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Io sto con la Binetti (per motivi diversi)

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Però più che delle paturnie di Binetti sui gay si sta mettendo in dubbio tutto l’impianto diretto a scoraggiare, attraverso il diritto penale, una serie di reati a sfondo razziale che e’ già in vigore, in quasi tutto il mondo. Il punto b) della norma bocciata e’ più semplice e quindi provo a commentare solo su quello.

Lascio stare se sia meglio in termini di welfare per una società come la nostra (o l’India di oggi piuttosto che gli USA di cinquanta anni fa) l’esistenza di norme penali che scoraggino la violenza razzista con l’uso di aggravanti e mi limito agli aspetti di senso comune (ma non necessariamente di buon senso) sulla giustizia e sulla ragionevolezza di questi strumenti nei confronti del colpevole e delle potenziali vittime. Per giudicare della colpevolezza di un malfattore si dovrebbe tener conto di due elementi: il grado d’intenzionalità del reo e quello di vulnerabilità della vittima. L’effetto finale, cioè la coltellata o il cadavere per terra, sono importanti per capire la gravità del fatto, ma non la colpevolezza del reo rispetto al fatto.

L’intenzionalità e’ determinante per definire il grado di colpevolezza dell’aggressore. Infatti, il sicario sarebbe al top della lista, con la pena più severa, perché con premeditazione ha individuato una specifica vittima (con nome e cognome) e l’ha fatta fuori: cadavere per terra. A livello minimo, il caso in cui non vi e’ intenzionalità, come negli incidenti, anche quando il risultato finale è lo stesso: cadavere per terra. La pena nei due casi non e’ la stessa. Ma vi sono casi intermedi. Se vi è un rom che va alla ricerca di un bianco da picchiare per dargli una lezione (magari finisce pure ammazzato), anche se non ha individuato una vittima specifica con nome e cognome, ha individuato un gruppo da colpire: i bianchi. Andare in giro carichi, come con una ubriacatura, con l’intenzione di colpire uno appartenente a un gruppo specifico, anche se non una persona specifica, e’ un caso che percepiamo come più grave, caeteris paribus. Altrimenti tutti dovrebbero beccarsi la stessa identica pena. Il che va bene, ma bisogna essere pronti a considerarne le conseguenze. Ok e lo smilzo che va in giro alla ricerca di un obeso per picchiarlo? Vero, ma non pare un problema reale, e l’obeso non appartiene a un gruppo vulnerabile, che e’ il secondo punto, non collegato al primo.

Vi sono gruppi più vulnerabili oggetto di particolari attenzioni e quindi soggetti a un rischio più elevato  di essere un obiettivo su cui un demente può  indirizzarsi (magari perché percepiti come indifesi in un dato contesto). Spesso le minoranze tendono a reagire meno, a denunciare meno, a non essere prese sul serio dalle autorità. Però può essere pure vero per gruppi non marginalizzati. Questo non e’ il caso degli obesi e degli interisti, ma se gli juventini fossero identificabili come un gruppo debole e più a rischio, allora bisognerebbe fare spazio pure a loro. Mi pare corretto quindi riequilibrare questo svantaggio di gruppo con una pena aggiuntiva per chi si “specializza” su questi gruppi e scarichi la propria ira/rabbia/stupidità.

Inoltre, non è il nero o il gay in quanto tale che riceve una protezione, se aggredito, ma è il comportamento specifico, l’odio razziale, dietro il reato. Se un tizio uccide, o rompe le ossa a uno di colore o gay perché gli vuole rubare l’auto, il reo non riceve una pena superiore rispetto al caso di una vittima bianca. Ma se una vittima è aggredita o uccisa perché c’e’ gente che nutre un particolare odio razziale, e’ giusto tenerne conto. Questo rischio statistico non c’e’ ancora per i grassi.