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Federalismo vs. Indipendenza

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Alla
fine la domanda è come il federalismo o (in alternativa?)
l’indipendenza possono contribuire a migliorare il/i paese/i, purtroppo
l’articolo non chiarisce questa domanda, in particolare per quanto
riguarda l’indipendenza, e finisce per sembrare solo un pezzo di
propaganda per una parte politica.

Questo punto ritengo sia stato trattato adeguatamente in altri interventi su NFA. Puo' essere utile comunque aggiungere nuovo materiale citando alcuni recenti articoli sul Sole 24 Ore di G.Tabellini, recentemente nominato Rettore della Bocconi ed economista di fama mondiale.

Da IL SOLE 24 ORE" di martedì 26 agosto 2008:

L`assistenzialismo dello Stato centrale ha favorito le pratiche
clientelari dei Governi locali, minando le capacità di autogoverno e
ostacolando lo sviluppo economico. Poiché il costo opportunità (le
alternative perdute con impieghi migliori) della spesa pubblica non
era evidente o non ricadeva sui contribuenti locali, i cittadini
meridionali sono stati incoraggiati a premiare i politici più per i
favori elargiti che per l`efficienza nella gestione dei beni pubblici
locali.

Il federalismo fiscale è un`occasione per correggere queste
distorsioni.
Il buongoverno è possibile solo se le amministrazioni
locali hanno un vincolo di bilancio rigido e trasparente.

In particolare, le risorse disponibili non devono dipendere da
decisioni discrezionali dello Stato centrale o, peggio ancora, dalla
necessità di sopperire a inefficienze gestionali.

Ciò ha implicazioni importanti per come disegnare la perequazione:
essa deve essere orizzontale, cioè alimentata dagli avanzi delle
Regioni ricche anziché da trasferimenti statali, per rendere credibile
la promessa di non elargire trasferimenti a pie` di lista.

E deve essere calibrata sui costi standard riferiti alle gestioni più
efficienti, anziché sulla spesa storica.

Da IL SOLE 24ORE - 31 luglio 2008:

in molti Paesi a struttura federale la spesa pubblica è complessivamente più bassa che negli Stati unitari allo stesso livello di sviluppo economico.

[...ma in Italia...]
I governi locali hanno visto aumentare le loro responsabilità di
spesa. Ma il finanziamento della spesa locale è sostanzialmente basato
su trasferimenti statali, o su basi imponibili poco visibili agli
elettori e sulle quali i governi locali hanno limitati margini di
autonomia nella determinazione dellealiquote.

Questi rapporti finanziari tra centro e periferia hanno incentivi
perversi: se i politici locali spendono di più, essi riscuotono
maggiori consensi presso gli elettori perché, a torto o a ragione, i
costi del finanziamento non sono percepiti a carico della comunità
locale.

Il federalismo fiscale può diventare davvero l`occasione per
facilitare il contenimento della spesa e delle imposte solo se riesce
a cambiare radicalmente questi incentivi. Il politico locale deve
subire un costo se non riesce a contenere la spesa.

Perché questo succeda, deve esservi un legame diretto e trasparente
tra spesa e prelievo
, e il ruolo dei trasferimenti statali deve essere
quasi esclusivamente finalizzato alla perequazione tra Regioni ricche
e povere.
I governi locali devono avere ampi margini nella scelta delle
aliquote. E le basi imponibili locali devono essere il più possibile
visibili ai cittadini e mobili sul territorio. La visibilità consente
agli elettori di fare confronti tra amministrazioni più o meno
efficienti; e la mobilità induce concorrenza fiscale e scoraggia
un`amministrazione dal fissare aliquote più alte del vicino.

[...]
Bisognerebbe riservare alle regioni una quota rilevante della base
imponibile Irpef, che è ben visibile e mobile, su cui il governo
regionale abbia piena autonomia nella scelta delle aliquote, e con
modalità di prelievo e versamento che rendano trasparente la sua
responsabilità.
Il federalismo fiscale ha due aspetti: il decentramento della spesa e
l`autonomia finanziaria dei governi.locali. Finora in Italia si è
pensato solo al primo aspetto. Ma è il secondo che è di gran lunga il
più importante.

