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Il debito greco ed il rischio sistemico

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Il post sulle vignette di PE mi aveva già convinto che un eventuale fallimento della Grecia non avesse i numeri per innescare il disastro, questo nuovo articolo ancora di più. Mi concentro su quello che non avevo capito (a costo di sembrare stupido): può la paura che il disastro avvenga, non dico farlo avverare, ma fare ugualmente grossi danni?

Non parlo di spiriti animali o di irrazionalità, già abbondantemente sbertucciate su questo sito. Parlo di persone che hanno portafogli di attività finanziarie e che ne aggiustano la composizione in modo razionale sulla base delle caratteristiche di rischio/rendimento desiderate. Visto che solo ieri il mondo sembrava sull’orlo di una crisi di nervi e che questi signori ci mettono poco a perdere una montagna di soldi se non reagiscono tempestivamente, non è possibile che qualcuno decida che è più prudente alleggerire certe posizioni? Se uno comincia è possibile che altri seguano?

Con questo non voglio difendere Costas che vive a sbafo (mi ricorda certi miei concittadini) né chi prontamente vuole corrergli in soccorso (con i soldi nostri), mi chiedo se non dovremmo tenere conto anche di questa variabile nel prendere la decisione finale e quale peso dargli.  Mi è chiaro che il debito della Grecia per dimensione non dovrebbe destare pensiero e per qualità è diverso da quello di altri stati mediterranei, tuttavia come accade ed è accaduto che ottime azioni siano finite in saldo (non per follia ma sempre per motivi razionali tipo stop loss, necessità di cassa per coprire margini e dio sa che altro) non può succedere che titoli di debito già mediocri  finiscano per essere valutati come pessimi ed altri ottimi debbano scontare il rischio di quelli appena sufficienti?

Chiaro pure che il debito nel complesso o è sostenibile o non lo è e se lo è chissene frega della Grecia. Ma la perplessità (magari infondata) rimane: Quando comincia la corsa agli sportelli, i correntisti delle banche più virtuose dormono sonni tranquilli o prelevano pure loro “che non si sa mai”?

Se ho capito bene per Michele la Grecia è troppo piccola per far partire la corsa per cui non c’è pericolo e non è plausibile che gli operatori assegnino ad un suo eventuale default una valenza superiore a quella del suo peso sul totale debito dell’eurozona (oppure sul pil se questa misura da meno phastidio ;)

Giusto per inciso, sono contrario a tenere in vita tutto quello che è tecnicamente morto (dagli esseri umani alle banche commerciali alle nazioni del mediterraneo con una lunga storia). Probabilmente sono solo affascinato in modo eccessivo dalle aspettative che si autorealizzano (o semplicemente non le ho studiate a sufficienza).

 

Massimo, a me pare che alla fine siamo d'accordo, nel seguente senso (uso termini tecnici per fare più presto, se risulto oscuro confido in chiarimenti successivi).

SE il mondo è governato da sunspots e gli equilibri possibili di prezzo sono multipli, anzi indeterminati, ALLORA il rischio sistemico esiste. Esiste per la Grecia e per decine di altri rischi di fallimento. Teoricamente esiste sempre. Basta che la "psicologia dei (mitici) mercati" vada storta e viene giù l'universo. Se i prezzi degli strumenti finanziari non si basano più su alcun fondamentale ma su "forecasting the forecasts of others", without any "transversality condition", allora TUTTO può succedere. Il problema è che può succedere SEMPRE.

Però è tutto perfettamente indecidibile, intestabile, non misurabile, neanche lontanamente quantificabile. Come si possa fare politica economica, in un mondo del genere, io non lo capisco. Di analisi economica neanche parlarne.

Come si possa fare anche solo un discorso razionale, in situazioni del genere, io non lo so. Infatti, non ci provo. Lo lascio a Roger Farmer quel piacere, lui sembra saperlo ...

Se, alla fine della fiera, tutto viene deciso e deliberato da chi "interpreta il sentimento dei mercati", allora chiudiamo baracca e gettiamo i burattini. Lasciamo che a dettare i ritmi del mondo siano gli spiriti animali dei mercati, as interpreted and reported by those that the markets play day after day.

