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Siamo in recessione. Colpa dei gialloverdi, vero? Si…anzi no

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...non solo

Stefano G 17/2/2019 - 23:39

Non solo il tempo, ma anche i soldi, cioè le risorse finanziarie a cui può attingere lo stato, sono sempre più scarse e lasciano sempre meno margine di manovra a chi voglia mettere in sesto l'economia del Paese.
È tecnicamente corretto dire che l'attuale recessione non è (tutta) colpa dell'attuale governo, ma non mi pare un'affermazione utile. Metaforicamente parlando, che l'inverno fosse alle porte lo sapevamo da mesi, con ordinativi dell'industria in ribasso e guerre commerciali all'orizzonte, ma il vero problema è che, chi governa ora, si è comportato come la celebre cicala dei racconti di Esopo. L'azione di governo non solo si è infischiata dei problemi cronici dell'Italia, ma pure di quelli imminenti. Certo, i provvedimenti presi negli ultimi mesi non hanno ancora avuto effetti, se non un calo di fiducia che io credo già abbastanza significativo, ma in un futuro non troppo lontano potrebbero rivelarsi devastanti.

Detto questo, c'è una cosa che mi lascia sempre perplesso in questo genere di analisi. Questa: "[p]er anni si è detto che Renzi stava perdendo l’occasione di non fare riforme serie e approfittava solo del favorevole clima economico generato dalla crescita globale, dall’implementazione degli scambi commerciali, dalla discesa del prezzo delle materie prime, dai bassi tassi sull’indebitamento ecc.". Consultando i dati della banca mondiale, la crescita del PIL mondiale è rimasta piuttosto costante negli ultimi anni: Renzi non ha goduto di momenti migliori rispetto a Monti o Berlusconi o Gentiloni o Letta. Per la precisione, la tanto citata "discesa del prezzo delle materie prime" a me è sempre parsa una ragione molto controintuitiva. Da un punto di vista puramente contabile, l'abbassamento del costo delle materie prime a breve termine significa solo minore inflazione, che non è detto che sia un bene per un'economia dai consumi interni stagnanti e fortemente indebitata come la nostra. Da un punto di vista dell'economia reale, significa minore domanda di materie prime (o maggiore offerta, ma nel caso specifico il rallentamento cinese, il crollo del Brasile e della Russia, le sanzioni all'Iran, la distruzione di Libia e Siria indicano tutti la prima ipotesi), cioè di fatto rallentamento della crescita della produzione industriale, con grave danno all'industria dei beni strumentali (nella quale ho lavorato in quegli anni) che è uno degli assi portanti della nostra manifattura. In sostanza, se di "rimbalzo del gatto morto" si è trattato, credo che sia opportuno notare che certi gatti morti rimbalzano meglio di altri.

Il mio non vuole essere un sofisma e con questo ricompongo le varie parti del mio commento: va bene constatare che stiamo affogando e che dobbiamo ancora trovare qualcuno che ci riporti a galla, ma se invece di fluttuare alla bell'e meglio, andiamo ancora più a fondo, le probabilità di non ritornare mai più a galla aumentano enormemente.

la questione "riforme serie o strutturali ... o altro aggettivo di moda al momento" è poco dipendente dal momento economico e molto da quello politico. La questione fondamentale è che riforme in tal senso implicano il cambiamento di tutti gli assetti di potere e non vedo nessuno nessuno è disposto a rischiare di essere messo/farsi da parte