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Il debito greco ed il rischio sistemico

4 commenti (espandi tutti)

Michele, penso che questo post possa e debba essere approfondito ed espanso in un thread a parte, partendo dall'inizio e con gli eventuali termini tecnici accompagnati da traduzioni per gli studenti delle scuole medie (tra cui io). Credo che tocchi un punto cruciale del vostro lavoro.

Marco, e' un po' complicato. Comincio con un esempio semplice, magari a qualcun altro viene la voglia di continuare ed espandere. Ovviamente puoi chiedere chiarimenti.

Pensa a due Robinson Crusoe naufraghi nella stessa isola deserta. Uno sa produrre banane e l'altro noci di cocco. Una banana e una noce ciascuno bastano per vivere, ma due banane (o due noci) fanno venire l'indigestione. L'idillio estatico avviene quando mangiano una banana e una noce ciascuno. A entrambi piace anche oziare, oltre che mangiare, ma l'evento idillico batte l'ozio. In questo mondo ci sono due "equilibri", o esiti possibili. (1) Ciascuno produce un frutto e se lo mangia e passa il resto della giornata oziando. (2) Ciascuno produce due frutti e si scambiano una banana con una noce. 

La mattina ciascuno si sveglia e deve decidere se produrre uno o due frutti, senza sapere o aver modo di vedere cosa fara' l'altro dalla parte opposta dell'isola. Se si aspetta che il suo amico produca due, allora produrra' due. Altrimenti, perche' far fatica per niente?

Come fa? Guarda il sole e vede se ha prodotto delle macchie solari (sunspot). Se si, produce due frutti, altrimenti ne produce solo uno. Nota che la macchia solare e' un puro evento cosmologico che ha nessuna rilevanza sulla produttivita' degli alberi da frutto. 

Traduco nell'esempio concreto: l'equilibrio (1) e' quello paventato dal "rischio sistemico), mentre (2) rappresenta un mondo dove si cresce ovunque. Il sunspot paventato, sarebbe il default della grecia. Se mi aspetto che la grecia paghi i suoi debiti, io tengo i depositi nella mia banca italiana che possiede una quota di una banca tedesca che possiede una certa quota di titoli greci. Altrimenti, ritiro i depositi perche' temo che la mia banca fallisca etc etc..

Il problema e' che non si capisce perche' il fallimento della grecia, piuttosto che qualsiasi altro evento, sia cio' che provoca il sunspot, la sfiducia nei mercati. In un certo senso se le cose stanno cosi' noi economisti dobbiamo lasciar fare agli astonomi (o astrologi, fa lo stesso). 

L'unico aspetto che i teorici del rischio sistemico non spiegano bene e' il fatto che il fallimento della grecia non e' un puro sunspot, un po' di relazione con la produttivita' del sistema finanziario e reale ce l'ha. Ma il meccanismo di trasmissione che provocherebbe il panico ed il passaggio all'equilibrio uno non e' spiegato bene. 

Inoltre, ancora parafrasando michele, certi discorsi rischiano di creare il sunspot. Supponi ci siano molti soli, e la gente non sa quale guardare per vedere se c'e' il sunspot. Frasi del tipo "salviamo la grecia, altrimenti i mercati chiudono" suggeriscono a tutti di guardare al sole-grecia, finendo per avverare la profezia: siccome tutti stanno a guardare la grecia, se c'e' default davvero nessuno produce piu' niente. E il tutto e' perfettamente razionale. 

Sono andato un po' di fretta nella seconda parte, spero aiuti. 

Andrea, tutt'altro che di fretta, grazie è chiarissimo, almeno per quanto riguarda la prima parte del post di Michele.

Resta un secondo aspetto: se di fronte a un andamento basato sui "sunspot" l'economista "chiude baracca e getta i burattini", resta da capire che valore e che ambito di applicazione hanno i discorsi "razionali" dove per razionali immagino si intenda sia i comportamenti degli attori (i due produttori di noci e banane) sia di chi si trova a leggere e analizzare i comportamenti dei due e a prevederne i comportamenti futuri. Non mi sembra un problema da poco.

Michele ha esagerato. Ovviamente anche in un mondo con equilibri multipli ce ne sono di cose da studiare prima di chiudere baracca. Intanto, e' utile capire cosa sia un possibile esito di equilibrio e cosa non lo e'. Secondo, e' possibile studiare meccanismi istituzionali che eliminano certi equilibri indesiderati, c'e' tutta una branca dell'economia che non fa altro. Infine, c'e' veramente da capire come questi equilibri vengono scelti.

Non me ne intendo molto, ma sospetto che chi ha paura del systemic risk non abbia in mente il mio modellino, ma una versione dinamica, in cui i due naufraghi scelgono ogni giorno cosa fare, e certi eventi innescano reazioni a catena che portano rapidamente all'esito indesiderato. La nozione di equilibrio/esito di questa versione dinamica non e', come nel mio esempio, una lista di quanto si produce e consuma, ma una serie di tali liste che descrivono quanto si produce e consuma ogni giorno. Qui il problema della molteplicita' diventa enorme: per esempio, prendi il mio modello e considera la versione dinamica: esiste un esito in cui entrambi producono 2 nei giorni pari e 1 nei giorni dispari. Oppure 2 nei giorni che finiscono con il 3. Ma anche in questo caso non si tratta di chiudere baracca, ma di pensare a meccanismi che conducano all'esito desiderato. Non si puo' dire che "salvare la grecia" sia uno di tali meccanismi senza avere un modello (non solo teorico, ma anche empiricamente valido: e cioe', davvero la grecia con le dimensioni che ha puo' scatenare la crisi mondiale?) che spieghi perche' la grecia puo' scatenare la reazione a catena. Questo, credo, il senso el commento di michele e del mio in un thread nel post sulla cina.