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Io sto con la Binetti (per motivi diversi)

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Binetti o meno

palma 18/10/2009 - 14:19

caro Forti, il problema che Lei pone e' serio.

Un appunto, se (e nessuno sa cosa dire di preciso, vero, chiaro, sul tema) le differenze di intelligenza (che e' gia' una bubbola, ad esser ottimisti, ma io son modularista, ergo nego che vi sia l'intelligenza-- discorso lungo e inadatto ora perche' devo preparare i corsi di domani) esistono (tra femmine e maschi, bianchi e cinesi, glabri e barbuti, credenti nella munificenza di Allah o nei destini progressivi dell'umanita') nulla segue sul piano normativo.

Se, come Lei dice, non ho diritto di "discriminare" (metter in esser un trattamento diverso) ne segue che io, come datore di lavoro ad esempio, non ho il "diritto" di scegliere l'autista piu' intelligente o il giardiniere piu' abile?

Mi penso gia' cretino a porre la domanda (non ho il diritto di scegliere un maschio per potare il pesco, se questo discrimina la piu' bassa persona, affetta da scemenza cronica?) ma e' un dilemma vero.

Forse bisognerebbe tornarci "su", sui problemi veri posti dal grido di liberta', eguaglianza, e fraternita' che inizio la storia del liberalismo.

Con tutto il rispetto... nessuno ha differenze di intelligenze resesi indurite da milioni di anni di interazioni tra cognizioni umane e ambiente. La mia memoria, ahime' piena di buchi, mi dice che le sole datazioni credibili di esseri umani (o Hominidi, se si vuol esser "larghi di manica") danno alla specie una vita di meno di 170,000 anni, che forse e' un po' pochino per aver game-theoretically iterated rounds per milioni di anni.

Cero che la sua sia meno una seria affermazioen che un'esagerazione retorica, le ricambio auguri di una eccellente settimana.

 

 

La teoria della discriminazione e' una cosa, un tantinello..., piu' complicata di come appare nel limpido Suo riassunto, suggerirei.

Se, come Lei dice, non ho diritto di "discriminare" (metter in esser un trattamento diverso) ne segue che io, come datore di lavoro ad esempio, non ho il "diritto" di scegliere l'autista piu' intelligente o il giardiniere piu' abile?

Non avresti caso mai diritto a discriminare sul genere (nero, ebreo, omosessuale) ma ovviamente hai diritto di assumere la persona che ritieni piu' adatta per il compito di cui necessiti. Discriminare significa scegliere e scartare (una cosa è legata all'altra). Per assumerne uno devo scartarne altri, a meno di avere un solo candidato.

Se scelgo un 'ottimo ingegnere, buon per me. Se - pur ottimo - lo scarto in quanto ebreo oppure omosessuale, sono un deficente.  Libero di sbagliare ... altri assumeranno il mio "scarto" e se ho  sbagliato altri faranno un affare migliore del mio. Questo è mercato. Se pero' il mio discriminare non è solo privato (le mie decisioni aziendali) ma pubblico (atti, scritti, azioni pubbliche) ecco che le cose si complicano un poco.

Per quanto riguarda le differenze, quelle etniche possono essere anche recenti (decine di migliaia di anni) ma quelle di genere mi pare siano un pelino piu' antiche e che "milioni" non siano una esagerazione, visto che si applicano ai nostri cugini e a tutto il percorso continuo che porta verso l'attuale homo sapiens. Credo che non sia azzardato affermare che le differenze sessuali tra i primati (ed in genere anche tra tutti i i mammiferi) siano piu' antiche delle differenze di adattamento ambientale delle varie etnie (dall'equatore al polo) per cui se è pacifico che le differenze di genere siano collegate a differenze di comportamento e di specializzazione (divisione del lavoro) allora è anche pacifico che si siano anche sviluppate "intelligenze" diverse, di genere. Non soli in noi umani negli ultini 100'000 anni ma anche nei primati, nei felini, nei canidi ecc ecc.Questo ci porterebbe lontano ma tanto mi premeva chiarire.

