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Federalismo vs. Indipendenza

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Nei commenti ho letto di analogie fra Veneto e Italia da un lato, Vallonia e Fiandre in Belgio dall'altro.
Abitando in Belgio, e vivendo questa realtà quotidianamente, l'analogia mi sembra un po' forzata.
La faccenda, oltre ad avere un risvolto certamente economico (come sottolineato da Ludovico, il nord ricco che si è stufato di assistere il Sud povero) è soprattutto linguistica/ culturale.
Fiamminghi e valloni non si capiscono fra di loro.
I valloni, sono considerati nelle Fiandre alla stregua di un qualsiasi straniero che deve adattarsi e imparare la lingua, se desiderano vivere o lavorarci.
Senza dimenticare che (tornando a bomba) le questioni (poco conosciute in Italia) più sensibili per la classe politica e la pubblica opinione sono la divisione del distretto elettorale
Brussel-Halle-Vilvoorde
e il trattamento delle enclavi francofone che si trovano in territorio fiammingo.

Noi siamo messi male, ma si parla ancora nella stessa lingua no?

Beh, c'é anche dell'altro nel malanimo fra Fiamminghi e Valloni. Fino agli anni '60 la lingua ufficiale del Belgio era il francese. Punto. Se un Fiammingo voleva studiare all'università, lavorare nell'amministrazione pubblica, o semplicemente difendersi in tribunale, doveva farlo in una lingua "straniera", era insomma un cittadino di seconda categoria, una "lingua tagliata". All'epoca la Vallonia era una zona altamente industrializzata (industria pesante, sgretotalasi negli anni '70) mentre le Fiandre erano essenzialmente agricole, e i Fiamminghi "terroni". Ora i Fiamminghi sono dominanti tanto numericamente che economicamente e serbano rancore; sbagliano, ma si puo' capirli.

Nulla di tutto questo é accaduto in Italia: i meridionali non hanno mai oppresso e umiliato i settentrionali, al limite il contrario.

In parte corretto. Il problema è che si fa del "nord" un unico minestrone. In realtà il Triveneto si è trovato in una situazione molto simile a quella dei Fiamminghi. Forse non del tutto formalmente, ma di fatto una certa discriminazione c'è stata. Basterebbe guardare ad esempio la vecchia pubblicità dell'olio Sasso per capire come erano considerati i Veneti prima che nel loro piccolo, come le formiche, si incazzassero. Credo che siano pochi i Veneti che non si siano sentiti umiliati già dalle scuole elementari per mere questioni linguistiche.

Non so come fosse al sud, certo è che anche loro sono stati oggetto di stereotipi degradanti, in particolare (per puro caso?) i Siciliani. Certo c'era (e c'è) la mafia, ma non è che Napoli sia da meno in fatto di criminalità. Il punto è che in Sicilia erano "briganti", oggi avremmo detto "terroristi".

Qualcuno ha detto che in certi processi intervengono questioni viscerali, c'è del vero in questo.

 

Quello che volevo dire é che in Belgio la volontà separatista promana dai Fiamminghi, che in passato furono (o credono di essere stati) umiliati dai Valloni francofoni, mentre in Italia la stassa volontà viene espressa dal "nord" i cui cittanini non risulta siano stati umiliati ed oppressi da quelli del "sud".

Quanto ai Veneti, credo di aver capito che in passato furono discriminati da altri settentrionali (Piemontesi? Lombardi?) dai quali pero' non chiedono di separarsi.

Per chi è Veneto o in Veneto ha respirato l'aria profonda, credo non sia un mistero che c'è la consapevolezza di essere trattati con "sufficienza" dal resto dei concittadini italiani.La filmografia ne è solo l'esempio più evidente, ma lo sono anche le battutine che non mancano mai, neanche in questo forum (almeno così a me pare).

Questo, unito ad un ricordo non sopito di grande e millenaria potenza Europea, genera nei locali una sorta di voglia di rivincita che, sopita dal boom economico degli ultimi decenni e dai pensieri sulla vacanza e l'ultimo modello di Audi, tende a risveglairsi nel momento in cui i problemi economici riafforano.

Basterà per smuovere qualcosa o saranno più importanti le nuove linee di Bottega Veneta, D&G e la nuova Audi A5 (ecco l'esempio sbagliato, la A5 è davvero troppo bella...)

in Italia la stassa volontà viene espressa dal "nord" i cui cittadini
non risulta siano stati umiliati ed oppressi da quelli del "sud".

Non e' facile decidere chi viene umiliato e oppresso e chi umilia e opprime. Quello che e' certo e' che il sentimento di venire oppressi dal Sud Italia e' piuttosto diffuso in tutto il Nord, e non da tempi recenti. Per esempio nel 1895 il socialista F.Turati scriveva commentando il malgoverno romano:

il presente governo non e' governo italiano, ma del mezzodi' contro il settentrione

("Finanza feudale" da "Critica sociale" del 1 dicembre 1895, p. 353)

Cosa commentava Turati? La decisione del governo di sospendere il catasto analitico dei latifondi laziali e meridionali per consentire ai baroni meridionali e pontifici di evadere le tasse, che a quei tempi erano primariamente tasse catastali. Quanto succede oggi (evasione fiscale sulle attivita' private meridionali al 65%) accade fin dalla costituzione del Regno d'Italia, e da quel tempo lo Stato per favorire baroni e notabili meridionali, oltre ai grandi industriali assistiti padani, opprime i contribuenti del centro-nord, e in particolare i padani. A livello popolare questo senso di oppressione e' piuttosto obnubilato dall'ignoranza tipica delle masse italiane, ignoranza storicamente sponsorizzata dallo Stato, dai mezzi di informazione e dalla Chiesa cattolica, tuttavia c'e' stato anche chi come Turati fin dalla fine del 1800 si esprimeva per iscritto, e non su un palco di Pontida, come segue:

