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Federalismo vs. Indipendenza

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A mio parere il dibattito, come prevedibile sta scivolando sempre più verso il basso.

Dai commenti degli ultimi giorni abbiamo appreso:

a - che una delle ragioni che rafforzano la voglia indipendentista è, anche, il modo con cui il cinema ha trattato i veneti, il che vorrebbe dire che l'eventuale secessione della Puglia sarebbe causata dai film di Lino Banfi

b - che la "Venetia" avrebbe il suo mito di fondazione nella millenaria storia della Serenissima, storia certamente gloriosa, ma conclusasi con la morte per consunzione della Repubblica, con l'oligarchia dominante chiusa all'esterno e dedita allo sfruttamento dei suoi latifondi, mentre i contadini  morivano di pellagra. Venezia si arrese a Napoleone senza neanche un'ombra di resistenza, almeno simbolica. I tre magistrati preposti alla difesa della laguna ammisero candidamente al doge di non poter contare sulla capacità di reazione della Repubblica perchè "scarso il numero degli armati, fiacchi lo spirito militare e la disciplina, inetti gli ufficiali, inadeguato l'armamento, mal disposte le opere di difesa" senza neanche più una flotta, tanto che i Francesi non ritennero utile requisire che una manciata di navi, perchè le altre erano totalmente inefficienti

c - che in fondo se solo una regione si stacca dall'Italia non dovrebbe farsi carico - pro quota - dei debiti dello stato italiano, così come i soci che recedono da una società non rispondono dei debiti sociali, affermazione che oltre che errata dal punto di vista civilistico, non tiene conto del fatto che i creditori (tra cui molti cittadini del neonato stato) non accetterebbero mai una separazione di questo genere

d - che la formazione dello stato unitario,  sarebbe stata in realtà una macchinazione dei latifondisti meridionali a danno dell'operoso nord, il tutto dimenticando lo smantellamento post-unitario delle industrie meridionali, l'imposizione fiscale subita da quelle popolazioni (i.e. tassa sul macinato, monopolio del sale) la brutale repressione del brigantaggio che mise in un unico calderone, anzi fucilandoli davanti al medesimo muro, briganti veri e propri, lealisti borbonici e popolazione civile, con metodi e violenze che lasciarono ferite secolari sul tessuto sociale ed economico del sud

e - che la secessione del Veneto potrebbe risolversi con un semplice referendum come se si trattasse di decidere se Cortina può andarsene in Trentino  o meno, fingendo di non considerare che non del Veneto si tratta, ma dell'Italia stessa, se cioè si vuole o meno continuare ad avere uno stato chiamato Italia, o dobbiamo tornare al 1859, perchè quello sarebbe il risultato finale: una reazione a catena per cui dopo il Veneto, la Lombardia, la Valle d'Aosta che se ne andrebbe in Francia, la Liguria che potrebbe tornare ai suoi dogi (hanno anche loro una storia non male), il sud ai Borboni e così via, come se tutto ciò potesse essere indolore e facile.

Beh, questa analisi mi sembra azzeccata.

Non mi sono azzardato fino ad ora a commentare, da veneto, i vari punti di vista, alcuni ragionevoli, altri fantasiosi, passando per politica, polemica, utopia e realtà. Probabilmente, nulla succederà di quello che alcuni dei commentatori auspicano. Curioso, però, che tanti si sono fatti coraggio (come il sottoscritto, del resto) e hanno superato quell'ostacolo psicologico che ti impedisce di aggiungere un tuo punto di vista, temendo di essere silurato dai cari amici amerikani e non. Silurato in senso buono, è sempre un piacere leggere le attente analisi di alcuni di voi, accademici e non, ma a volte un po' di timore reverenziale ce l'ho avuto. Non è il caso di questa "discussione" dove tutti, con molta libertà hanno detto peste e corna del teron o del poenton o di entrambi.

A mio parere, lo stato centrale non ha alcun incentivo a mollare l'osso; la periferia, del resto, ha legami stretti, soprattutto politici, con quelli de roma. Il processo federalista sarà lento, ammesso che ci sarà. Uno di voi auspicava la secessione del sud: la soluzione è curiosa ma stuzzicante. Sono sempre stato pro federalismo come voi, ma aggiungo un concetto che fa rima con federalismo: realismo.