Non lo dico con spirito polemico, ma quasi con rassegnazione. Da anni si finisce sempre a questo punto, e via centinaia di miliardi per tirare fuori dai guai questo o quel bancario ... perché? Perché qualche altro bancario con accesso ai media ha detto che altrimenti crolla il mondo.

Poiché è impossibile, per me, forzare il controfattuale, non ho alcun altro argomento da contrapporre.

Ho una discreta conoscenza di come funziona il mondo quando gli equilibri sono indeterminati e governati da sunspots ed è vero: in quei modelli il mondo può crollare in ogni momento. Si salvi chi può.

Anche i mutui subprime erano una somma ridicola, rispetto al totale degli assets finanziari - ma hanno provocato lo stesso un blocco del mercato a causa dell'incertezza sulla loro allocazione finale fra i vari operatori. Ripeto la metafora dalla macedonia

 

 

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1438

 

 

Michele, penso che questo post possa e debba essere approfondito ed espanso in un thread a parte, partendo dall'inizio e con gli eventuali termini tecnici accompagnati da traduzioni per gli studenti delle scuole medie (tra cui io). Credo che tocchi un punto cruciale del vostro lavoro.

Marco, e' un po' complicato. Comincio con un esempio semplice, magari a qualcun altro viene la voglia di continuare ed espandere. Ovviamente puoi chiedere chiarimenti.

Pensa a due Robinson Crusoe naufraghi nella stessa isola deserta. Uno sa produrre banane e l'altro noci di cocco. Una banana e una noce ciascuno bastano per vivere, ma due banane (o due noci) fanno venire l'indigestione. L'idillio estatico avviene quando mangiano una banana e una noce ciascuno. A entrambi piace anche oziare, oltre che mangiare, ma l'evento idillico batte l'ozio. In questo mondo ci sono due "equilibri", o esiti possibili. (1) Ciascuno produce un frutto e se lo mangia e passa il resto della giornata oziando. (2) Ciascuno produce due frutti e si scambiano una banana con una noce. 

La mattina ciascuno si sveglia e deve decidere se produrre uno o due frutti, senza sapere o aver modo di vedere cosa fara' l'altro dalla parte opposta dell'isola. Se si aspetta che il suo amico produca due, allora produrra' due. Altrimenti, perche' far fatica per niente?

Come fa? Guarda il sole e vede se ha prodotto delle macchie solari (sunspot). Se si, produce due frutti, altrimenti ne produce solo uno. Nota che la macchia solare e' un puro evento cosmologico che ha nessuna rilevanza sulla produttivita' degli alberi da frutto. 

Traduco nell'esempio concreto: l'equilibrio (1) e' quello paventato dal "rischio sistemico), mentre (2) rappresenta un mondo dove si cresce ovunque. Il sunspot paventato, sarebbe il default della grecia. Se mi aspetto che la grecia paghi i suoi debiti, io tengo i depositi nella mia banca italiana che possiede una quota di una banca tedesca che possiede una certa quota di titoli greci. Altrimenti, ritiro i depositi perche' temo che la mia banca fallisca etc etc..

Il problema e' che non si capisce perche' il fallimento della grecia, piuttosto che qualsiasi altro evento, sia cio' che provoca il sunspot, la sfiducia nei mercati. In un certo senso se le cose stanno cosi' noi economisti dobbiamo lasciar fare agli astonomi (o astrologi, fa lo stesso). 

L'unico aspetto che i teorici del rischio sistemico non spiegano bene e' il fatto che il fallimento della grecia non e' un puro sunspot, un po' di relazione con la produttivita' del sistema finanziario e reale ce l'ha. Ma il meccanismo di trasmissione che provocherebbe il panico ed il passaggio all'equilibrio uno non e' spiegato bene. 

Inoltre, ancora parafrasando michele, certi discorsi rischiano di creare il sunspot. Supponi ci siano molti soli, e la gente non sa quale guardare per vedere se c'e' il sunspot. Frasi del tipo "salviamo la grecia, altrimenti i mercati chiudono" suggeriscono a tutti di guardare al sole-grecia, finendo per avverare la profezia: siccome tutti stanno a guardare la grecia, se c'e' default davvero nessuno produce piu' niente. E il tutto e' perfettamente razionale. 

Sono andato un po' di fretta nella seconda parte, spero aiuti. 

