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L'influenza H1N1 del 2009

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Ottimo post, ci sono tutte le nozioni microbiologiche di base di cui nessuno parla mai. Hai l'approvazione di un misero studentello di medicina! ;)

Vi segnalo un sito sull'argomento, gestito da gente che sa come destreggiarsi in ambito scientifico e sempre aggiornato: http://www.nuovainfluenzah1n1.info/

Volevo fare una domanda a voi economisti: sui manuali di microbiologia si dice brevemente che una campagna di immunizzazione ha anche vantaggi economici, dato che una persona che si vaccina non si ammala e non salta giorni lavorativi. Quanto è vero nel caso della nuova influenza?

Grazie

sui manuali di microbiologia si dice brevemente che una campagna di immunizzazione ha anche vantaggi economici, dato che una persona che si vaccina non si ammala e non salta giorni lavorativi.

Non voglio rispondere ma solo agguiungere che uno che è vaccinato inoltre non infetta alte persone e questo rallenta l'epidemia e salva vite umane nel caso di soggetti a rischio (anziani, bambini, donne incinte). 

Francesco

L'influenza si prende a casa (30-40%), a scuola (20%) e altrove ( soprattutto sul lavoro) per il rimanente (40-50%). Considerata' la varieta' delle sedi di contatto, la stima e' che perche' un vaccino anti-influenzale riesca a ridurre il contagio, almeno il 70% della popolazione deve essere vaccinata.I dipendenti pubblici in Italia sono circa 3.5m che e' circa il 6% della popolazione italiana. Come vedi siamo lontanissimi. Del resto lo scopo della vaccinazione anti-influenzale non e' quello di ridurre il contagio (come avviene invece per altri tipi di vaccino)  ma di ridurre il rischio nei soggetti piu' deboli o, nel caso dei dipendenti pubblici, di ridurre l'assenteismo. Sinceramente se e' vero che l'assenteismo e' diminuito nel 2008/2009 nell'ambiente privato, mi verrebbe da cercare i motivi nella crisi ("in periodi come questi, e' meglio rigare dritto").

così giorgio gilestro prendeva posizione il 13 Settembre 2009, 21:27 a riguardo.

L'influenza si prende a casa (30-40%), a scuola (20%) e altrove ( soprattutto sul lavoro) per il rimanente (40-50%). Considerata' la varieta' delle sedi di contatto, la stima e' che perche' un vaccino anti-influenzale riesca a ridurre il contagio, almeno il 70% della popolazione deve essere vaccinata.

Probabilmente anche solo un 30% riesce pero' ad allungare la durata della epidemia, riducendo il rischio che le strutture sanitarie (pensiamo alle sale di rianimazione) siano intasate, rischio elevatissimo se l'infezione fosse a diffusione rapidissima. Intendo dire che con pochi vaccinati, alla fine le persne contagiate (tra i non vaccinati) saranno le stesse ma la durata della crisi sarà  di molti mesi, non poche settimane.

FF

 

Anche questo è da sottolineare. Infatti i medici che hanno a che fare con immunodepressi (p. es. gli oncologi) dovrebbero vaccinarsi, non per loro ma per i loro pazienti.

Grazie a te per la segnalazione di quel sito che mi sembra molto ben fatto e che non conoscevo. Sicuramente anni luce dall'informazione main stream. L'unico appunto che potrei fare a quel sito e' che gioverebbe un po' se parlassero di piu' in termini di rischio e probabilita' perche' secondo me il punto e' tutto li', sia per i medici che per la popolazione.

sui manuali di microbiologia si dice brevemente che una campagna di immunizzazione ha anche vantaggi economici, dato che una persona che si vaccina non si ammala e non salta giorni lavorativi. Quanto è vero nel caso della nuova influenza?