Sarei contento di vedere il concetto di sussidiarietà e di devoluzione applicato in maniera efficiente. Purtroppo, questo è sicuramente possibile nelle regioni virtuose (le solite) ma un cambiamento del modus operandi delle regioni "meno virtuose" è auspicabile, ma ad oggi, non realizzabile in tempi brevi. Che fare dunque, lasciarle in balia degli eventi? Per i più accaniti, certamente sarebbe la soluzione migliore. Ciò che stanno facendo i simpatici personaggi al governo è propaganda, non stanno certo affrontando il problema (quando mai lo hanno fatto? ma questo è un altro discorso).

Non esiste una soluzione, passatemi il termine, Pareto-efficiente? Bisogna per forza continuare a sussidiare il sud? Non sono un esperto, anzi, non mi hanno mai particolarmente attratto queste tematiche. Ma ho notato che ci sono molti esperti (alcuni presunti tali), che potrebbero fornire soluzioni  più chiare e magari più feasible rispetto a quella proposta dal Prof. Pizzati.

Una cosa non sembra chiara e descrive scarso senso di democrazia: se la scelta di secedere venisse votata dai cittadini Lombardi o Veneti o Siciliani (cosa remota per adesso...) quale cittadino di altra regione e con quale autorità potrebbe opporvisi? E questo solo, magari, per mantene lo status di assistenzialismo attuale? spiegatemi.

 

PS: su questo argomento mi sarebbe piaciuto leggere qualche sostanzioso contributo in più del prof. Boldrin, anche e forse di più, perchè Veneto DOC. Ma forse non è tempo e luogo.

 

 

"Una cosa non sembra chiara e descrive scarso senso di democrazia: se la scelta di secedere venisse votata dai cittadini Lombardi o Veneti o Siciliani (cosa remota per adesso...) quale cittadino di altra regione e con quale autorità potrebbe opporvisi? E questo solo, magari, per mantene lo status di assistenzialismo attuale? spiegatemi. "

Formalmente, dato che la secessione non é prevista dalla nostra costituzione ( e da nessun'altra costituzione al mondo salvo quella dell'Etiopia - correggetemi se sbaglio ) questa ipotetica votazione non avrebbe alcun valore legale. Non ci sarebbe quindi alcun motivo di opporvisi. Una volta effettuata la votazione, e ammesso che il suo esito sia favorevole alla secessione, bisognerebbe vedere se le azioni concrete poste in atto dai secessionisti configurano o no dei reati ai sensi del vigente codice penale: in caso positivo agirebbero carabinieri e magistratura con l'autorità ad essi attribuita. Non vedo alcun collegamento fra assistenzialismo e secessionismo: Margaret Tatcher ha vigorosamente disboscato l'assistenzialismo nel regno unito, pur opponendosi con estrema fermezza (no place to hide) al separatismo nordirlandese.

c - che in fondo se solo una regione si stacca
dall'Italia non dovrebbe farsi carico - pro quota - dei debiti dello
stato italiano, così come i soci che recedono da una società non
rispondono dei debiti sociali, affermazione che oltre che errata dal
punto di vista civilistico, non tiene conto del fatto che i creditori
(tra cui molti cittadini del neonato stato) non accetterebbero mai una
separazione di questo genere

Dato che ho fatto io un paragone dei soci con una società, suppongo di essere chiamato in causa, e mi sembra giusto precisare: Io non ho detto che i soci non si facciano carico dei debiti, ma che i creditori che vantano un credito con la società, se tale società resta in vita, essi non possono vantare nulla nei confronti dei soci uscenti. Sarà la società a vedersela con i soci che se ne vanno. Nella replica che avevo dato si parlava si di debito, ma nello specifico di creditori.

