Titolo

Da Da Da

2 commenti (espandi tutti)

Da Da Da

Marcks 18/8/2010 - 18:51

Giorgio, Giorgio, Giorgio!

Ma ci hai preso in pieno! Il passatismo stagnante, malinconico, languido e irrecuperabilmente triste è davvero la cifra del nostro modo di vedere alle cose adesso...e siccome la pubblicità è il proprio tempo appreso con le moderne tecniche di marketing (per inciso, gli esperti di marketing conoscono noi e la nostra società molto meglio di preti, pedagogisti, insegnanti e genitori) non è casuale che la cosa si rifletta nella pubblicità.

Se uno legge tutta letteratura apocalittica sul tema della pubblicità e i condizionamenti che essa ingenerererebbe legge di bisogni creati da nulla, di cortocircuiti freudiani che verrebbero messi in moto al solo scopo di piazzare oggetti dei quali non ce ne facciano nulla...e invece se vedi le pubblicità italiane di adesso sono tutte un'elegia di cose che furono e più che creare bisogni insoddisfacibili (perché da riempirsi con desideri sempre nuovi [questa è la dialettica tra l'infinitezza dei bisogni e dei desideri e la limitatezza dei mezzi per appagarli, almeno per la genia di hegeliani che trovano così modo per spacciare il loro ardore teoretico come mezzo analitico serio]), ecco dicevo tutta questa retorica a me fa venire in mente l'oscillare di sedie a dondolo alla sera, con la copertina sulle gambe e il rumore della chiave a doppia mandata che al primo imbrunire si mette fra sé e il mondo.

E' così: abbiamo pubblicità bucoliche dove una cosa si vende perché richiama i lavori dei nonni; la famiglia è sempre in mezzo alle palle qualunque cosa si voglia vendere (io giuro quando sentivo Mina con le sue parole su amici e pasta, lei che non si vede mai in giro ed una solitaria assoluta, avrei avuto voglia che le venisse una raucedine e non potesse parlare o cantare per mesi).

Ps: le mozzarelle che volano non sono tali, ma è un altro tipo di formaggio ;).

Ps: la trasmissione DA DA non si capisce perché la facciano, o meglio si capisce benissimo visto che prendono frattaglie che cucinano a costo zero e ti sparano in una fascia oraria in cui magari si potrebbe fare informazione...ma alla Rai sono peggio che nelle scuole: vanno in vacanza a Maggio e tornano a Settembre. E poi hanno il coraggio di chiamarlo "Servizio Pubblico".

Quella del retrò è una mania indotta dal campanilismo imperante, dall'enfasi sulle identità che un sacco di gente scambia con il gusto per la polenta taragna. Questo ingenera chiusura mentale e sfiducia nel futuro.