FF

Re(1): Binetti o meno

dd 18/10/2009 - 19:25

io credo che però il tipo di intelligenza di cui stiamo parlando, che può essere il problem solving piuttosto che la capacità di fare le addizioni, quella di astrarre piuttosto che di ricordare, quella di esprimersi tramite il linguaggio piuttosto che la coscienza di se stessi e così via, siano relativamente recenti... perché a costruire cose che rotolano son bravi anche gli scarafaggi :P

Rimango dell'idea che quella cosa che Lei insiste a chiamar intelligenza, a farla "lunga" abbia molto, ma MOLTO meno di milioni di anni....

una stima (imprecisa quanto deve essere)

 

  • 200,000 years since humans started looking like they do today,
  • 25,000 years since Neanderthals died out.

 

 

 

La probabilita' piu' alta e' che quello che Lei chiama intelligenza abbia 200,ooo anni e' una sovrastima. Il punto e' periferico, ad esser generosi. Per quel che riguarda formiche e coleotteri hanno un'economia cognitiva (e un' economia) un po' diversa dagli umani.

 

Le fornisco pure le stime di una delle poche persone che si prese la briga di "andar a vedere" (P. Liebermann, Brown U.) L'assunzione qui operativa e' che "quella cosa" Lei chiama intelligenza si sviluppa (o interfaccia, se le piacciono le metafore dei computers) quando i soggetti hanno un linguaggio, ergo....

 

. Another adaptation unique
to H. sapiens is neurocranial globularity, defined as the roundness of
the cranial vault in the sagittal, coronal, and transverse planes, which
is likely to have increased the relative size of the temporal and/or
frontal lobes relative to other parts of the brain (Lieberman et al.,
2002). These changes may reflect more refined control of articulation
and also, perhaps, more accurate perceptual discrimination of articulated
sounds.
The most persistent advocate of the late emergence of speech is
Lieberman, and as recently as 2007 he summarized as follows:
. . . fully human speech anatomy first appears in the fossil record
in the Upper Paleolithic (about 50,000 years ago) and is absent
in both Neanderthals and earlier humans (Lieberman, 2007, p.
39).
This provocative statement suggests that articulate speech
emerged even later than the arrival of H. sapiens some
200,000 years ago. While this may be an extreme conclusion, the
bulk of evidence does suggest that autonomous speech did emerge
very late in the human repertoire.

Rimango dell'idea che quella cosa che Lei insiste a chiamar intelligenza, a farla "lunga" abbia molto, ma MOLTO meno di milioni di anni....

Inutile farla così lunga ... e sfidare l'intelligenza dei lettori. O la noia.
Da nessuna parte ho definito l'intelligenza e tanto meno ho insistito a farlo.
Quello che i lettori hanno capito su cosa io chiamo intelligenza quindi al massimo denota le loro capacità introspettive o la loro fantasia.

In ogni caso parliamo di un carattere, l'intelligenza, che si è evoluto gradualmente e che è presente anche nei nostri cugini (come sostiene la teoria dell'evoluzione) e non è quindi una cosa nata improvvisamente 200'000 o 170'000 anni fa. Nella sua gradualità troviamo anche specializzazioni tra gli emisferi anche nei primati a noi piu' vicini ed anche specializzazioni di genere nelle abilità. Tra le abilità quella intellettiva è una in cui brilliamo in modo particllare e quindi è sicuramente piu' antica delle eventuali differenziazioni etniche, che qualcuno qui ha introdotto ricordando le discussioni sull'IQ di bianchi e neri. Sono intelligenti e dotati di linguaggio anche altre specie viventi, anche se la nostra ha sicuramente sviluppato entrambi le doti in modo mirabile.

A vedere lo stato dell'Italia dire pero' che qualche problemino esiste.

Forse, per dirla con Carlo Cipolla, oltre all'intelligenza abbiamo anche sviluppato troppo altre cose.
Lui propose la stupidità come ramo di indagine e non aveva tutti i torti.
Strano che si insista nel calcolare l'IQ quando un indice di stupidità sarebbe molto piu' utile per l'umanità.

Francesco