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I sette peccati capitali della scuola italiana. Con accenno a possibili rimedi

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1)” La scuola dovrebbe aiutare bambini e adolescenti a entrare nel mondo degli adulti, a entrarvi quanto meno sprovveduti possibile rispetto a ciò che li aspetta. Può aiutarli ben poco se il legame fra scuola e mondo esterno è troppo debole. In effetti la scuola italiana, nelle sue pratiche quotidiane, è quasi del tutto autoreferenziale.”

Questa è pura retorica, cosa significa che gli argomenti trattati a scuola sono “sconnessi del mondo reale”? Studiare platone e kant vuol dire affrontare argomenti che nulla hanno a che fare con ciò che ci circonda?

“Tuttavia gran parte di autorità scolastiche, insegnanti e genitori, danno per scontata questa sconnessione. Per dirne una, i test INVALSI e PISA misurano basilari competenze linguistiche e logico-matematiche, necessarie per stare efficacemente nel mondo attuale. I risultati italiani sono mediocri ma, invece di chiedersi come rimediare, non pochi contestano validità e utilità dei test.”

In realtà sono favorevole ai test INVALSI ed OCSE PISA, come sono favorevole in generale a tutti i vari test su scala nazionale, aiutano il confronto e stimolano gli studenti, detto ciò il problema è l’uso che se ne fa. 
Un conto è se tali valutazioni servono come strumento statistico per trarre determinate conclusioni, un conto è se vengono usate per colpire determinati istituti anziché aiutarli.

“Per dirne un’altra, perfino la recente timida introduzione, nelle superiori, dell’alternanza scuola/lavoro, ha trovato diffuse resistenze.”

Obbligare gli studenti di tutta italia a lavorare, tra l’altro negli anni in cui la scuola non è obbligatoria talvolta presso enti privati e senza alcuna retribuzione, è un’offesa alla libertà per chiunque.
Un conto può essere incoraggiare gli studenti ad avvicinarsi al mondo del lavoro, specie se frequentatori di istituti tecnici, un conto è invece obbligarli.

2. Un diluvio di nozioni superflue
“Le assurdità generate da questo isolamento della scuola sono innumerevoli. Qualche esempio a caso. Che utilità può mai avere, per l’uso della matematica nella vita adulta, imparare a 12 anni le formulette di trasformazione dei numeri periodici in frazioni? O, per l’uso competente della lingua italiana, imparare decine e decine di complementi in analisi logica (ne ho contati 43, trattati in 71 lunghe pagine di un testo di 2a media)? O, per capire la società, leggere, a 9 anni, l’elenco delle dinastie egizie con nomi e date di faraoni e consorti?”

Devo seriamente rispondere a questo punto? 

“Un simile diluvio di nozioni distrae dall’obiettivo prioritario che tutti gli scolari acquisiscano bene le competenze davvero basilari. Obiettivo mancato, come mostrano i test PISA e INVALSI. Se invece fosse conseguito, niente poi impedirebbe che agli scolari più motivati venisse data l’opportunità di approfondire i loro specifici interessi, fosse anche la lista dei 43 “complementi” in analisi logica -- lo dico con amara ironia.”

Facciamo una scommessa, sono abbastanza convinto che gli studenti che si ricordano i 43 complementi sono gli stessi che vanno meglio nei test PISA ed INVALSI ;) (e fino a prova contraria questo “attacco” agli argomenti da studiare lo trovo decisamente ridicolo e basato sul nulla)

3. Libri di testo poco utili
“Un cardine di queste insensatezze è, a mio giudizio, il libro di testo. Mi limito a qualche aspetto, con qualche dato ed esempio.
Mole. Per i testi annuali di Italiano e Matematica, siamo sulle 1500 pagine in tutto. Se si aggiungono le altre discipline, siamo sulle 3000 pagine ogni anno. Quante di esse verranno lette, non dico studiate? Un 20% potrebbe essere una stima ottimistica. Sarei qui favorevole a un’imposizione statale: nelle medie inferiori, non più di 1000 pagine l’anno come totale dei testi di studio obbligatori. A guadagnarne sarebbero le schiene dei pre-adolescenti, e anche le loro menti. Caso estremo, ma istruttivo: in Nuova Zelanda, a 13 anni, niente libri di testo (però un pc per ogni alunno); nelle graduatorie PISA, la Nuova Zelanda supera l’Italia in tutto. ”

