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Perché non se ne deve parlare. La parabola di Italo e Germano

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Una metafora è quel che è, può essere costruita male ma modificarla per farle dire altre cose è operazione solo retorica. La vicenda del racconto si traduce semplicemente nella frase: “Non ti conviene startene zitto, brutto idiota!” E non mi pare che date le circostanze si posa consigliare altro ad Italo. Non sono state poste sostanziali differenze tra Italo e Germano, per evidenziare meglio solo la superficialità del primo nella particolare circostanza, atteggiamento inutile e dannoso. Persino aggiungendo che in fondo Germano è un asociale potenzialmente pericoloso, il senso non cambierebbe. Non si comprende, dunque, cosa si abbia da contestare al riguardo.

Ma, evidentemente, i nomi scelti si prestano a dar luogo alla bagarre su un altro piano, e allora il discorso facilmente slitta. Qui, dunque, aggiungo un aneddoto su questo piano slittato. E me ne duole, non sapete quanto.

Questa estate abbiamo dovuto cambiare una vecchia cucina in una casa affittata a studentesse. “Maledette case!”, era la frase che pronunciavano tutti, ma proprio tutti, nei vicini ombrelloni quest'estate; fate voi. Contattiamo un'impresa specializzata e di cucina ne troviamo una né troppo scadente, né troppo impegnativa, ma soprattutto con un grande frigorifero esterno non incassato, come era stato richiesto. Ci viene detto che allora la cucina si monterà in due fasi, visto che il frigo non è immediatamente disponibile, né gli altri pensili ad esso coordinati.

Un giorno arriva il primo gruppo di lavoranti. Sono due in tutto e si vede che hanno molte altre consegne da fare. L'aiutante è Italo1, esegue tutto ciò che gli si ordina senza fiatare, con scrupolo e precisione. Il capo ha un accento non italiano, e lo chiameremo Romeno, visto che io, ItaloZero, invece di starmene zitto mi comporto un poco come l'Italo della metafora di sopra, evidentemente abbiamo un difetto di fabbrica, e gli do chiacchiera, disturbandolo, è evidente, e tuttavia mi risponde con essenzialità e cortesia. Gli chiedo da quanto tempo sta in Italia, ma così, senza malizia, proprio appunto solo per parlare, e mi mordo subito la lingua perché noto una smorfia di disappunto. Avrà pensato che sono il solito leghista che lo vuole espellere; al contrario io sto avendo di lui una grande considerazione. Mi dice che sta in Italia dal 2003; fingo di crederci e gli faccio i miei complimenti per chiudere il discorso che si è fatto imbarazzante. Risultato finale: Montaggio impeccabile, informazioni ulteriori esaustive, grande soddisfazione reciproca.

Una settimana dopo arriva il secondo gruppo, sempre composto da due persone. Stavolta il capo è Italo2, mentre l'aiutante è: boh?!, forse Polacco, forse Maroco, non ho capito bene come lo chiamava Italo2, ma il suo italiano era molto stentato. Anche stavolta l'aiutante era molto efficiente ad eseguire quanto gli veniva richiesto, mentre il capo era, appunto appunto, persona come l'Italo della metafora di sopra. Italo2 è cordiale e affabile, anche se assai indaffarato pure lui, come stavolta è più che evidente, visto che è proprio lui che mi comunica la lunga lista delle consegne da effettuare successivamente. Non dico se si tratta di ItaloNord, ItaloSud o ItaloCentro, altrimenti si scatena un'altra bagarre insensata, qui inutile. Ebbene, alla fine, il lavoro supervisionato da questo oberato Italo2 lascia molto a desiderare rispetto a quello dell'altrettanto oberato Romeno. Quando va via, aprendo gli scomparti, scopro che devo montare i ripiani da lui dimenticati, che dovrò risistemare la striscia di legno sotto, visto che, essendo imperfetta di fabbrica, lui ha solo tolto un componente di plastica per fingere che fosse tutto a posto, e inoltre che ha schiacciato la presa del frigo e altre piccole e fastidiose sbavature, purtroppo, che, veramente, per solo amor di Patria sottaccio. Lavoro imperfetto. Fine dell'aneddoto.

Tutto si potrebbe derubricare con un: sei stato sfortunato, tra tutti gli Itali bravi e buoni ti è capitato il solito socievole approssimativo. Ma è troppo semplice derubricare così l'accaduto, io ho voluto rifletterci sopra qualche momento in più, e giudicate voi se è esagerato dedurne quanto segue.

Italo possiede la sua patria, è padrone in casa sua, quindi un po' è proprietario anche di tutto ciò che nella sua terra ci sta o accade, per cui si può permettere di decidere quando la cosa è fatta con cura sufficiente. Romeno si sente ospite, cerca di rigare dritto anche più di quello che sarebbe già più che lodevole. Se può consolare, diciamo che, a situazione rovesciata, sarebbe il contrario, anzi è pacifico che gli Itali che si sono dispersi per il mondo sono stati infaticabili lavoratori, fuori dalla loro terra. Si dice, esagerando, che tutti i grattacieli di New York siano stati costruiti dagli italiani, ma, infine, potrebbe anche essere vero. Eppure, a quanto pare, quando stiamo in patria, spesso, diamo il peggio di noi stessi, e tra le altre cose, certamente, non sappiamo tenere la bocca chiusa.

Non si può che essere pessimisti. Il contrasto è tra una cosa da capire e una cosa istintiva; non c'è partita. Qual è la via d'uscita in una nazione che odia e ostacola tutto ciò che sa di riflessione, scuola e formazione e ama il calcio e la cucina, che sono cose, appunto, immediate e istintive? La mitica furbizia italica, è una furbizia oramai di poco momento, il riflesso automatico di un approccio rapido ma superficiale, utile forse in altri tempi, in realtà semplificate, ma oramai condannato. Il destino automatico sembra essere l'estinzione, che si sia consapevoli o no.