non viene certo da Confindustria (sinceramente chemmefrega dei problemi di approvvigionamento delle banche) e per quanto ne so non ci sono particolari costi pagati con i soldi dei lavoratori.

La comparazione con Pomigliano mi pare personalmente fuori luogo ma conosco i metodi di un conoscente provocatore (e sai che se vuoi è una bella gara).

Per chi non lo sapesse l'accordo è nato tra privati, Confindustria e Intesa, per superare il momento di crisi che rischiava di mettere in difficoltà anche molte aziende sane.
Poi le altre banche hanno seguito (se no perdevano mercato, sai a volte il mercato funziona).
Al governo non è parso vero potere mettere il cappello sulla cosa anche se non c'entrava una beata mazza.

In questo caso sulla CdP per la copertura dei costi di approvvigionamento ci son tanti se e ma che è una enunciazione di intenzioni che nel migliore stile di Tremonti finirà in nulla.

Quello che c'era e rimane è il discorso di fondo di garanzia PMI per le banche sul quale però (nella tradizione NfA) non ho dati quindi non potrei parlare. Ma non ho mai sentito dire che ci fossero particolari tensioni quindi immagino non abbia avuto molto uso.

Ti mando l'accordo, così ci fai una cosa con un po' di peperoncini che ultimamente ti vedo bello carico :-)

 

che rischiava di mettere in difficoltà anche molte aziende sane.

Ripropongo il mio punto: se erano sane, allora le banche avevano un interesse a non lasciarle morire, a prescindere da tutto il resto.  Perche' non l'hanno fatto da sole?

Ripropongo il mio punto: se erano sane, allora le banche avevano un interesse a non lasciarle morire, a prescindere da tutto il resto.  Perche' non l'hanno fatto da sole?

Ho come l'impressione di non riuscirmi a spiegare o non capire.

In che senso "da sole".
Senza contributi governativi? (che secondo me non ci sono)

Senza accordo quadro?
In questo caso invece spesso è più comodo, quando ci sono numeri di questo genere in ballo, avere un accordo quadro che preveda degli automatismi e che aiuti la banca (e Confindustria) a fare marketing.
Non a caso come ho detto l'accordo nasce tra Confindustria e Intesa (e ne abbiamo fatto un altro poco tempo fa su diversi punti) e le altre han seguito.

 

Secondo te i contributi governativi non ci saranno ma Voltremont parla esplicitamente di un ruolo dello stato (attraverso la CDP) in qualità di finanziatore.

In che senso "da sole". Senza contributi governativi? (che secondo me non ci sono) Senza accordo quadro?

Senza entrambe le cose.  Se io sono una PMI sana in difficolta' per la crisi vado in banca e dico: "Senti, come puoi verificare io sono sano ma questa maledetta crisi mi mette in ginocchio.  Passata la tempesta torno a correre, pero'. Ristrutturiamo il mio debito?" Se la banca sa fare il proprio mestiere sapra' dare la risposta giusta.

Assumiamo che non ci sia alcun contributo, in nessuna forma. Perche' questa risposta dovrebbe essere diversa con un "accordo quadro"? Cosa cambia se so che anche tutti gli altri fanno lo stesso? Questa aspettativa gia' ce l'ho se le banche sanno fare il proprio mestiere. Ne' mi pare che l'accordo aiuti a fare una migliore discriminazione tra PMI sane e malate.

Mi perdoni, ma a me sembra che l'accordo serva a fare proprio discriminazione tra PMI sane e malate. Se ho capito bene la Cdp farà da garante. Giusto? Stabilito questo, alle PMI sane, ristrutturo il debito, mentre le malate le carico ancora di più di debiti, per me banca erano sane, dei gioiellini di efficienza, come la Parmalat per intenderci. Poi le faccio fallire, con la Cdp a fare da garante ci faccio un bel gruzzoletto, che mi ripaga anche dai mancati guadagni dalle PMI sane. Poi usciti dalla crisi ho da spremere l'altro pacco.

Le sembra uno scenario inverosimile?

uno scenario inverosimile?

Tutt'altro.

 

Questa aspettativa gia' ce l'ho se le banche sanno fare il proprio mestiere

Ne parlavamo molto ai tempi della crisi finanziaria: le banche NON sanno fare più le banche, oramai esistono dei computer con dei software "andamentali" che dicono se un'azienda è sana oppure o no.

Nessun giudizio di merito: anche l'inserimento delle PEF per le pratiche di fido assomiglia a un quiz dove devi solo mettere le crocette nella casella, secondo le banche le persone non sono in grado di valutare, i computers sì.

Quindi, ad esempio, 30 giorni di sconfino (fosse anche per la maturazione degli interessi) portano al blocco automatico di ogni importo in addebito (fosse anche la bolletta della luce), 60 giorni portano all'incaglio, 120 giorni alla richiesta automatica di rientro e segnalazione in SIA. (Centrale Rischi Interbancaria).

Quindi tutto il discorso dell'imprenditore che si siede, discute, presenta bilanci, business plan, etc. semplicemente in Italia non esiste.

Ripeto il punto: le PMI (e anche molte Grandi Aziende) stanno pagando lo scotto di una montagna di 80 miliardi di debiti che lo Stato non paga (anche perchè molti sono debiti fuori bilancio, veicolati attraverso società spurie, al fine di non far aumentare il rapporto debito/PIL).

Senza entrambe le cose.  Se io sono una PMI sana in difficolta' per la crisi vado in banca e dico: "Senti, come puoi verificare io sono sano ma questa maledetta crisi mi mette in ginocchio.  Passata la tempesta torno a correre, pero'. Ristrutturiamo il mio debito?" Se la banca sa fare il proprio mestiere sapra' dare la risposta giusta.

Vero, ma se c'è un accordo quadro lo si fa in automatico in qualche giorno su richiesta, se ognuno contratta 190.000 pratiche probabilmente non le avrebbero mai fatte.
Parere personale (di uno che non ne ha usufruito)