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Un risparmio facile facile: vendere la RAI

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La pubblicazione degli atti parlamentari non è l'unica funzione di interesse pubblico che risulta difficile da sostenere per la radiotelevisione commerciale (finanziata unicamente dalla pubblicità).  In linea di principio l'esistenza di radio e TV pubblica è giustificata dai loro criteri di "universalità" ed autonomia da interessi particolari, nonché dalla diffusione di programmi che, pur essendo di interesse generale, non sono adeguatamente finanziati dalla pubblicità: ad esempio informazione politica, documentari, programmi educativi, culturali o artistici.

Poi si può discutere se questo ruolo debba essere svolto direttamente dallo Stato o da organizzazioni su base volontaria finanziate solo in parte dallo Stato (è il caso di NPR e PBS negli Stati Uniti).  Ma i presupposti per un intervento statale esistono, come argomenta anche la letteratura economica ad esempio in:

Per la pubblicazione degli atti si può ricorrere ad internet o alla radio con grossi risparmi economici.

Riguardo le funzioni di "informazione politica, documentari, programmi educativi, culturali o artistici" penso che sia persino ridicolo parlarne.

Per farla breve: la RAI non svolge le funzioni per le quali ci sarebbero i "presupposti di un intrvento statale" se non in minima e trascurabile parte.

Quelle funzioni possono essere svolte con molti meno soldi e meno reti, al momento sono solo una foglia di fico per consentire ai partiti di avere dei mezzi di comunicazione a disposizione.

Detto questo non so quale sarebbe la soluzione migliore alla "questione RAI" ma cominciamo a levare la foglia di fico, almeno qui su nfA.

PS

poi da quando hanno sospeso Catersport oltre che chiuderli li passerei per le armi :-)

In linea di principio l'esistenza di radio e TV pubblica è giustificata dai loro criteri di "universalità" ed autonomia da interessi particolari

E' vero il contrario, e se hai vissuto almeno una parte della vita adulta in italia dovrebbe esserti ovvio che il carattere pubblico e' praticamente garanzia di dipendenza (dal politico) e particolarita' dell'informazione (si pensi alla spartizione dei telegiornali di Rai 1 2 e 3 della prima repubblica). Che poi esistano una o due eccezioni in giro per il mondo (che non sono di sicuro PBS e NPR, forse lo sara' la BBC, che non conosco abbastanza) la regola rimane: proprieta' pubblica implica dipendenza dal potere politico. 

La citazione accademica puo' anche essere interessante, ma non giustifica la divulgazione di idee come quella espressa qui sopra che, dopo aver vissuto qualche decennio in Italia, dovrebbero essere considerate perlomeno opinabili (ed in ogni caso, quei paper non si possono certamente interpretare come sembri fare tu, a giustificazione della proprieta' pubblica di grosse fette del mercato televisivo e dell'informazione). Quanto all'assenza dell'economicita' di certi mercati (anche questa da dimostrare), non c'e' scritto da nessuna parte che l'intervento governativo elimina con certezza esternalita' negative o fallimenti del mercato. Certamente non i paper che hai citato.