Titolo

Federalismo vs. Indipendenza

6 commenti (espandi tutti)

prima mi farebbe piacere che si leggesse  http://www.centrostudiluccini.it/pubblicazioni/materiali/23/marangon.pdf , così, giusto per l'onore della storia.

Ho letto con interesse il testo che parla della fine della Serenissima e delle vicissitudini del Veneto, in particolare di Padova, durante il periodo napoleonico. I fatti sono interessanti, mentre la conclusione dell'autore mi sembra sostanzialmente errata:

Caduta ingloriosamente la secolare Repubblica di San Marco e il suo dominio sulla terraferma, sono riemersi i mai sopiti municipalismi, segno indubbio che la dominazione veneziana era stata sopportata ma non gradita dalla popolazione.

L'autore non ha evidentemente capito quale e' stata una primaria specificita' storica della Serenissima, che corrisponde probabilmente motivo principale per cui e' stata benvoluta dai ceti popolari del suo dominio di terraferma: la concordia e l'unita' di intenti della sua classe dirigente e allo stesso tempo la sua azione di controllo e quando necessario di repressione delle lotte di fazione e tra citta' che imperversavano nel Veneto come nel resto dell'Italia del Centro-Nord. Le elites venete e in generale dei territori della Serenissima avevano gli stessi difetti delle elites dell'Italia dei Comuni e delle Signorie: lotte tra fazioni, disponibilita' cinica ad allearsi con chiunque specie se straniero contro il vicino, considerazione vicina allo zero per i sudditi, interpretazione arbitraria della legge a loro favore e contro i sudditi. La nobilta' veneziana per un accidente della storia aveva trovato modo di arricchirsi non rapinando le risorse interne come tradizione risalente all'Impero romano, ma monopolizzando una parte dei traffici commerciali con l'Oriente. Cosi' ha plasmato lo Stato non allo scopo di arricchirsi imbrogliando i sudditi (come standard italiano), ma per favorire un'economia funzionante, capace di produrre navi da commercio e da guerra, per avere una cittadinanza sana, economicamente prospera, e quindi favorevole al regime oligarchico, e pronta anche a servire nella marina commerciale come in quella di guerra. Con i soldi Venezia ha potuto poi pagare gli eserciti mercenari dell'epoca e competere con successo acquisendo, anche grazie alle dedizioni di meta' 1400, lo Stato di terraferma. Nella terraferma Venezia ha messo termine alle lotte di fazione e agli arbitri delle elites locali creando probabilmente lo Stato meglio amministrato dell'Europa del tempo. Non era interesse di Venezia sfruttare all'italiana i Veneti di terraferma, almeno fino a meta' del 1600, perche' i veri profitti venivano dai traffici commerciali. Poi c'e' stata una lunga decadenza, ma ancora ai tempi di Ippolito Nievo puoi leggere che Venezia interveniva per reprimere gli arbitri dei signorotti locali a sostanziale vantaggio dei ceti popolari. E correttamente Napoleone stesso, riporta il testo riteneva Venezia «la plus digne de la libertè de toute l’Italie».

Marangon non riesce a capire che il dominio di Venezia era malsopportato solo dalla minoranza delle elites venete di terraferma, italianamente interessate solo alle loro ridicole beghe e a rapinare i villici: come puoi leggere su Nievo finiranno per mettersi al servizio degli austriaci. Al contrario i ceti popolari, artigiani, operai e contadini avevavo una stima grande e ferma del governo della Serenissima. Marangon ammette che i veneziani sotto la Serenissima stavano bene e non erano oppressi:

Quando Sebastisano Salimbeni annunciò l’evento alla folla che gremiva la Piazzetta, concludendo con il grido “Viva la libertà”, la folla urlò “Viva San Marco”, e in città divampò la rivolta dimostrando così che non corrispondeva alla realtà la tesi di una popolazione veneziana oppressa perché se tale fosse stata sarebbe andata in piazza a manifestare la sua gioia.

