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Le 7 proposte del PD

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Quello che diceva per i farmacisti vale per tutti gli ordini professionali in Italia: nella loro forma attuale sono "forme medioevali delle corporazioni e dei mestieri". Si possono riformare in maniera utile per i consumatori solo smantellandoli, non ritoccando questa o quella cosetta.

L'American Society for Quality nella sua breve storia della qualità pone l'inizio dell'uso moderno del concetto proprio nelle forme medievali delle corporazioni e dei mestieri. Ho iniziato con questa citazione per partire con qualcosa di ameriKano - e avrei potuto ricordare anche l'articolo di andrea moro su nFA ov'egli rammenta - tra l'altro - che la parrucchiera di Lower Manhattan che gli taglia i capelli «tiene accanto allo specchio un certificato ben incorniciato del dipartimento sanitario dello stato di New York che certifica il titolo conseguito; la certificazione è necessaria per praticare la professione di parrucchiera». Del resto ho già avuto modo di segnalare come anche alla Bocconi si sia rotto il Muro di Omertà sulla questione, laddove in un'articolo per la voce.info viene discusso l'esempio inglese per rapporto al caso italiano, scindendo correttamente la discussione sulle funzioni legate alla tutela della qualità e della professionalità rispetto a quelle relative alle (auto-)tutele di natura economica.

Poi ovviamente rammento di nuovo il sito UE sulle professioni regolate, per chi volesse continuare ad approfondire la questione in maniera ragionata e non ideologica.

RR

 

 

Il discorso di qui sopra potrebbe essere condivisibile se le corporazioni in questione avessero la sia pur minima utlità a garantire l'utente, ora io non so se ultimamente è stato abrogato, ma l' l’articolo 7 comma 9 della legge n. 3.161 del 1991 sull’ordinamento delle farmacie recitava testualmente:

"In caso di decesso del farmacista titolare del diritto di gestione della farmacia privata, il coniuge o l’erede, anche se non in possesso delle qualifiche richieste, può mantenere il diritto di gestione del negozio fino al compimento del trentesimo anno di età o, eventualmente, per un periodo di dieci anni se entro un anno dall’acquisizione della partecipazione si iscrive a una facoltà di farmacia"

Cioè chi eredita il privilegio corporativo può esser un cane incompetente ma se lo tiene , mentre un laureato con il massimo dei voti, indipendentmente dalle competenze si attacca al tram.

Mi sembra quindi ideologico e in malafede ogni tentativo di difendere la detta situazione nel caso delle farmacie.

 

E chi "difende la detta situazione nel caso delle farmacie"? Quella cosa lì è familismo all'Italiana, non è Ordine Professionale. Io criticavo i picconatori, ma sono disposto ad allearmi con chi vuole riformare gli Ordini per renderli corrispondenti ai canoni internazionali.

Del resto è lo stesso discorso che si fa in materia di titoli di studio. O in materia di certificazioni. Di vigilanza. Ecc. ecc.

RR