Andrea, tutt'altro che di fretta, grazie è chiarissimo, almeno per quanto riguarda la prima parte del post di Michele.

Resta un secondo aspetto: se di fronte a un andamento basato sui "sunspot" l'economista "chiude baracca e getta i burattini", resta da capire che valore e che ambito di applicazione hanno i discorsi "razionali" dove per razionali immagino si intenda sia i comportamenti degli attori (i due produttori di noci e banane) sia di chi si trova a leggere e analizzare i comportamenti dei due e a prevederne i comportamenti futuri. Non mi sembra un problema da poco.

Michele ha esagerato. Ovviamente anche in un mondo con equilibri multipli ce ne sono di cose da studiare prima di chiudere baracca. Intanto, e' utile capire cosa sia un possibile esito di equilibrio e cosa non lo e'. Secondo, e' possibile studiare meccanismi istituzionali che eliminano certi equilibri indesiderati, c'e' tutta una branca dell'economia che non fa altro. Infine, c'e' veramente da capire come questi equilibri vengono scelti.

Non me ne intendo molto, ma sospetto che chi ha paura del systemic risk non abbia in mente il mio modellino, ma una versione dinamica, in cui i due naufraghi scelgono ogni giorno cosa fare, e certi eventi innescano reazioni a catena che portano rapidamente all'esito indesiderato. La nozione di equilibrio/esito di questa versione dinamica non e', come nel mio esempio, una lista di quanto si produce e consuma, ma una serie di tali liste che descrivono quanto si produce e consuma ogni giorno. Qui il problema della molteplicita' diventa enorme: per esempio, prendi il mio modello e considera la versione dinamica: esiste un esito in cui entrambi producono 2 nei giorni pari e 1 nei giorni dispari. Oppure 2 nei giorni che finiscono con il 3. Ma anche in questo caso non si tratta di chiudere baracca, ma di pensare a meccanismi che conducano all'esito desiderato. Non si puo' dire che "salvare la grecia" sia uno di tali meccanismi senza avere un modello (non solo teorico, ma anche empiricamente valido: e cioe', davvero la grecia con le dimensioni che ha puo' scatenare la crisi mondiale?) che spieghi perche' la grecia puo' scatenare la reazione a catena. Questo, credo, il senso el commento di michele e del mio in un thread nel post sulla cina. 

Sì siamo d'accordo.

Qualche termine tecnico non guasta anzi credo che sia di stimolo per chi vuole approfondire (da quando conosco NFA ho imparato parecchie cose e altre mi sono riemerse dai tempi dell'università)

Ovvio che non bisogna esagerare se no i comuni mortali come me scappano.

Molto chiaro anche l'approfondimento di Andrea Moro.

"Chiaro pure che il debito nel complesso o è sostenibile o non lo è e se lo è chissene frega della Grecia. Ma la perplessità (magari infondata) rimane: Quando comincia la corsa agli sportelli, i correntisti delle banche più virtuose dormono sonni tranquilli o prelevano pure loro “che non si sa mai”?"

Facciamo un caso concreto: sono correntista di una banche che non è a immediato rischio di insolvenza ("virtuosa" mi sembra una parola grossa, anche tra virgolette). NON dormo sonni tranquilli e all'apertura vado a ritirare tutto. Esco dalla banca con una valigetta piena di banconote multicolori. Dopo che faccio? Li porto ad un'altra banca, magari meno "virtuosa" di quella di partenza o aspetto che qualcuno mi dia una botta in testa e ma la porti via?

Facciamo un caso concreto: sono correntista di una banche che non è a immediato rischio di insolvenza ("virtuosa" mi sembra una parola grossa, anche tra virgolette). NON dormo sonni tranquilli e all'apertura vado a ritirare tutto. Esco dalla banca con una valigetta piena di banconote multicolori. Dopo che faccio? Li porto ad un'altra banca, magari meno "virtuosa" di quella di partenza o aspetto che qualcuno mi dia una botta in testa e ma la porti via?

Puoi anche metterli (in modo perfettamente legale, se lo dichiari) in una banca in un paese diverso, scegliendone una che a tuo giudizio sia poco esposta al rischio sovrano del tuo paese di residenza. Pare che in Grecia lo stiano facendo in molti.