Marangon scrive poi che per le Pasque Veronesi "non si trattava di fedeltà a San Marco, ma di reazione dei veronesi alle prepotenze e alle razzie dei soldati francesi". Personalmente ne dubito, l'autore non da' elementi di supporto alla sua tesi.  Io posso solo dire che il ricordo del buongoverno della Serenissima, ormai mitologico, e' ancora vivo nel Veneto a oltre 200 anni dalla caduta.

A corroborare queste informazioni, aggiungo che anni fa nel comune dove risiedo, scavando per rifare la piazza scoprirono il Leone di S.Marco (che tutte le municipalità avevano) intatto, e che ora giace nel suo piedistallo originale.

Se gli operai obbligati dai francesi di distruggere il Leone fossero stati insofferenti alla Repubblica, come si spiega che nascosero il suo simbolo con cura, addirittura scavando una buca per sotterrarlo sotto il naso delle guardie francesi?

E che dire del discorso di Viscovich di Perasto (Montenegro)?

 

il problema in Italia è che il partito che più ha propugnato l'autonomismo, o l'indipendenza, o il separatismo (la lega per intenderci) è nato nell'unico posto del nord Italia che ha visto l'ultimo periodo d'indipendenza un sacco di tempo fa (sotto gli Sforza.....), e che per trovare un campione di autonomia s'è dovuta rifare nientemeno che ad Albertone da Giussano, e alla prima lega lombarda (sulla seconda preferiscono glissare elegantemente).

chiaro poi che non sappiano di cosa parlano, né per quel che riguarda il federalismo, né per ciò che significa l'indipendenza, o l'autonomia. Milano è stata una colonia per diversi secoli, e gli effetti si vedono. che poi la Lombardia oggi comprenda territori che prima erano dei Ducati, del Piemonte o della Repubblica veneta è un mero accidente derivato dall'ignoranza di chi disegnò le regioni nel 1970.

un piccolo appunto all'ottimo Lusiani:  chi per primo combatté Bonaparte, e all'inizio perfino con qualche successo, fu il regno di Sardegna, come palestra militare dell'allora Console e banco di prova dell'esercito "rivoluzionario" francioso. ci andò male, e va notato che il resto d'Italia stette a guardare senza muovere un dito, ma questo è un ritornello che va avanti almeno dai tempi di Annibale.

io personalmente sarei d'accordissimo per l'indipendenza del Piemonte (chiaramente con i confini del 1848 ;-) ), inserito come stato membro dell'UE. in effetti, ora come ora uno staterello composto da Piemonte, Val d'Aosta, Liguria, Savoia, Nizza e Costa Azzurra, Sardegna e in più la Corsica (giusta riparazione dei danni di guerra francesi), possibilmente a regime monarchico costituzionale sotto l'attuale Duca d'Aosta, mi manderebbe in sollucchero, e farebbe un bel contraltare ella Serenissima ad est. Milano, se crede, può mettersi in lista come aspirante protettorato....

purtroppo sono soltanto sogni: restando nel tema dalla domanda principale, io credo che sia mille volte meglio l'indipendenza (con tutti i suoi rischi di costituzione e mantenimento) di un federalismo malfatto, come uno qualsiasi tra quelli che potrebbero uscire seguendo i dettami della nostra velleitaria e roboante costituzione. ho espresso un'opinione non sostenuta da dati concreti, e per questo mi struggo, ma non saprei come meglio spiegarmi.

Claudio ti ringrazio, perchè non conoscevo il discorso di Viscovich di Paresto.

Scusa se vado OT, ma saresti così gentile da segnalarmi validi libri (o siti) sulla storia del Veneto durante la Serenissima ed il dominio austro-ungarico?

Mi sembri molto preparato, ti ringrazio anticipatamente! 

 

Mi dispiace, ma al momento mi viene in mente solo questo: www.raixevenete.com

In effetti ci sono diversi siti, ma quello che ti ho indicato è una vera miniera, ti consiglio la sezione Links, e i documenti storici.

 

Grazie, sembra proprio un ottimo punto di partenza!