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sono stato troppo sintetico e tranchant. però la "qualità oggettiva"! è lei che provoca :-), assomiglia molto al "valore reale" diverso dal prezzo.

alcune commodities, i beni che dovrebbero per definizione essere indistinguibili, paradossalmente ammettono la "qualità oggettiva" in quanto relativa ad un fattore preciso singolo: il petrolio ha diversi livelli di impurità, il bestiame vivo diversi ed oggettivi tassi di accrescimento eccecc. allora è possibile certificare e valutare queste differenze.

appena fuori da lì, è il finimondo: il cappello borsalino era di grande qualità (oggettiva? non per il popolo basco!), poi è cambiata la moda e adesso lo si usa a carnevale.

al ristorante, so io cosa mi piace, come voglio la cottura della bistecca, mica il cuoco vissani che indubbiamente ne sa molto più di me.

il capitano cook riuscì a fare mangiar crauti (che per l'epoca erano peggio degli OGM) all'equipaggio servendoli dapprima ed esclusivamente alla mensa ufficiali. così diventarono di qualità...

 

gli è che tutti noi vorremmo avere usi e costumi sofisticati, anche senza la fatica che educare il gusto comporta ( il corso per sommelier è difficile!) e pretenderemmo da terzi, cioè i tremendi consorzi "a difesa della tradizione gastronomica" che ci servissero loro e a buon prezzo, cose che noi non riusciamo più a distinguere.

tali consorzi, come è ben intuibile, difendono poi solo gli interessi dei produttori più scarsi, livellano verso il basso.