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Da Da Da

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credo che c'entri molto la ventata del campanilismo e del localismo provinciale, quella che, appunto, apprezza la cipolla se è coltivata nel campo del vicino o il prodotto di tal regione

È soprattutto una tendenza culturale in atto, legata ad un certo ambientalismo superficiale che demonizza a priori le cosiddette manipolazioni - ad esempio, gli ogm - e preferisce i prodotti "naturali" (tra molte, molte virgolette ....), meglio se "a km 0". E che vagheggia di un passato nel quale l'uomo viveva a contatto piú stretto della natura, seguendone i ritmi anziché contrastarli. C'è una fascia di persone - tutt'altro che trascurabile - disponibile a scegliere merci che si fregino di tali caratteristiche, persino pagando un prezzo maggiore e quasi sempre in maniera acritica, cioè senza valutare le reali qualità: è del tutto normale che le aziende assecondino tale input, e che la pubblicità si adegui.

Sospetto anche che il momento di generale crisi economica, che genera incertezza, contribuisca ad aumentare la simpatia per un qualsiasi ipotetico buon tempo andato, che la memoria - solitamente addolcita di default - restituisce come felice e sicuro.

non si può dire meglio!

oddio,

C'è una fascia di persone - tutt'altro che trascurabile - disponibile a scegliere merci che si fregino di tali caratteristiche, persino pagando un prezzo maggiore e quasi sempre in maniera acritica, cioè senza valutare le reali qualità: è del tutto normale che le aziende assecondino tale input, e che la pubblicità si adegui.

mi sembra una bella svista: quale sarà mai la "reale" qualità se non la preferenza espressa dal consumatore? la qualità è soggettiva. punto.

 

latouche è certo un responsabile della tendenza culturale in atto e, a suo tempo,  l'avevo  sfogliato alla ricerca di quella età dell'oro a cui bisognerebbe tornare a botte di decrescita.

non ne ha fatto un mistero massonico, tutt'altro: è semplicemente la sua francia degli anni '50.

quando era giovane lui! per pervenire a questo prevedibilissmo risultato, almeno ci avesse fatto della bella letteratura in mezzo...

e poi ci si stupisce che qualcuno (io!) faccia il tifo per il pomodoro cinese.

Non sono assolutamente daccordo con l'idea che la qualità sia soggettiva, le prefrenze dei consumatori o degli esseri umani sono soggettive, ma chiunque ( come Franco ) abbia sulle spalle un po di esperienza in attività produttive sa benissimo che esistono differenze oggettive e verificabili tra diversi prodotti, il fatto che una qualità maggiore di quella necessaria per soddisfare le esigenze dei consumatori sia spreco di risorse è un ovvietà che non cancella queste differenze.

Se un cereale "biologico" ha una quantità di muffe e quindi di tossine cancerogene molto maggiore di un OGM (caso reale) è oggettivamente più dannoso per la salute, la carne proveniente da bovini al pascolo argentini ha caratteristiche oggettivamente misurabili che la rendono più saporita e nutriente del bovino pompato di mangimi nella stalla appena fuori città.

In questo senso Franco , se leggi bene non parlava della "qualità" in senso astratto, ma delle qualità intese come caratteristiche oggettivamente verificabili e queste esistono, e in molti casi sono così evidenti a chi ne ha esperienza personale da rendere incomprensibile il comportamento di chi le sacrifica per aspetti " ideologici".

 

sono stato troppo sintetico e tranchant. però la "qualità oggettiva"! è lei che provoca :-), assomiglia molto al "valore reale" diverso dal prezzo.

alcune commodities, i beni che dovrebbero per definizione essere indistinguibili, paradossalmente ammettono la "qualità oggettiva" in quanto relativa ad un fattore preciso singolo: il petrolio ha diversi livelli di impurità, il bestiame vivo diversi ed oggettivi tassi di accrescimento eccecc. allora è possibile certificare e valutare queste differenze.

appena fuori da lì, è il finimondo: il cappello borsalino era di grande qualità (oggettiva? non per il popolo basco!), poi è cambiata la moda e adesso lo si usa a carnevale.

al ristorante, so io cosa mi piace, come voglio la cottura della bistecca, mica il cuoco vissani che indubbiamente ne sa molto più di me.

il capitano cook riuscì a fare mangiar crauti (che per l'epoca erano peggio degli OGM) all'equipaggio servendoli dapprima ed esclusivamente alla mensa ufficiali. così diventarono di qualità...

 

gli è che tutti noi vorremmo avere usi e costumi sofisticati, anche senza la fatica che educare il gusto comporta ( il corso per sommelier è difficile!) e pretenderemmo da terzi, cioè i tremendi consorzi "a difesa della tradizione gastronomica" che ci servissero loro e a buon prezzo, cose che noi non riusciamo più a distinguere.

tali consorzi, come è ben intuibile, difendono poi solo gli interessi dei produttori più scarsi, livellano verso il basso.