Qui tocchiamo le vette più alte forse dell’articolo. E’ OVVIO che non vengono studiate tutte le pagine; però più pagine ci sono, più l’insegnate può selezionare quanto ritiene maggiormente opportuno. E’ anche un modo per incentivare lo studente a spaziare di più ed andare magari oltre quello che viene fatto in classe.
Discorso diverso è la questione libro fisico/virtuale; io sarei ad esempio per la diminuzione delle pagine stampate e l’aumento dei contenuti digitali, proprio per salvaguardare la schiena degli studenti, ma questo è un discorso totalmente diverso. 

“Linguaggio. Più spesso nei testi per le medie, ma talvolta perfino in quelli per le elementari, vien usato un italiano troppo astratto e formale, ricalcato sui testi universitari, inadatto all’apprendimento a quell’età. Basti vedere questo esempio da un testo di matematica di terza media, peraltro eccellente nel panorama italiano. Confrontare con testi e video didattici della Khan Academy, ora tradotti anche nella nostra lingua.”

Qui scadiamo addirittura nella contraddizione. Nella matematica è ovvio che venga usato un linguaggio formale, rigoroso e preciso; ti assicuro che chi capisce quelle definizioni nei vari test INVALSI e PISA non ha affatto problemi. Il vero problema magari è proprio di chi quel linguaggio non lo capisce, non trovi?

“Eserciziari. Il primato spetta ad aritmetica e geometria, ma anche l’italiano (grammatica) non scherza. Migliaia di esercizi (centinaia non basterebbero?) che addestrano a cose che saranno di scarsa o nessuna utilità nella vita di gran parte delle alunne e degli alunni, perciò vissuti da loro come una pena insensata. Che dire del calcolo, a 11 anni, di espressioni numeriche come queste o, a 12 anni, di problemi geometrici come questi? (Confronta in entrambi i casi con i due esempi di test Invalsi pure presenti nelle due pagine.)”

Ho già detto tutto ciò che penso. Comunque quando vedo certi attacchi alla matematica due sono le possibili risposte o l’incompetenza o la malafede (o un buon mix che non guasta mai).
Aggiungo uno dei problemi della scuola italiana è che molti docenti quei problemi di geometria non li fanno fare (o comunque la maggior parte degli studenti non li sa svolgere perché non studia).

“Ci sono pure, va detto, case editrici che si sforzano di innovare: risorse digitali, video didattici, testi semplificati per scolari svantaggiati, guide ai test Invalsi. Purtroppo questi ausili, oltre a mantenere i difetti dei testi principale, aggiungono appendici a corpi già straripanti, quando invece bisognerebbe snellire radicalmente tutto.”

Certo eliminiamo tutto, tanto a cosa serve avere materiale per approfondire e capire meglio ^^.


4. Caterve di compiti a casa
“Immaginiamo una scuola che funziona davvero, che realizza il suo compito primario (punto 1). Gli scolari capiscono bene ciò che l’insegnante brevemente spiega, e il resto del tempo è impiegato a fare pratica, con l’aiuto e la supervisione dell’insegnante. I testi, in questa fantasia, sono una sorta di pronto soccorso: se uno ha un dubbio, apre il testo, trova facilmente il punto e risolve il dubbio. Se invece, a scuola, buona parte del tempo è occupato dalla lezione dell’insegnante, dove va a finire la parte principale dell’apprendimento, la pratica che porta a saper fare? Va a finire nei compiti a casa. Meno funziona la scuola, più compiti a casa si danno. Come dire: a scuola impari poco, impara a casa da solo!”

