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L'influenza H1N1 del 2009

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A me invece mi farebbe impressione e paura se l'amministrazine pubblica si arroghasse il diritto di stabilire che ci sono invividui meno utili alla societa'. Io non so come stanno le cose in Italia sul vaccino, immagino che venga distribuito a tutti gratiutamente senza alcuna discriminazione. In Canada invece, dove sto io, per du settimane il vaccino e' stato somministrato solo ad alcune persone che ne avevano priorita'. La priorita' pero' e' stata stabilita in base alla probabilita' maggiore che queste persone hanno di contrarre l'influenza e/o di sviluppare complicazioni. Non certo in base ad una non meglio precisata utilita' sociale.

Vincenzo, credo la confusione nasca dal fatto che io e doktor ci riferivamo ai vaccini per l'influenza stagionale e al danno economico che comporta "lo stare a casa dal lavoro". Cioe': una volta coperte tutte le categorie a rischio che ovviamente devono avere la precedenza, e' una volta accertato che il vaccino aiuta a prevenire i casi piu' gravi, e' vero che ci sono vantaggi di tipo economico che risultano dal semplice fatto che la gente vaccinata va a lavorare 3 giorni invece che starsene a casa col termometro in bocca? Non ne ho mai fatta una questione di rupe Tarpea e utilita' di lavoratori verso vecchi e bambini.

Capisco il tuo ragionamento, ma volevo mettere l'accento su un interpretatione di "vantaggio economico" che io non condivido. Il vantaggio economico non e' solo dei lavoratori che lavorano tre giorni invece che stare a letto malati, ma anche del bambino che va a scuola o che gioca e dell'anziano che si gode la sua pensione in barca invece che a letto malato. Il vantaggio economico e' nello stare bene, poi se uno si gode la vita o s'ammazza di lavoro e quanto guadagna sono affari suoi.

Te invece parli di un vantaggio puramente contabile, un calcolo che fa un commercialista o un dirigente di azienda (o Brunetta), ma non un'economista. Intendiamoci, non e' che dico che tutti godono allo stesso modo, magari a qualcuno non fa poi cosi' dispiacere starsene a casa con una linea di febbre, altri si sentono letteralmente morire, ma non e' possibile, almeno in mancanza di un mercato del vaccino, stabilire chi gode di piu' o di meno, e quindi per chi vale di piu' e per chi meno.

Insisto su questo punto perche' il tuo modo di interpretare il vantaggio economico puo' avere conseguenze pericolose,

E' anche vero pero' che le categorie piu' a rischio di solito sono anche quelle meno produttive dal punto di vista economico e cioe' anziani e bambini.

La tua frase implica che il vantaggio economico di somministrare il vaccino a bambini ed anziani e' minore. Un solerte amministratore pubblico con in mente questa dottrina economica male intrepretata potrebbe concludere che, dunque, e' piu' razionale, efficiente vaccinare chi lavora, magari a partire da chi quadagna di piu' perche' produce di piu'. Se uno ha interesse a massimizzare il PIL, allora il ragionamento fila anche, ma non puo' essere questo l'obbiettivo di un amministratore pubblico e quello che un economista suggerirebbe. Un economista avrebbe sempre in mente di massimizzare l'utilita' di tutti quelli che fanno parte di una certo gruppo di riferimento (residenti in Italia?) compresi pensionati, bambini casalinghe etc...

In realta' comunque, io me la sto prendendo con te, ma e' lo stesso libro di microbiologia di Doktor che pone le cose in modo ambiguo e suggerisce quello che poi hai elaborato te. Quindi l'interpetazione infelice di vantaggio economico parte proprio da quel libro. Spero di essere stato chiaro.

Io vorrei esaminare il problema del "costo" con un approccio completamente diverso.

E' vero che un bambino non lavora e non produce, ma se si ammala probabilmente la mamma, o il babbo, rimane a casa invece di andare a lavorare e siamo daccapo.

Allo stesso modo è possibile che un anziano che vive da solo, e magari ha pure qualche acciacco se si ammala venga ricoverato, con costi molto alti.