Sulla caduta di Venezia si può dire quello che si vuole, ma alla fine contano i fatti, quelli documentati. I contadini morivano di pellagra quando arrivò l'annessione all'Italia: il periodo della pellagra infatti è approssimativamente corrispondente a quello della grande migrazione (1870-1960), la causa fu l'imposta sul sale e sul macinato e lo spopolamento delle campagne con la coscrizione obbligatoria che portò a contrarre la produzione agricola e di allevamento (attività tipica) con conseguente riduzione dell'apporto di vitamine del gruppo B, ottenute nella tipica dieta alimentare veneta da latte e cereali si dà il caso; e reagirono di loro iniziativa contro Napoleone issando la bandiera marciana che oggi tutti scambiano per quella della Lega (che ne abusa).

Il punto D non l'ho letto negli interventi, almeno mi sembra di ricordare.

Ad ogni modo essendo che erano uscite delle considerazioni di vario tipo, tra cui quale peso potrebbe avere il fattore economico su quello "viscerale", non mi sembra sia scadere verso il basso nel volerlo analizzare.

In una situazione più avanzata, in Belgio, il fattore viscerale ha un'influenza non indifferente.

"Dato che ho fatto io un paragone dei soci con una società, suppongo di essere chiamato in causa, e mi sembra giusto precisare: Io non ho detto che i soci non si facciano carico dei debiti, ma che i creditori che vantano un credito con la società, se tale società resta in vita, essi non possono vantare nulla nei confronti dei soci uscenti. Sarà la società a vedersela con i soci che se ne vanno. Nella replica che avevo dato si parlava si di debito, ma nello specifico di creditori. "

Sarebbe come dire che se i "soci" se ne vanno alla spicciolata, uno per volta, fino a che non rimane nessuno, i creditori rimangono a bocca asciutta? Interessante prospettiva. Oppure che la società (lo stato unitario) puo' dire al socio (il Veneto secessionista) "se te ne vuoi andare devi pagare X"? E se non c'é accordo fra la società e il socio sulla quantificazione del valore di "X" chi decide? E ammesso che si trovi un accordo fra la "società" e il "socio", é necessario l'assenso dei creditori? E infine, sempre dal punto di vista dei creditori, i beni che insistono sulla superficie della regione secessionista (i terreni, le aziende, le case, le industrie, le infrastrutture...) sono "beni della società" o "beni del socio"?

"Sulla caduta di Venezia si può dire quello che si vuole, ma alla fine contano i fatti, quelli documentati. I contadini morivano di pellagra quando arrivò l'annessione all'Italia: il periodo della pellagra infatti è approssimativamente corrispondente a quello della grande migrazione (1870-1960), la causa fu l'imposta sul sale e sul macinato e lo spopolamento delle campagne con la coscrizione obbligatoria che portò a contrarre la produzione agricola e di allevamento (attività tipica) con conseguente riduzione dell'apporto di vitamine del gruppo B, ottenute nella tipica dieta alimentare veneta da latte e cereali si dà il caso; e reagirono di loro iniziativa contro Napoleone issando la bandiera marciana che oggi tutti scambiano per quella della Lega (che ne abusa). "

Ma l'imposta sul sale e sul macinato la impose Quintino Sella, che era di Mosso (provincia di Biella) mica un barone feudale meridionale. Eppure non é dal Piemonte che sembra urgente separarsi ma dal sud, che all'epoca aveva ben poca voce in capitolo...

"Ad ogni modo essendo che erano uscite delle considerazioni di vario tipo, tra cui quale peso potrebbe avere il fattore economico su quello "viscerale", non mi sembra sia scadere verso il basso nel volerlo analizzare.

In una situazione più avanzata, in Belgio, il fattore viscerale ha un'influenza non indifferente. "

Mi sfugge il significato del termine "avanzata": per esperienza diretta il Belgio non é esattamente un luminoso esempio di efficienza amministrativa, trasparenza, tassazione bassa, e dinamismo economico...

Mi sfugge il significato del termine "avanzata": per esperienza diretta
il Belgio non é esattamente un luminoso esempio di efficienza
amministrativa, trasparenza, tassazione bassa, e dinamismo economico...

 

Temo ci sia un problema di comunicazione. La parola "avanzata" era usanta con l'intenzione semantica di progredito verso una certa direzione, ovvero nel processo di degenerazione dell'unità dello Stato.

Non aveva niente a che fare con lo sviluppo amministrativo, ed economico.