[... le decisioni del governo di Roma sono] una nuova dichiarazione di guerra della baronia feudale sicula e napoletana ai proprietari terrieri del Lombardo- Veneto [...] un nuovo passo - e qual passo - verso l'assoggettamento dell'Italia civile, operosa, industriale, moderna, dell'Italia europea, all'Italia meridionale baronale, africana, borbonica; e' la coltura estensiva, quasi nomadica, e' il latifondo parassita, depauperatore, miasmatico, che vuol vivere a spalle dell'agricoltura progressiva, dei nuovi metodi culturali che incominciarono a introdursi nelle zone agricole progredite e ai quali la perequazione dell'imposta avrebbe consentito slancio maggiore.

Lo schema di funzionamento dello Stato italiano e' questo: a Nord e in parte al Centro opprime il cittadino medio tassandolo eccessivamente e fornendo in cambio servizi statali che l'Economist definisce correttamente "miserabili", con il ricavato delle tasse iper-paga una Casta statale  improduttiva a Roma, paga l'assistenzialismo al Sud e i notabili meridionali che lo ammnistrano in modo clientelare per comperare i voti, infine paga i grandi industriali assistiti a Nord che poi fanno propaganda e disinformazione con Corriere della Sera, Stampa, Sole 24 Ore e Repubblica. L'apparato propagandistico dello Stato, in particolar modo la RAI, hanno progressivamente alimentato propaganda e disinformazione tendenti a descrivere i settentrionali come egoisti, evasori e ignoranti. Con la collaborazione di Cinecitta' i veneti sono stati spesso descritti con lo stereotipo della cameriera veneta a servizio presso il barone romano. Non solo oggi ma anche in passato questa propaganda era esattattamente contraria ai fatti, le stime sull'evasione fiscale dicono che il Nord Veneto incluso hanno evasione "europea" sono semmai le attivita' private al Sud ad avere evasione fiscale di dimensioni "africane". Sull'istruzione i confronti internazionali ci dicono oggi cio' che era evidente da quando esistono statistiche sull'analfabetismo, che non vale la pena di ripetere qui. Ma la costante rimane questa: lo Stato italiano opprime il cittadino medio del Nord, e si puo' anche dire che lo fa a vantaggio dei meridionali, superficialmente.  In realta' lo fa - come scrive Turati - a vantaggio delle baronie romane e meridionali, e aggiungo io a vantaggio delle grandi industrie assistite padane. A ben vedere il cittadino medio meridionale e' oppresso anche piu' dei settentrionali, vive tra l'abusivismo edilizio e in mezzo alll'immondizia non raccolta e con l'acqua potabile razionata, senza decenti prospettive di occupazione stabile perche' grazie ai contratti nazionali la grande impresa meridionale non pesantemente assistita e' fuori mercato.  Il problema del cittadino medio meridionale e' che avendo vicino a lui esempi di elites parassitarie e improduttive che vivono di sinecure statali o di gestione clientelare del consenso, tende ad assumere il loro comportamento come modello e traguardo di vita, per cui non e' facile associarlo alla sacrosanta protesta settentrionale.

Hai dimenticato un dettaglio: che quei cittadini meridionali che fanno un lavoro produttivo e pagan le tasse contribuiscono quanto i corrispettivi settentrionali.

Ineccepibile articolo, Alberto. Nient'altro da aggiungere.

Lo schema di funzionamento dello Stato italiano e' questo: a Nord e in parte al Centro opprime il cittadino medio tassandolo eccessivamente e fornendo in cambio servizi statali che l'Economist definisce correttamente "miserabili", con il ricavato delle tasse iper-paga una Casta statale  improduttiva a Roma, paga l'assistenzialismo al Sud e i notabili meridionali che lo ammnistrano in modo clientelare per comperare i voti, infine paga i grandi industriali assistiti a Nord che poi fanno propaganda e disinformazione con Corriere della Sera, Stampa, Sole 24 Ore e Repubblica.

 Purtroppo, da meridionale, concordo.

A ben vedere il cittadino medio meridionale e' oppresso anche piu' dei settentrionali, vive tra l'abusivismo edilizio e in mezzo alll'immondizia non raccolta e con l'acqua potabile razionata, senza decenti prospettive di occupazione stabile perche' grazie ai contratti nazionali la grande impresa meridionale non pesantemente assistita e' fuori mercato.  Il problema del cittadino medio meridionale e' che avendo vicino a lui esempi di elites parassitarie e improduttive che vivono di sinecure statali o di gestione clientelare del consenso, tende ad assumere il loro comportamento come modello e traguardo di vita, per cui non e' facile associarlo alla sacrosanta protesta settentrionale.

Non solo, ma la cosa tanto tragica quanto ovvia è che come conseguenza di questa situazione il Meridione perde, per emigrazione "volontaria", la gran parte della "meglio gioventù" che tende a spostarsi al Nord o all'estero. Con risultati che sono facilmente intuibili sulla qualità delle elites locali.

Mi associo a quanto detto da Dolomitico: ineccepibile articolo quello di Alberto.

P.s. Mi sono sistemato il nome, vedendo che c'è un omonimo.