Titolo

Federalismo vs. Indipendenza

12 commenti (espandi tutti)

Quello che mi chiedo é quali siano gli svantaggi per una regione nel diventare indipendente (stato). I vantaggi (parliamo del Veneto) mi sembrano evidenti. Meno tasse a Roma ladrona e tutti piú ricchi e felici. Ma cosa si perde a diventare un piccolo stato indipendente invece che essere una regione di un grosso stato? Poniamo che la capacitá produttiva e la domanda di prodotti da quella regione non cambino (é veramente cosi?). Le prime cose che mi vengono in mente sono la perdita di un peso internazionale (il ricco Lussmburgo conta qualcosa?), la perdita di "insurance" tra regioni (catastrofi naturali; se venezia affonda conviene ancora essere indipendenti?), la perdita di una lingua unica parlata da altre 50 milioni persone che indubbiamente aumenta la velocitá di trasmissione di informazioni nelle relazioni con le altre regioni (se io parlo solo sardo e tu solo veneziano magari ci capiamo in inglese, ma se non frequentiamo noise magari no).

Effettivamente mi sembrano obiezioni abbastanza deboli. Altri suggerimenti?

Sono stato a lungo in dubbio se scrivere o no. In primis perche' e' stato gia' detto molto e non so quanto la mia opinione possa portare di nuovo nella discussione, in secundis perche' essendo romano e sentendomi italiano non comprendo appieno questa pulsione per l'indipendenza, anche se la capisco dal punto di vista logico.  Esprimero' nel (lungo) seguito i dubbi che mi vengono riguardo la separazione del Veneto (o della Puglia, cambia poco). Vi prego di non volermene se riportero' fatti e opinioni gia' espressi da altri, prendetela come un sunto :) Legalita': per una separazione pacifica assumo che si parta da mezzi legali a disposizione nello Stato italiano, quindi il referendum. Per raggiungere gli obiettivi del PNV probabilmente si dovrebbe optare per referendum comunali: infatti un referendum regionale provocherebbe il problema di come comportarsi con province o comuni in cui vince il NO (=resto Italia) contro il SI' (=divento  Venetia). Con un referendum regionale infatti ci sarebbe il dubbio di cosa fare: caccio i cittadini che hanno votato NO? Gli chiedo di fare il passaporto? Comunque con il referendum comunale resta il problema della frammentazione del territorio: passi da Vattelappesca di sopra (Venetia) a Vattelappesca di sotto (Italia), diciamo che potrebbe esser trascurabile, almeno fino a quando le condizioni economiche e sociali non cambino drasticamente. Diritto: se io romano ho un contenzioso in corso con un veneto, la legge da seguire dipenderebbe dal foro competente. All'inizio immagino che per praticita' le leggi di Venetia e Italia siano le stesse, ma quando si differenziassero come si procederebbe? Il veneto sarebbe ancora disposto a farsi giudicare da un tribunale romano, o viceversa? (il viceversa vale anche per i punti successivi). Amministrazione: le strutture all'inizio resterebbero le stesse. Gli amministratori non veneti verrebbero rimossi? Cosa succederebbe alle infrastrutture comuni? Istruzione: cosa si fa, si sostituisce l'italiano con il veneto? Legittima scelta, lo dico subito. Si prevede un bilinguismo paritario con l'italiano? Proprieta': se io fiorentino compro casa a Mestre, e' ancora mia? Che tasse ci pago? Lavoro: io umbro che lavoro a Treviso posso continuare? Mi cambia contratto? Devo fare un documento? Impresa: io napoletano che possiedo e dirigo un negozio di mozzarelle a Padova posso ancora farlo? Pago i dazi sull'importazione di merci dall'estero? Sanita': io siciliano che sono a Venezia a curarmi, devo fare un documento? Pago tariffa intera perche' vengo dall'estero? Il SSN non vale piu' ovviamente. Turismo: io sardo che vengo a visitare Venezia devo portare il passaporto? Venetia entrera' nell'Unione Europea? In realta' l'Unione Europea e' un po' l'ancora di salvataggio (o la scintilla, a seconda del modo di vedere le cose) per molti movimenti separatisti: ti separi ma resti nell'Unione, in questo modo cambia qualcosa (ad esempio metti qualche seggio in piu' a Bruxelles e fornisci qualche quota latte-verdura-carne) ma di fatto siamo tutti sotto il "cappello" dell'Unione. Forze armate: sono convinto che la maggioranza sia lealista e centralista, quindi voterebbero in massa per il NO (anche le forze di polizia, forse un po' meno). Cosa si fa, le si espelle con tutte le armi? O le si nazionalizza?   Di fatto, la transazione con lo Stato italiano si potrebbe ridurre alla definizione degli ambiti di competenza (confini) e al pagamento da parte di Venetia di alcune infrastrutture e debiti pagate con le tasse di tutti: si questionera' quanto si pare  sulle percentuali, ma l'ospedale di Mestre e il pensionato di Vicenza ad oggi ha  ricevuto anche qualcosa dalle mie tasche, occorrera' solo stabilire quanto, anche 0. In tutto questo, si potrebbe procedere senza che si venga alle mani? Probabilmente si', perche' ci sarebbe tutto l'interesse a circoscrivere eventuali focolai di violenza. Se no, vi lascio il link a una analisi di una situazione simile: Venetia si ritroverebbe con un territorio piu' piccolo, obiettivi piu' concentrati, forze armate ridotte e di dubbia lealta', e sul suo territorio sacche di resistenza anche armate e organizzate. Non sarebbe ne' semplice, ne' veloce, ne' definitivo (immagino problemi di terrorismo diffuso da ambo le parti per anni anche dopo la fine delle ostilita'), e a discapito di tutti e due, quindi penso che alla fine si propenderebbe per una soluzione pacifica? Ho ancora molti altri dubbi, che non riferisco qui per brevita' :) In conclusione: una vera indipendenza non e' secondo me piu' "facile" da raggiungere di un vero federalismo. Quello che non vorrei e' che si riducesse il problema al centralismo romano o al sussidiarismo meridionale: se i rappresentanti che sono stati votati per questo non hanno fatto il loro dovere, non puo' essere data colpa solo ad altri.

