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Le scuole di eccellenza e l'avvenire dell'università italiana

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Lo studente sceglie in base alla qualità della ricerca in un dato ateneo? Non penso proprio.
In base alla severità della selezione degli studenti? No di certo.
In base alla qualità dell'insegnamento? Ho i miei dubbi. Perché anche loro sanno che l'apprendimento vero è sul campo.

Gli studenti, ed i loro genitori che pagano, sono attratti dalla Bocconi anziché dall'Università di Bologna perché la prima fa campagne  di coinvolgimento delle aziende nell'attività sia didattiche (stage et similaria) e di incontro con gli studenti.
La seconda non ha bisogno di tale sforzo per continuare ad esistere. Non deve convincere nessuno a pagare le alte rette che permettono alle private di vivere.

L'altro motivo, più specificatamente italiano e connesso alla voglia di fuga  circolante, è il collegamento con l'estero. Anche qui lo sforzo delle università private non trova motivo di sussistere in quelle pubbliche. Tra l'altro, per l'estero sono sufficienti tre anni per il bachelor, mentre i due anni della "magistrale" non hanno valore (analizzare il testo del pezzo sanremese di Silvestri "Argento vivo").

 

Non capisco....

Maurizio 13/2/2019 - 18:03

Al di là di un mio disaccordo sulla prima parte, che mi sembra una semplificazione esagerata, non comprendo bene la questione del

"Tra l'altro, per l'estero sono sufficienti tre anni per il bachelor, mentre i due anni della "magistrale" non hanno valore (analizzare il testo del pezzo sanremese di Silvestri "Argento vivo")"

E sì , ho letto il testo di "argento vivo" (spero si apprezzi l'impegno) ma non colgo ugualmente.

Maurizio

OK, provo ad esprimere il concetto altrimenti:
- La vita è a tempo.
- Chi te ne fa perdere, ti uccide un po'.

Conclusione: la scuola italiana è assassina seriale e stragista. Direi genocida.

Sì...

Maurizio 2/3/2019 - 14:42

...un vero sterminio...direi un olocausto....che nei campi c'era gente che diceva meglio qui che al Liceo. Mi sembra che con le parole bisognerebbe essere più cauti.

Un conto sono le legittime imprssioni e opinioni di ciascuno, e un altro sono i dati.

Qui quello che valutano gli studenti (stranieri) quando scelgono un corso di studi:

https://www.studyinternational.com/news/how-to-choose-course-university/

Mentre per quanto riguarda la percentuale di studenti internazionali, non sembra che Bocconi e UniBO siano poi così distanti ("Key Stats" nei link seguenti):

https://www.timeshighereducation.com/world-university-rankings/bocconi-u...

https://www.timeshighereducation.com/world-university-rankings/universit...

Giusto, e non parliamo di Politecnico di Torino e di Milano che come attrattività internazionale lato studenti sono messi anche meglio sia di Bocconi che di UniBo (non metto link ma è facile trovarli).

Equivoco

Guido Cacciari 26/2/2019 - 18:21

Dicevo solo che lo studente italiano ricerca spesso la possibilità di lavoro all'estero.
E' qualcosa di cui si parla spesso sui media, e di dati ne può quindi trovare finché vuole.
Gli studenti stranieri non c'entrano.
Grazie comunque degli interessanti link.

Già sono vecchio, non vorrei pure essere saccente.

Stando così le cose, non mi sono, evidentemente, abbassato a Sanremo, e chiedo comprensione, ma sollecitato da questo riferimento musicale, anch'io ho voluto documentarmi.

Ora, ogni generazione ha diritto ad avere i suoi idoli e riferimenti, e lungi da me negarlo alle altre quando la mia ha deciso per i suoi. Tuttavia non ho potuto fare a meno di ricordarmi di tanti e tanti anni fa, quando evidentemente ero io a sentire su di me quanto fosse duro e pesante studiare, ma allora c'era a disposizione un altro cantante che si prestava a rappresentarci quel nostro ingrato sforzo. Si chiamava e si chiama Edoardo Bennato, e la prima canzone tra le tante che mi è tornata in mente è: In fila per tre, canzone direi piuttosto diretta ed esplicita già dal titolo, per tacere poi dell'intero album: Burattino senza fili, dove Mangiafuoco ti dichiara pazzo se non hai i fili e, in Quando sarai grande, si richiama il tempo quando sarai stato finalmente domato.

Se posso aggiungere però, sperando appunto di non finir saccente, allora non era in dubbio lo studio in sé, ma che fosse ben diretto, che ci preparasse veramente al mondo che ci aspettava, che non fosse l'indottrinamento che s'usava impartire in parecchi stati sotto dittatura, e allora ce n'eran tanti. Adesso mi sembra, ma forse proprio perché son vecchio, che l'adolescenza esterni solo un ribbellismo radicale, un'insofferenza a qualsiasi formazione. E mi viene da dire che anche nell'ottocento in Italia, certamente, di argento vivo ce n'era fin troppo e libero di sbizzarrirsi, tuttavia, per quanto se ne sa, non si era particolarmente felici.

è probabilmente vana, essendo questa uno stato emotivo transitorio.

Ma quando Jefferson, nella dichiarazione di indipendenza americana, sostituì questa espressione al 3°diritto di Locke (la proprietà privata), lo fece anch'egli perché intendeva qualcosa di più vasto. Cioè la ricerca di un senso.

Ogni individuo nasce, si chiede perché e dove sta andando, e passa la vita cercare di darsi un senso (vedi la teoria psicanalitica di Frankl).

Ebbene, indipendentemente dall'esito di questa ricerca, ogni individuo ha il diritto naturale di effettuarla, e chi gli fa perdere tempo inutilmente, con raggiri ed imposizioni, compie un sopruso.

Ogni individuo nasce, si chiede perché e dove sta andando, e passa la vita cercare di darsi un senso

ogni individuo ha il diritto naturale di effettuarla, e chi gli fa perdere tempo inutilmente, con raggiri ed imposizioni, compie un sopruso.

Questo concetto merita un applauso.

Dovrebbe anche essere messo alla base di ogni teoria economica, perchè alla base dell'economia ci sono i bisogni, i desideri delle persone, mai uguali, e "sovrani" su ogni altro concetto di utilità economica.

Purtroppo molto spesso gli ingegneri sociali se ne dimenticano, ed applicano sistematicamente il sopruso.

Siamo praticamente in due ad andare daccordo qui.
Ma tornando all'assunto, direi che si tratta di un principio di diritto, con conseguenze economiche.
Che però, per essere apprezzate dal mondo economico, i redattori del portale sosterrebbero che è necessario dimostrarle matematicamente.
Chissà se 1+1=2 sarebbe sufficiente?