 

 

È soprattutto una tendenza culturale in atto, legata ad un certo ambientalismo superficiale che demonizza a priori le cosiddette manipolazioni - ad esempio, gli ogm - e preferisce i prodotti "naturali" (tra molte, molte virgolette ....), meglio se "a km 0". E che vagheggia di un passato nel quale l'uomo viveva a contatto piú stretto della natura, seguendone i ritmi anziché contrastarli.

Secondo me la spiegazione e' piu' semplice: protezionismo e sussidi. Siccome nel resto del mondo le coltivazioni OGM hanno con successo preso piede (portando a importanti aumenti di produttivita', vedi ad esempio il caso della soya in Argentina), scoraggiare il consumo di cibi OGM con campagne propagandistiche o vietarlo del tutto ope legis rappresenta un modo di dirottare denaro dalle tasche dei consumatori a quelle degli straprotetti e strasussidiati agricoltori dell'EU. Questo, ovviamente, solo se dal canto loro i medesimi si astengono dal produrli, anche se cio' significa qualita' e produttivita' inferiori: da qui la linea anti-OGM di Zaia e Coldiretti, incluso il supporto agli eco-squadristi dei centri sociali che devastano i campi di Fidenato.

Re(2): Da Da Da

z f k 19/8/2010 - 09:45

Probabilmente c'e' del vero, ma...

Il problema e' che gli OGM sono sotto brevetto. Se hai un campo bio confinante con uno ogm, metti che il polline ogm finisca nel tuo; fai il raccolto e porti a vendere; gli ispettori controllano se c'e' roba ogm e la trovano. Devi pagare i diritti ai detentori del brevetto. Ma tu non hai seminato ogm... E non puoi piu' vendere come bio, perche' "contaminato".

http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90103,00...

http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90104,00...

Stando a questi servizi, poi, la roba ogm non pare funzionare meglio...

[Edit]

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/18/miti-ogm-1-semi-sterili/51095/

che caso... :)

CYA

Sul problema della dispersione del polline ci sono semplicissime soluzioni, dato che NON può essere considerato OGM un prodotto con meno del 1% di OGM e che nel caso del mais per esempio è stato verificato che ad una distanza di 25 metri da una coltivazione , in qualsiasi condizione metereologica le concentrazioni di polline sono talmente basse da rendere impossibile l'impollinazione sarebbe sufficente obbligare chi coltiva OGM a lasciare una fascia di 25 metri sul lati della coltivazione per non avere problemi.

Le osservazioni sull'OGM poi sono viziate da un ipocrisia, si pretendono controlli sugli OGM che se fossero fatte sui prodotti biologici o tradizionali ne causerebbero l'espulsione dal mercato il giorno stesso.

Mi sembra l'idiozia ideologica per cui il NATURALE è per principio buono.

Le situazioni e i prodotti vanno valutati caso per caso, esistono OGM come il cotone che riducendo la necessità di antiparassitari hanno salvato la vita a milioni di poveri contadini indiani, proibirli è criminale.

Re(1): Da Da Da

FDG 19/8/2010 - 09:41

Beh alcuni prodotti sono probabilmente a ragione considerati "migliori" se acquistati nel / provenienti dal loro luogo d'origine (non solo geografica, anche storica), semplicemente perchè una maggior tradizione nella loro lavorazione dovrebbe garantire una qualità di alto livello. Senza contare che in certi casi non è neppure semplice crescere una pianta dalle caratteristiche organolettiche identiche in un luogo geomorfologicamente diverso, pur partendo dalle stesse radici (vedasi ad es. il Gewurztraminer, con gusto molto diverso a seconda che provenga dal Sudtirol o dal basso Reno). 

Beh alcuni prodotti sono probabilmente a ragione considerati "migliori" se acquistati nel / provenienti dal loro luogo d'origine (non solo geografica, anche storica), semplicemente perchè una maggior tradizione nella loro lavorazione dovrebbe garantire una qualità di alto livello.

Cioe', ci stai dicendo che il mais lo dobbiamo comprare da Aztechi e Maya? :-) I quali, tra l'altro, l'avevano ottenuto con tecniche OGM ante-litteram: cosi' come lo conosciamo, il mais non esiste allo stato selvatico.

Beh alcuni prodotti sono probabilmente a ragione considerati "migliori" se acquistati nel / provenienti dal loro luogo d'origine (non solo geografica, anche storica), semplicemente perchè una maggior tradizione nella loro lavorazione dovrebbe garantire una qualità di alto livello.

Ad adiuvandum: il pomodoro Pachino deriva da una mutazione indotta da biologi agrari israeliani una quarantina di anni fa. Fu introdotto nella zona di Pachino in quanto ambiente adatto alla coltura.

