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Le scuole di eccellenza e l'avvenire dell'università italiana

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In tutti i paesi sviluppati lo stato incentiva gli investimenti di ricerca e sviluppo (R&D), vuoi con sconti fiscali, vuoi con sussidi. La ragione per farlo, piuttosto che lasciar fare "al mercato", é che si ritiene che R&D produca esternalitá positive. Se le aziende stabilissero gli investimenti solo guardando ai ritorni privati attesi offerti dal mercato, la quantitá di R&D nel paese sarebbe inferiore a quanto socialmente ottimale. L'operaio (riprendo l'esempio proposto qui sopra da kasparek) paga il relativo balzello perché ne ottiene indirettamente benefici per sé ed i suoi figli: migliori cure mediche, maggiore produttivitá, e vi dicendo.

Se questo discorso vale per R&D, perché non dovrebbe valere anche per la formazione avanzata? Non mi pare si tratti di assegnare aprioristicamente un peso maggiore a queste attivitá in ossequio ad un intellettualismo ottuso, quanto piuttosto di riconoscere che la conoscenza, per sua natura (caratteristiche di non-rivalitá e parziale non-escludibilitá) é un bene pubblico. Se poi il paese fallisce nel trattenere/attirare i detentori di formazione avanzata é altro problema, che riguarda lo scatafascio in cui versa il paese stesso e la relativa mancanza di attrattive.