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Appunti per un fisco più favorevole alla crescita

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Ormai è indiscutibile la necessità di ridurre le tasse. Lo dicono tutti, per cui non sembra utile  considerare che la necessità è quella di migliorare il rapporto tasse-prestazioni; e sembra inutile la riduzione delle tasse a fronte di un aumento delle spese per servizi o il loro peggioramento.

Sono lontani gli anni'80, quelli in cui l'aliquota marginale arrivava al 72%, poi ridotta al 62% nell'86, mentre oggi è al 43% e sono alti i lai. E sono in tanti ad attendere la flat tax, che poi piatta non è: quelli ad alto reddito, che hanno 'necessità' di accumulare patrimonio, non di spendere. Questa 'necessità' di molti, perfino magistrati, che fa tanto danno, per il costo della corruzione,  in tutti i settori, anche in quello dell'occupazione.

Una riforma complessiva del fisco non dovrebbe tenere conto anche dell'attuale indebitamento dello Stato e della necessità di ridurlo, considerato che va a incidere sul debito, con tutto quello che ne consegue?

Una riduzione dei contributi sociali non comporta una diminuzione del montante contributivo e, quindi, un assegno pensionistico inferiore, stante il discutibile metodo contributivo?

Non c'è modo di fare ricorso in Cassazione, ma credo che sia incostituzionale la diversa tassazione del reddito, a parità di importo, tra quello da lavoro dipendente e quello da lavoro autonomo.

Secondo me si dovrebbe consentire una detrazione anche a chi ha un reddito diverso da quello da lavoro dipendente o assimilato. Cioè introdurla per colui che fa pochi e diversi lavori occasionali, non tali da fare convenire l'apertura di una partita iva, motivandolo a dichiarare e non lavorare a nero. Anche chi vive col reddito da locazione di un immobile, per esempio, potrebbe essere esentato, al di sotto di un minimo di reddito. Così, tanto per tenere conto degli ultimi, che peraltro sono costretti a spendere tutto il liquido di cui dispongono.

Bella l'idea del recupero delle detrazioni non godute. Forse pure quella della tassazione ponderata: se uno guadagna 100 un anno e 0 l'anno dopo, in cui pure deve mangiare, paga di più che se avesse guadagnato 50 e 50. L'ho detta terra terra....

All'interno di una riforma fiscale penso ci possa stare anche questa: una modifica di un rigo sull'acconto Irpef per l'anno in corso: "la prima rata pari al 40%" (dell'imposta dell'anno precedente). Perché non: "la prima rata ottenuta moltiplicando il reddito prodotto entro il 30 maggio per l'aliquota media dell'anno precedente"? Mi sembra che si risolva il problema di quelli che non hanno prodotto reddito per accidenti personali o calamità varie (storia che si ripete spesso), e che sono costretti ad anticipare tasse non dovute che infatti poi lo Stato rimborsa.