Sicuramente vero, con un paio di caveat. Un vaccino costa in media 8 euro. L'influenza ti costringerebbe a letto per almeno 3 o 4 giorni. E' anche vero pero' che le categorie piu' a rischio di solito sono anche quelle meno produttive dal punto di vista economico e cioe' anziani e bambini. Quindi bisognerebbe normalizzare per quel fattore. Sull'intervento di Fransceso Forti, qui sotto: un vaccino puo' aiutare a contrastare la diffusione: e' il caso della vaccinazione su gente che lavora al contatto col pubblico o negli ospedali. Un vaccino anti-influenzale pero' non avra' mai pretese contenitive troppo alte perche' il numero di persone che ricorre al vaccino e' sempre troppo troppo basso. La comunicazione e' comunque un fattore importante. Ad esempio ci sono stati alcuni articoli di epidemiologia su come gestire l'Hajj di quest'anno o se considerare i babbi natale dei centri commerciali come categoria a cui raccomandare la vaccinazione.

Giorgio, prima ti voglio fare i complimenti anch'io per l'ottima informazione che dai. Sono riuscito a capire un sacco di cose in un tempo cosi' breve grazie al tuo post. Poi pero' voglio farti un appunto su una frase nel tuo ultimo commento:

E' anche vero pero' che le categorie piu' a rischio di solito sono anche quelle meno produttive dal punto di vista economico e cioe' anziani e bambini.

In economia ci si preoccupa di massimizzare il welfare degli individui, non il PIL, e non e' che se uno guadagna meno gode meno ad essere sano (forse si' forse no, non lo possiamo sapere). Per cui la tua affermazione non ha proprio alcun fondamento, almeno nella teoria economica che non sia ad uso di qualche gerarca nazista.

Se non esiste un mercato e il vaccino e' distribuito gratuitamente ha senso discriminare nella somministrazione in base al rischio di contagio e al rischio di complicazioni, ma certamente non in base al 740.

 

In economia ci si preoccupa di massimizzare il welfare degli individui, non il PIL, e non e' che se uno guadagna meno gode meno ad essere sano (forse si' forse no, non lo possiamo sapere).

Non capisco cosa vuoi dire. Se un anziano che non lavora sta costretto 2-3 giorni a casa, le conseguenze puramente economiche o sociali sono ben diverse dalle quelle dello stesso evento in un impiegato/insegnante/vigile/infermiere, no?

No. Quello che dici sott'intende che per consequenze economiche te hai in mente conseguenze in termini di contribuzione al PIL, o qualche cosa di simile. Ma non e' questo che a l'economia interessa, cio' che interessa e' il welfare degli individui (utlita', o come la vuoi chimare). Il problema e' che il welfare degli individui non si puo' misurare e tantomeno si puo' aggregare quello di diversi individui come si fa con il PIL. E' per questo che si parla sempre di PIL, perche' rappresenta una specie di proxy del welfare (piu' ricco sei piu' felice sei). Spesso la distinzione non e' di importanza cruciale, ma se poi uno dice che l'eliminazione fisica di un anziano, di un bambino o di una casalinga non ha conseguenze economiche, allora...

Mi sembra che Giorgio volesse dire che alcuni individui socialmente più utili a causa del lavoro che fanno hanno priorità sulla somministrazione del vaccino, non mi sembra una bestialità... né discriminazione.

A me invece mi farebbe impressione e paura se l'amministrazine pubblica si arroghasse il diritto di stabilire che ci sono invividui meno utili alla societa'. Io non so come stanno le cose in Italia sul vaccino, immagino che venga distribuito a tutti gratiutamente senza alcuna discriminazione. In Canada invece, dove sto io, per du settimane il vaccino e' stato somministrato solo ad alcune persone che ne avevano priorita'. La priorita' pero' e' stata stabilita in base alla probabilita' maggiore che queste persone hanno di contrarre l'influenza e/o di sviluppare complicazioni. Non certo in base ad una non meglio precisata utilita' sociale.