Quindi, dietro queste mutazioni genetiche, si intravede un complotto sionista, in collaborazione con la mafia siciliana ? :D

Ovviamente sto scherzando ma, giuro, che ho letto un concetto simile in un' e-mail ad un quotidiano inglese qualche anno fa.

Re(3): Da Da Da

lugg 20/8/2010 - 15:25

I quali, tra l'altro, l'avevano ottenuto con tecniche OGM ante-litteram: cosi' come lo conosciamo, il mais non esiste allo stato selvatico.

Scusate l'ignoranza, ma per OGM non si intendono organismi in cui la modifica dei geni consiste in inserimento di geni non propri? Tipo grano mischiato con geni dei muschi polari, con i quali non potrebbero incrociarsi manco per idea, per renderli resistenti al freddo?

Perche' AFAIK la genetica in agricoltura e' sempre stata usata, ci sono persino i report di Alessandro Magno che manda i buoi catturati in India per incrociarli con quelli greci e migliorare la razza - ma sempre tra specie interfeconde e selezionando mutazioni.

Sostanzialmente è esatto: OGM è un termine (mediatico più che scientifico) per descrivere quelle piante cui sono stati introdotti geni in maniera "industriale", cioè non tramite incroci e selezioni successive (come in realtà l'agricoltura fa da tempo) allo scopo di migliorarne alcuna caratteristiche. Però, da un punto di vista più ampio, in entrambi i casi si tratterebbe di "modificazione genetica".

Poi questa non "naturalità" degli OGM (fatta dalle "malvagie" multinazionali, a caccia del "malvagio" profitto) ha creato una demonizzazione con circolazione anche di notizie assurde tipo centinaia di migliaia di suicidi, insetti diventati killer per modificazioni genetiche, campi infestati dalle vicine semenze OGM ecc...

Addirittura ricordo Beppe Grillo e Dario Fo (in separate sedi) che si scagliavano contro gli OGM chè avrebbero costretto "il contadino a comprare la semenza dalla multinazionale, perchè non avrebbe potuto utilizzare quella del raccolto!" Come se da decenni non fosse già così anche nell'agricoltura tradizionale (per questione di qualità delle sementi).

Ottimi siti di approfondimento (secondo me of course) sono qui e qui ed anche qui

Nel caso del grano duro utilizzato per fare la pasta si tratta di OGM nel senso che l'Organismo è stato Geneticamente Modificato bombardandolo con radiazioni, ottenendo migliaia di mutazioni aberranti e poche piante con mutazioni apparentemente "BUONE".

Ora l'idea che una mutazione ottenuta inserendo un singolo gene dalle caratteristiche ben conosciute possa essere più pericolosa di una ottenuta con un bombardamento è sensata tanto quanto l'idea che per aprire una finestra in una casa senza avere problemi strutturali il metodo migliore sia l'utilizzo di un razzo Qassam.

Re(5): Da Da Da

lugg 20/8/2010 - 21:34

Ora l'idea che una mutazione ottenuta inserendo un singolo gene dalle caratteristiche ben conosciute possa essere più pericolosa di una ottenuta con un bombardamento è sensata tanto quanto l'idea che per aprire una finestra in una casa senza avere problemi strutturali il metodo migliore sia l'utilizzo di un razzo Qassam.

Ma infatti non era mica quella la mia idea :)

Semplicemente, mi ricordavo come definizione di OGM qualsiasi cosa che si ottenesse con modifiche non possibili con metodi "normali", inclusi incroci Mendeliani.

 

Re(3): Da Da Da

FDG 20/8/2010 - 20:57

A mia discolpa c'è scritto "alcuni" :P :P :P

No vabè comunque seriamente; se vengono meglio, ottimo, però ci sono dei prodotti che beneficiano di specifici microclimi. Ad es. per rimanere nelle mie zone, han provato a fare il prosecco in Val Belluna ma ne è uscito un vin bianco acidissimo. Han anche provato a fare l'olio dai pochi ulivi delle colline del trevigiano, e se lo si confronta con quello di Bitonto pare che sia olio di semi

No vabè comunque seriamente; se vengono meglio, ottimo, però ci sono dei prodotti che beneficiano di specifici microclimi. Ad es. per rimanere nelle mie zone, han provato a fare il prosecco in Val Belluna ma ne è uscito un vin bianco acidissimo. Han anche provato a fare l'olio dai pochi ulivi delle colline del trevigiano, e se lo si confronta con quello di Bitonto pare che sia olio di semi

Questo e' perfettamente possibile, ma non e' un motivo sufficiente per estirpare per legge o, peggio, con azini squadristiche, olivi dal Trevigiano o vitigno glera dalla Val Belluna: ci penseranno poi i consumatori a fare giustizia, comprando i prodotti cor miglior rapporto qualita'/prezzo. Al piu' e' un argomento a favore di una corretta etichettatura sulle confezioni.

Re(5): Da Da Da

FDG 21/8/2010 - 08:43

Right, giustissimo.