Titolo

I sette peccati capitali della scuola italiana. Con accenno a possibili rimedi

1 commento (espandi tutti)

Grazie C.M. L'articolo completo è qui.

DOMANDA:

Perché dovrebbe esistere un periodo, in gioventù, di istruzione obbligatoria? Prescindendo da una più approfondita disamina che ho lasciato altrove, in sintesi la ragione è che vivere in comunità non è facile. Richiede conoscenze.

Ma allora, che tipo di conoscenze servono per vivere bene nel contesto sociale, ovvero diventare buoni cittadini? Provo a definirle così: quel bagaglio di capacità e conoscenze che permette di comunicare ed interagire con il prossimo e la società. La cosiddetta cultura ([1]).

Ebbene, questa breve e semplice definizione si contrappone ad un equivoco comune, alla base dell’istruzione obbligatoria attuale.  Cioè che questa debba insegnare a lavorare.

Non è così ([2]).

Ammettendo invece il collegamento tra il termine cultura e la capacità di comunicare si chiariscono immediatamente svariate cose.

Si spiega ad esempio:

- la ragione dell’insegnamento di materie come latino, greco, arte e letteratura. La loro giustificazione sta nel permettere riferimenti ed immagini dalla comprensione immediata. La citazione di un brano letterario, di un’opera artistica, di una locuzione latina permette la comunicazione immediata di concetti complessi ([3]). Specialmente in Diritto, di cui Roma ed Atene furono la culla. E la familiarità con l’etimologia dei termini ne facilita sia il corretto utilizzo che la produzione di neologismi;

- perché i programmi educativi, dall’antichità fino agli anni ‘50, comprendevano la materia di retorica, che riguardava la capacità di parlare in pubblico. Ora sono state quasi abolite anche le interrogazioni pubbliche, sostituite da quiz scritti;

-  l’importanza dello studio delle lingue, compresi i dialetti locali;

- la necessità di continuità culturale. La modifica dei programmi scolastici è pericolosa. Perché rischia uno iato comunicativo tra le generazioni ([4]). Direi che questa conseguenza, con le tragiche riforme che si sono succedute negli ultimi 20 anni, l’abbiamo sperimentato abbastanza sulla nostra pelle ([5]).

E lo scopo ultimo di mettere il giovane cittadino in condizioni di muoversi nella sua società svela anche perché, prima del caos odierno, lo studio del diritto ([6]) ([7]) era il più importante;

E’ ora di recuperare tali concetti, derivanti dalla semplice chiarezza di quale sia l’intento primario della scuola dell’obbligo, e che qui ripeto: fornire quel bagaglio di capacità e conoscenze che permette di comunicare ed interagire correttamente con il prossimo e la società.

 



[1]  Il concetto di cultura come capacità di comunicare può sembrare inizialmente riduttivo. Infatti, cercando le definizioni del termine sulla Treccani, sul Devoto Oli o Wikipedia, ci si imbatte in tentativi di definizione ben più ampi. Anzi, direi lunghissimi, incomprensibili e contraddittori. Perciò, nonostante la serietà e lo sforzo di approfondimento dei dizionari italiani, il termine cultura si presta magnificamente all’utilizzo demagogico. In quanto termine privo di un significato preciso, ma con connotazione intrinsecamente positiva. Ecco perché è usato continuamente a sproposito, per sostenere tutto ed il suo contrario

[2]  C’è una cosa su cui chi si guadagna il pane riconosce: il lavoro si impara lavorando. Ho constatato che tale assioma non è in realtà condiviso da una specifica categoria di lavoratori: gli insegnanti. Effettivamente, si può anche comprendere perché. Per loro, effettivamente, non vale. Ma in generale, l’apprendimento vero avviene sul campo. Ovvero, quando ci si butta alle spalle il 90% delle nozioni masticate negli studi professionali (e spesso in quelli accademici), si ritengono terminologia e riferimenti bibliografici, si ristudia da capo il restante e poi si va ben oltre.

    E poiché la massima efficienza mentale e fisica si raggiunge prima dei vent’anni, è importante che sia il sistema educativo (dell’obbligo) che quello propedeutico (post maturità) siano rapidi e precoci.

[3] Ignorando l'importanza del latino come strumento di comunicazione, lo si giustifica comunemente in due modi: perché affronta l'analisi logica del periodo (ma questa è affiancabile alla grammatica italiana) e perché, dice qualcuno, allena a ragionare, (come se tale "esercizio" non potesse essere coperto da altre materie). Spero che la mia giustificazione sia giudicata meno opinabile.

[4] Che è comunque inevitabile, vedi la rivoluzione internet" nelle comunicazioni. Quindi, è ancor più importante salvare il salvabile.

[5]  Il fatto che altri paesi abbiano programmi diversi ha una sua importanza, perché lo ha l’interazione internazionale. E perché permette il confronto. Ma non si può prescindere dalla priorità, per il cittadino, della sua società. Soprattutto laddove il sistema educativo è già efficace.

   Ricordiamoci di quando lo studente italiano era considerato il più preparato in Europa? Ci ricordiamo che una volta i programmi di storia e geografia si completavano alle elementari, e si ripetevano alle medie? Ora non più. Per uniformarsi agli altri paesi, i programmi si completano una volta sola in 8 anni. E siamo piombati agli ultimi posti del livello culturale. Guarda un po’ che strano. Non c’era un solo insegnante che fosse d’accordo con questa riforma. Non un solo genitore. Morale? Ecco dimostrato ancora una volta come il potere politico sia pericoloso, e debba perciò essere imbrigliato e limitato da norme e definizioni precise.

[6]  Com’è possibile, ad esempio, un fenomeno come il bullismo proprio in un ambiente che dovrebbe spiegare che la società esiste per difendere l’individuo dal sopruso? Com’è possibile che né gli studenti né gli insegnanti abbiano idea dei mezzi che il cittadino ha per difendersi dalla violenza del gruppo? Dovrebbe essere il primo insegnamento! La prima conoscenza! La prima ragione per cui esiste un'autorità pubblica. Questura e tribunale esistono per questo. Nessuno lo sa? O veramente questa autorità pubblica è così inefficiente ed inefficace da essere incapace di questa funzione primaria? Bè, anche in questo caso, il tema andrebbe comunque trattato. La prima autorità pubblica dovrebbe essere quella più vicina della vittima dovrebbe essere l'istituzione scolastica di cui fa parte, supportata o integrata se necessario dai locali poteri esecutivi e giudiziari. Dove sono questi riferimenti, ora? Dove sono questi aiuti istituzionali? Qual è la semplice ed immediata procedura? Chi la insegna? Vuoto totale. Dovrebbe invece essere l'ABC del diritto e del saper vivere del cittadino e della cittadina.

[7] Il bullismo è un esempio tipico di comportamento che, nonostante sia condannato dal senso comune, esiste e perciò richiede la necessita di una autorità pubblica a difesa della vittima dalla prepotenza del branco. Cioè il gruppo di cui al primo capitolo del testo di diritto giusnaturalista "Terzo Trattato sul Governo" di Giovanni Lucchetto. Ripassiamo: chi è in grado di neutralizzare i naturali istinti sociali? Risposta: chi non si riconosce parte della società. Oppure, chi si sente parte di un'altra comunità. Quale, in questo caso? Il branco. In altri casi, la banda, la cosca, etc. La cui appartenenza permette moralmente efferatezze nei soli confronti di chi non ne è parte, mentre permane il codice naturale interno (magari detto "d'onore").