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Siamo in recessione. Colpa dei gialloverdi, vero? Si…anzi no

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Come al solito tutte le figure sono tagliate, e sul più bello, così il discorso si segue male. Basterebbe ridurle solo di un poco, credo.

In effetti, un problema strutturale quarantennale non si spiega con la sola inettitudine della politica, quella va sempre a ruota. Il difetto sta nel manico. Imprenditoria o protetta o nana, o nana e protetta, dalle idee conservatrici non per convinzione ma per convenienza. E la politica degli ultimi 40 anni ne è solo lo specchio. Dopo i famosi "40 anni di malgoverno democristiano" eccone altri 40 a difesa di una intrinseca mancanza di coraggio.

E' vero, le figure non sono completamente visibili.

Se fai 'right click' e 'show image' le puoi comunque vedere per intero.

ma come, le ho sistemate 10 minuti fa :)

il problema di una classe imprenditoriale "nana e protetta" ce lo portiamo dietro dagli albori dell'industrializzazione (fine XIX inizi XX secolo) .... e va detto che ha fatto comodo a tutti.

Se si leggono le pagine accorate di Einaudi agli inizi del secolo scorso, si nota un entusiasmo romantico riguardo al rigoglio di questo tipo di imprenditoria tutta italiana. Egli la vedeva come il segno più chiaro di un istinto liberale della natura stessa dell'italiano prima che dell'imprenditore italiano.

Però questo non gli andrebbe ascritto a colpa, col senno del poi. Certo che a molti ha fatto comodo quello schema, ma forse allora era anche legittimo, e legittimo rivendicarlo. Ci sono epoche ed epoche della storia.

Nell'ottocento la visione marxista della realtà economica aveva anche una sua pregnanza e una sua legittimità, come ha sottolineato Boldrin nel suo ultimo intervento su youtube, ma riproposta nelle mutate condizioni del mercato diventa solo un sogno nostalgico. E così pure la stessa cosa dovrebbe valere per l'entusiasmo di Einaudi di 50 anni dopo per la spumeggiante piccola iniziativa privata italiana. Quel modo di essere imprenditori è stato positivo, e a volte anche vincente, in epoche passate.

Ma i tempi oramai sono definitivamente diversi, e le soluzioni trovate girando le spalle al presente e guardando verso il passato, sono solo la rappresentazione di un sentimento malinconico.

non sono così competente ma la ringrazio comunque dell'attenzione. Confesso di non aver afferrato appieno il senso del suo commento.Che il giovane Einaudi potesse essere entusiasta non mi stupisce, in fondo si trattava dell'inizio di un processo storico e chiunque guardi più in la del suo naso, agli inizi, vede con favore qualunque manifestazione del "nuovo". La questione è che l'imprenditoria italiana non è mai riuscita ad andare oltre o, forse, non ha mai voluto, il caso della Fiat che "snobba" la possibilità di investire in Cina perchè "tanto non avete le strade quindi cosa ve ne fate delle automobili" è solo uno dei tanti esempi possibili.