Vincenzo, credo la confusione nasca dal fatto che io e doktor ci riferivamo ai vaccini per l'influenza stagionale e al danno economico che comporta "lo stare a casa dal lavoro". Cioe': una volta coperte tutte le categorie a rischio che ovviamente devono avere la precedenza, e' una volta accertato che il vaccino aiuta a prevenire i casi piu' gravi, e' vero che ci sono vantaggi di tipo economico che risultano dal semplice fatto che la gente vaccinata va a lavorare 3 giorni invece che starsene a casa col termometro in bocca? Non ne ho mai fatta una questione di rupe Tarpea e utilita' di lavoratori verso vecchi e bambini.

Capisco il tuo ragionamento, ma volevo mettere l'accento su un interpretatione di "vantaggio economico" che io non condivido. Il vantaggio economico non e' solo dei lavoratori che lavorano tre giorni invece che stare a letto malati, ma anche del bambino che va a scuola o che gioca e dell'anziano che si gode la sua pensione in barca invece che a letto malato. Il vantaggio economico e' nello stare bene, poi se uno si gode la vita o s'ammazza di lavoro e quanto guadagna sono affari suoi.

Te invece parli di un vantaggio puramente contabile, un calcolo che fa un commercialista o un dirigente di azienda (o Brunetta), ma non un'economista. Intendiamoci, non e' che dico che tutti godono allo stesso modo, magari a qualcuno non fa poi cosi' dispiacere starsene a casa con una linea di febbre, altri si sentono letteralmente morire, ma non e' possibile, almeno in mancanza di un mercato del vaccino, stabilire chi gode di piu' o di meno, e quindi per chi vale di piu' e per chi meno.

Insisto su questo punto perche' il tuo modo di interpretare il vantaggio economico puo' avere conseguenze pericolose,

E' anche vero pero' che le categorie piu' a rischio di solito sono anche quelle meno produttive dal punto di vista economico e cioe' anziani e bambini.

La tua frase implica che il vantaggio economico di somministrare il vaccino a bambini ed anziani e' minore. Un solerte amministratore pubblico con in mente questa dottrina economica male intrepretata potrebbe concludere che, dunque, e' piu' razionale, efficiente vaccinare chi lavora, magari a partire da chi quadagna di piu' perche' produce di piu'. Se uno ha interesse a massimizzare il PIL, allora il ragionamento fila anche, ma non puo' essere questo l'obbiettivo di un amministratore pubblico e quello che un economista suggerirebbe. Un economista avrebbe sempre in mente di massimizzare l'utilita' di tutti quelli che fanno parte di una certo gruppo di riferimento (residenti in Italia?) compresi pensionati, bambini casalinghe etc...

In realta' comunque, io me la sto prendendo con te, ma e' lo stesso libro di microbiologia di Doktor che pone le cose in modo ambiguo e suggerisce quello che poi hai elaborato te. Quindi l'interpetazione infelice di vantaggio economico parte proprio da quel libro. Spero di essere stato chiaro.

Io vorrei esaminare il problema del "costo" con un approccio completamente diverso.

E' vero che un bambino non lavora e non produce, ma se si ammala probabilmente la mamma, o il babbo, rimane a casa invece di andare a lavorare e siamo daccapo.

Allo stesso modo è possibile che un anziano che vive da solo, e magari ha pure qualche acciacco se si ammala venga ricoverato, con costi molto alti.

Per caso si sa quanto costa questo specifico vaccino? Perchè se costa quanto un vaccino "medio" e cioè 8 euro, vuol dire che vaccinare 30 milioni di persone in italia costerebbe 240 milioni di euro. Un po' poco per giustificare un complotto planetario: un pirla qualsiasi come Jerome Kerviel ha fatto perdere in poche settimane 5 miliardi di euro alla Societè Generale....

Lo avevo postato sopra, forse era scappato... Comunque anche a me piacerebbe sapere l'opinione degli economisti, magari commentando la domanda ipotetica di Mankiw.

You are a utilitarian social planner. You have a limited number of H1N1 vaccines. How do you allocate them? And remember: Your goal is to maximize total utility.