Ecco, io non avrei mai voluto dirlo, ma questa frase enuclea in pieno un concetto di territorio colonizzato:

Forze armate: sono convinto che la maggioranza sia lealista e centralista, quindi voterebbero in massa per il NO (anche le forze di polizia, forse un po' meno). Cosa si fa, le si espelle con tutte le armi? O le si nazionalizza? .... forze armate ridotte e di dubbia lealta'
  Di dubbia lealtà perchè non-venete, ovviamente. Specialmente se vi affianchiamo il fatto che prefetture e questure sono interamente gestite da non-veneti ....la lista è lunga, mi fermo qui.  

Stai estrapolando cose che non ho detto: io pongo il problema della dubbia lealta' in caso di separazione non pacifica, e dal punto di vista di Venetia.

Se c'e' una separazione tramite referendum, mi aspetto che i militari possano votare in quanto residenti, e mi aspetto che siano lealisti, anche perche' provenienti da varie regioni, quindi votino NO. A questo punto Venetia che fa? Probabilmente gli dara' una scelta: se restate qui dovrete essere leali al nuovo Stato altrimenti andatevene.

Se c'e' una separazione non pacifica (da subito o durante il processo) lo Stato di Venetia potra' chiedere a dei reparti delle forze armate gia' presenti di essere fedele, ma non potra' esserne sicuro. Lo potrebbe essere per battaglioni composti interamente da veneti, sempre che siano tutti separatisti, ma come si fa a dirlo? E cosa succederebbe con i battaglioni non composti interamente da veneti? Non e' una questione di "colonizzazione": le forze armate per definizione, non solo in Italia, omogeneizzano le provenienze. In un reparto troverai il calabrese, il lombardo e il toscano, tutti di stanza in Veneto. A tutti dovrai chiedere "vuoi far parte di Venetia?".

Se leggi il link che ho postato, vedrai che si prospetta una balcanizzazione della regione (anche se nel caso si parlava piu' che altro della Lombardia). 

E cosa impedisce a un veneto di gestire una prefettura o una questura in Veneto? Ed e' un problema solo perche' non e' veneto? 

 

 

su molti dei punti citati, il pnv a fine 2007 ha lanciato una prima bozza programmatica come base di discussione, quindi ulteriormente rielaborata in un pamphlet successivo.

In particolare condivido l'analisi secondo cui l'UE e ancora più la formazione di blocchi geopolitici d'influenza stia scardinando gli stati ottocenteschi che non sono più funzionali come catene di distribuzione meccanicistiche e appunto verticali. In un mondo sempre più interdipendente, l'indipendenza conta eccome! E per noi veneti conta in particolare per il nostro rapporto con l'Europa: se c'è già Bruxelles, a cosa serve Roma (come centro di potere)?

Un nuovo modello umano, reticolare (federalista, appunto) sta emergendo non solo in Veneto, non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo. Per far sì che ciò avvenga, i nodi devono appunto poter prendere decisioni da sé, per gli ambiti nei quali riescono a farlo, in modo simile a quanto avviene nei sistemi tecnologici noti come wireless sensor networks, non a caso progettati per il controllo di calamità naturali, oppure di sistemi complessi, quali i gruppi di animali, o, in futuro, del traffico.

Non dubito che ci siano dei programmi in proposito: se e' venuto in mente a me in 24 ore, puo' essere venuto in mente a molti altri che sono piu' interessati e ci pensano di piu'. :)

Quello che dubito e' che la bozza programmatica potrebbe salvare i cittadini dei due Stati da una fortissima confusione iniziale e da sensazioni di ingiustizia nel trattamento quando cambiassero le condizioni dall'una o dall'altra parte.

Dubito inoltre, fatte salve le buone intenzioni, che mantenendo la struttura organizzativa precedente (cosa necessaria secondo me, all'inizio, perche' un nuovo Stato non cada nel caos) ci sarebbero significative differenze nei problemi da affrontare: cambierebbero le casacche, non le teste.

 Sempre e solo la mia opinione.

