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Non sono assolutamente daccordo con l'idea che la qualità sia soggettiva, le prefrenze dei consumatori o degli esseri umani sono soggettive, ma chiunque ( come Franco ) abbia sulle spalle un po di esperienza in attività produttive sa benissimo che esistono differenze oggettive e verificabili tra diversi prodotti, il fatto che una qualità maggiore di quella necessaria per soddisfare le esigenze dei consumatori sia spreco di risorse è un ovvietà che non cancella queste differenze.

Se un cereale "biologico" ha una quantità di muffe e quindi di tossine cancerogene molto maggiore di un OGM (caso reale) è oggettivamente più dannoso per la salute, la carne proveniente da bovini al pascolo argentini ha caratteristiche oggettivamente misurabili che la rendono più saporita e nutriente del bovino pompato di mangimi nella stalla appena fuori città.

In questo senso Franco , se leggi bene non parlava della "qualità" in senso astratto, ma delle qualità intese come caratteristiche oggettivamente verificabili e queste esistono, e in molti casi sono così evidenti a chi ne ha esperienza personale da rendere incomprensibile il comportamento di chi le sacrifica per aspetti " ideologici".

 

sono stato troppo sintetico e tranchant. però la "qualità oggettiva"! è lei che provoca :-), assomiglia molto al "valore reale" diverso dal prezzo.

alcune commodities, i beni che dovrebbero per definizione essere indistinguibili, paradossalmente ammettono la "qualità oggettiva" in quanto relativa ad un fattore preciso singolo: il petrolio ha diversi livelli di impurità, il bestiame vivo diversi ed oggettivi tassi di accrescimento eccecc. allora è possibile certificare e valutare queste differenze.

appena fuori da lì, è il finimondo: il cappello borsalino era di grande qualità (oggettiva? non per il popolo basco!), poi è cambiata la moda e adesso lo si usa a carnevale.

al ristorante, so io cosa mi piace, come voglio la cottura della bistecca, mica il cuoco vissani che indubbiamente ne sa molto più di me.

il capitano cook riuscì a fare mangiar crauti (che per l'epoca erano peggio degli OGM) all'equipaggio servendoli dapprima ed esclusivamente alla mensa ufficiali. così diventarono di qualità...

 

gli è che tutti noi vorremmo avere usi e costumi sofisticati, anche senza la fatica che educare il gusto comporta ( il corso per sommelier è difficile!) e pretenderemmo da terzi, cioè i tremendi consorzi "a difesa della tradizione gastronomica" che ci servissero loro e a buon prezzo, cose che noi non riusciamo più a distinguere.

tali consorzi, come è ben intuibile, difendono poi solo gli interessi dei produttori più scarsi, livellano verso il basso.