A seconda di come sarà realizzato, la promessa di ridurre
l`imposizione complessiva potrà essere mantenuta oppure no.
Se il Governo cercherà di rinforzare la concorrenza fiscale tra
Regioni e se i governi locali dovranno finanziarsi con tributi
"odiosi" ai cittadini, allora possiamo aver fiducia che scenderà la
pressione fiscale.

Se invece sentiremo parlare di trasferimenti statali o di
compartecipazione al gettito erariale per finanziare la spesa locale,
allora sapremo che l`impegno di minori imposte sarà solo una promessa
da marinaio.

L'indipendenza dal punto di vista economico non e' altro che un federalismo fiscale radicale senza i problemi dell'intermediazione statale che possono riprodurre gli incentivi perversi di cui scrive G.Tabellini.  Con una secessione non vi potra' piu' essere alcun dubbio che ogni maggiore spesa pubblica dovra' essere pagata da chi ne beneficia, e non si potra' piu' mandare il relativo conto da pagare a qualcun altro.

Spiegazione perfetta.

Per quanto riguarda il perchè non sia possibile fare il federalismo (autentico), ma solo piccole false riforme, ecco la spiegazione, in "due" parole: dipendenza numerica di qualsiasi maggioranza parlamentare dalla componente meridionale. Cioè, nessun deputato/senatore eletto nelle circoscrizioni meridionali è disposto a sostenere forme di federalismo che si fondino sul principio di stretta responsabilità contabile delle amministrazioni locali; egualmente nessun ministro meridionale è disposto a tagliare in maniera netta, massiccia ed inequivoca il numero dei dipendenti pubblici statali e parastatali che sono, per il 90%, cittadini delle Regioni del Sud.

Per questo motivo la Lega avrebbe dovuto concentrarsi sulla conquista delle Regioni del Nord, in particolare Lombardia e Veneto, al fine di contrattare, da quelle posizioni, forme di maggiore autonomia per le nostre comunità politiche. In quel caso le contraddizioni sarebbero parzialmente rimaste, ma almeno la contrattazione diretta fra Regioni padame autonomiste e Stato avrebbe reso evidente la materia del contendere (Lombardia e Veneto -e anche l'Emilia-Romagna- mantengono il Sud, dunque, essendosi stancate, adesso chiedono di non continuare a pagare gli sprechi altrui).

Al contrario, avendo scelto di governare questo processo di riforma costituzionale da Roma, cioè dal centro dello Stato, la Lega si è esposta ai ricatti della maggioranza parlamentare, o meglio di quelle sue amplissime componenti che sono contrarie ontologicamente a qualsiasi autentica riforma federalista. E così assistiamo alle mostruosità giuridiche come la tassa sulla raffinazione del petrolio richiesta dalla Sicilia, oppure alle diatribe con i Comuni sull'ICI. A proposito di quest'ultima imposta basti dire che con essa i Comuni lombardi sono quasi completamente autosufficienti, cioè perfettamente autonomi da un punto di vista tributario. Peccato che poi i cittadini lombardi continuino ad essere i maggiori contribuenti anche sul piano delle tasse nazionali: insomma, cittadini e imprese della Regione Lombardia potrebbero pagare molte meno tasse, ma dovendo mantenere i servizi propri e quelli altrui, ovviamente finiscono per essere stritolati nella morsa tributaria.

L'Italia non esiste più. Si tratta solo di ratificarlo.

Non discuto che, come scritto dal Prof. Tabellini e in varie occasioni su nfA, un buon federalismo fiscale possa ridurre o eliminare gli incentivi perversi attualmente presenti nella spesa pubblica italiana. Quello che non mi convince è che venga rappresentato come la panacea per i mali italiani lo strumento (unico) per fermare il declino del paese. Ripeto nel Regno Unito, un partito dichiaratamente centralista - i conservatori- sono riusciti a risollevare il paese (vi ricordate Craxi e il sorpasso alla Gran Bretagna?) con una serie di riforme veramente liberali. Per fare un esempio, lì le tasse sono state tagliate e la spesa pubblica ridotta senza aspettare che questo avvenisse grazie ad una decentralizzazione delle spese e delle imposte. 