Beh, la domanda di prodotti un filino cambierà, vuoi per patriottismo vuoi perchè un po' di protezionismo c'è ancora, e probabilmente ci sarebbero un po' di cambiamenti nella fornitura di servizi ( Es. quando da Brescia vado a Mantova le chiamate diventano internazionali?).In ogni caso economicamente non vedo come la cosa possa diventare svantaggiosa per i veneti.

Quanto all' italiano, visto che ormai lo parlano tutti non vedo perchè si dovrebbe rimettersi a parlar veneto e tradurre tutto. Tra l'altro una buona parte della popolazione della Venetia non lo parla: omologare Bergamasco e Bresciano al veneto è decisamente una forzatura.

Meglio grande o piccolo? A me non piace fare queste comparazioni perchè secondo un principio di dignità del diritto di poter decidere del mio futuro tenderei a rigettarle con sdegno.

Ma stiamo al gioco. Allora alle critiche del meglio piccolo, fare il paragone del "ricco Lussemburgo che non conta nulla sul piano internazionale" mi pare estremamente debole perchè egoisicamente preferisco essere cittadino sovrano di un piccolo Stato piuttosto che suddito ignoto di un grande Stato.

La perdita di "insurance" tra regioni. In termini economici non regge. Questo almeno per quanto riguarda il Veneto che di insurance se ne potrebbe pagare diverse con i soldi che lascia sul tappeto e le ingerenze distruttrici perchè non indipendente. Ad ogni modo non mi pare che il Portogallo sia stato abbandonato durante le catastrofi degli incendi del 2005, con aerei giunti da Francia, e Gran Bretagna e addirittura Germania (non l'Italia che faticava a spegnere i suoi di incendi).

La lingua. Non mi stancherò mai di citare il Canton Ticino. In ogni caso preferirei un piccolo Stato che adotti un largo uso della lingua inglese (come nei Paesi bassi) affiancata alla lingua locale nativa: aumenterei la "velocità di trasmissione" con almeno un paio di miliardi di individui, meglio no?

 

preferisco essere cittadino sovrano di un piccolo Stato piuttosto che suddito ignoto di un grande Stato

Questa é una opinione personale. Preferisci essere cittadino di Malta o cittadino Italiano?

La lingua. Non mi stancherò mai di citare il Canton Ticino. In ogni
caso preferirei un piccolo Stato che adotti un largo uso della lingua
inglese (come nei Paesi bassi) affiancata alla lingua locale nativa:
aumenterei la "velocità di trasmissione" con almeno un paio di miliardi
di individui, meglio no?

D'accordissimo con l'ultima frase. Nel canton ticino parlano bene inglese? Io mi riferisco al costo di abbandonare l'italiano per adottare il Veneto ( o il sardo o il siciliano o quello che vuoi). O si fanno studiare tutte e due a scuola? Per rispondere ad Marcello sopra, siamo sicuri che l'italiano non si perda? A questo proposito, la TV andrá in onda in veneto o in italiano?

In Catalunia i telegiornali vanno in onda in catalano da un po' di anni. Loro dicono in "lingua standard".

Mi raccontava l'altro giorno un amico, che un ragazzo argentino che vive a barcellona, sposato, con una bambina di 3 anni, si sente dire dalla figlia "Papa' yo soy Catalana de toda la vida". E il padre, stupito:" Ma cosa dici, tu sei argentina. Chi ti ha detto questo?" Risposta: "Il maestro Joan ce lo dice tutti i giorni".

Sto cercando, e se li trovo li posto, degli studi che avevo letto (non ricordo l'autore) che evidenziavano i vari vantaggi di stati (e organizzazioni) di piccole dimensioni rispetto a quelli di grandi dimensioni.

Non credo ci siano dei veri svantaggi per una regione nel diventare
indipendente, soprattutto rimanendo all'interno della comunità europea.Gli aspetti da valutare sono altri:

1.La fattibilità? Cioè: te lo lasciano fare democraticamente (tipo Slovenia) e, in questo caso, come ci si regola per il debito pubblico, i bot ecc.Personalmente penso che il governo centrale farà di tutto per impedirlo, dato che l'esempio del Veneto sarebbe seguito, sicuramente, da altre regioni (Lombardia in primis). In questo caso che scenari si aprirebbero, fino a dove si può arrivare?

2.Dove fermarsi? Se da un punto di vista economico "piccolo è bello" (sì,come slogan fa più effetto "la Lega ce l'ha duro":-) ) perchè non la provincia indipendente?

Trieste ha chiesto più volte di poter diventare "porto franco" sul modello di Livigno o di Montecarlo.

Io personalmente non sono in grado di valutarli per quello mi fermo all'idea di un federalismo molto "spinto".

Comunque in caso di referendum per l'indipendenza della Lombardia o del Veneto, voterei comunque a favore. Non per razzismo o per le presunte origini celtiche ma perchè economicamente mi sembra la scelta migliore per me che ci abito.

Se, poi, alle elezioni post indipendenza votiamo come presidente ancora Formigoni (o magari Cacciari in Veneto) mi rimane la Svizzera a 10 km.