Per quanto riguarda le secessione, per me rimane una cosa diversa, forse da un punto strettamente fiscale può essere vista come un federalismo radicale, ma solo da quello (almeno per me). 

Quello che non mi convince è che [il federalismo] venga rappresentato come la panacea
per i mali italiani lo strumento (unico) per fermare il declino del
paese.

Qui ognuno puo' avere opinioni diverse sul tema.  Dal punto di vista tecnico il federalismo puo' aiutare a dare incentivi corretti e non perversi come quelli esistenti col centralismo, ma c'e' una lunga strada da fare prima di far diventare l'Italia una democrazia avanzata di livello europeo: anche se esistesse il federalismo gli italiani rimarrebbero italiani, con una storia e una tradizione secolare di malgoverno alle spalle. Tuttavia esistono esempi di paesi che stavano peggio di noi e ora sono a pieno titolo o stanno entrando a far parte delle democrazie europee avanzate: Irlanda e Spagna.

Probabilmente e' possibile riformare anche il paese dal Centro, sarebbe una buona soluzione ed eviterebbe anche disgregazione dell'Italia: sarebbe opportuno che qualcuno lo facesse pero'.  Per il momento e a partire dall'unita' d'Italia dal governo centrale proviene prevalentemente malgoverno e corruzione.

"Tuttavia esistono esempi di paesi che stavano peggio di noi e ora sono a pieno titolo o stanno entrando a far parte delle democrazie europee avanzate: Irlanda e Spagna. "

Beh, l'Irlanda non é un paese federalista. Il federalismo non é necessariamente sinonimo di buon governo e prosperità. Sono, o sono stati paesi con struttura federale: Nigeria, URSS, Etiopia, India, Sudafrica, Brasile, Pakistan. Per contro Francia, Regno Unito, Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca non hanno una struttura federalista. Un'Italia federale somiglierebbe di più alla Svizzera o alla Nigeria???

Beh, l'Irlanda non é un paese federalista.

E' un paese piccolo e omogeneo, che ha meno bisogno di federalismo di paesi grandi e disomogenei. E' pero' un esempio valido di come sia possibile emanciparsi da una propria tradizione storica di malgoverno e sottosviluppo.

Il federalismo non é necessariamente sinonimo di buon governo e
prosperità. Sono, o sono stati paesi con struttura federale: Nigeria,
URSS, Etiopia, India, Sudafrica, Brasile, Pakistan. Per contro Francia,
Regno Unito, Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca non hanno una
struttura federalista. Un'Italia federale somiglierebbe di più alla
Svizzera o alla Nigeria???

Pur essendo molto inferiore ai paesi nord-europei e agli USA, per il momento l'Italia e' piu' comparabile con loro che con i paesi africani, sudamericani e con l'URSS. Per questo motivo ritengo poco indicativo il confronto con Nigeria,
URSS, Etiopia, India, Sudafrica, Brasile, Pakistan, cioe' tutti gli esempi negativi che hai elencato. I Paesi federalisti che possono essere confrontabili con l'Italia a mio parere sono USA, Canada, Australia, Germania, Spagna, Svizzera e Austria, in qualche piccola misura il Belgio. Svizzera e Austria sono peraltro un po'  diverse come dimensione per fare un confronto adeguato, come anche Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca. Questi ultimi Stati hanno anche un'omogeneita' interna notevole semplicemente non confrontabile con le diversita' interne all'Italia. Gli USA sono probabilmemente un po' troppo grandi e alieni.  Per me rimangono da un lato Canada, Australia, Germania, Spagna e dall'altro Francia. Non sarei d'accordo nel considerare UK un paese centralista, ha sia alcuni aspetti federali recenti ma ben definiti, sia una tradizione di self-government a livello di Contea che secondo me la rendono piu' simile ad un paese federale che ad un paese centralista. E' difficile trarre conclusioni ma non direi proprio che i paesi federali comparabili con l'Italia se la passino peggio di quelli centralisti, anzi probabilmente e' vero il contrario. A questo va aggiunto che l'Italia e' molto piu' disomogenea dei Paesi europei di dimensione comparabile, sia quelli federali che quelli centralisti.