Questo è quello che si fa alle elementari, poi si spera che le persone crescendo inizino ad avere strumenti propri ed un proprio metodo di studio.
Le ore in classe servono per farsi introdurre gli argomenti dal professore, confrontarsi con quest’ultimo e coi compagni, ed essere giudicati. 

“Il movimento Basta compiti! ha descritto i danni di questa infelice specialità della nostra scuola. Ne richiamo due: sovraccarico di lavoro che toglie spazio alla vita extrascolastica; discriminazione fra chi può essere seguito a casa da genitori più istruiti e chi meno o per niente. Ma il punto principale è quello già detto: un falso alibi che cela la povertà dell’apprendimento a scuola.”

Ho due genitori insegnanti, non ho praticamente mai chiesto loro un aiuto, gli strumenti fornitimi dalla scuola sono sempre stati più che sufficienti per capire le cose e studiare da solo; e non sono andato in alcun istituto speciale o particolare, non vedo motivi per cui altri debbano avere difficoltà se si impegnino un minimo (sono stato un buono studente a scuola, ma di certo non passavo 5 ore al giorno sui libri a casa, forse 2-3…)

“Rimedi? Eliminare o ridurre drasticamente i compiti è il più immediato. Più strutturale è la proposta della Classe capovolta (Flipped classroom): centrare la vita scolastica sulla pratica, riducendo al minimo le lezioni, anche con l’aiuto di testi di studio più snelli e leggibili.”

La flipped classroom è un’idea partorita nella testa di qualcuno che non ha la più vaga concezione di come funzionino le cose a scuola, e magari è abituata al modello (quello si abbastanza criticabile) della lezione universitaria.

5. Lacune su lacune: la finzione di Nessuno resti indietro
“Se questo è il quadro, nessuna meraviglia che larga parte degli scolari apprenda male, o non apprenda affatto, nozioni e procedure basilari. Sto pensando alla matematica, ma vale anche per altre discipline, secondo i test PISA e anche nella mia limitata esperienza. Le lacune si accumulano l’una sull’altra, di giorno in giorno, di mese in mese, di anno in anno. Fino al punto in cui un recupero diventa impossibile, l’apprendimento si riduce a zero, e la frequenza scolastica perde ogni senso.
In passato, il rimando a settembre e la bocciatura erano, nella loro grossolanità, meccanismi che potevano consentire almeno un parziale recupero di alcune lacune. L’abolizione di entrambi (formale dell’uno e sostanziale dell’altra), sostituiti da corsi di recupero velleitari e inefficaci, ha aggravato il problema.
Per fare solo un esempio noto a tutti, un’alta percentuale dei ragazzini delle medie inferiori non sa le tabelline. Anche ammesso l’uso delle calcolatrici, risolvere le (inutilmente) complicate espressioni numeriche assegnate in gran copia come compiti a casa, diventa un compito improbo. Per non dire delle comunissime lacune nella comprensione delle frazioni, delle percentuali, perfino dei concetti di moltiplicazione e divisione. Parlo di problemi che affliggono la quasi totalità degli scolari - anche italiani, non solo immigrati - che frequentano il mio doposcuola.
Per dare un’idea dell’abisso che separa la scuola ufficiale (quella dei libri di testo) dalla scuola reale, due tristi aneddoti. Ieri, un ragazzino di 13 anni, 2a media, cui spiegavo, nel mio doposcuola, il concetto di funzione (con l'esempio y=3x), alla mia domanda "Ma scusa 6:2 quanto fa?" ripetutamente risponde "Boh, che ne so". Ragazzina stessa età e classe: "Quanto costa un appartamento di 100 mq se il costo al mq è 1000 euro?", idem. 
Esistono soluzioni al problema dell’accumulo di lacune? Certamente, basti guardare a tanti sistemi scolastici migliori del nostro. Ma per prima cosa bisogna rendersi conto della drammaticità del problema. Lo slogan Nessuno resti indietro, tradotto nella pratica di non bocciare nessuno, è un altro falso alibi, una resa all’analfabetismo funzionale; e un inganno, fintamente benevolo, a danno di troppi ragazzini destinati alla marginalità sociale.”

L’unica punto condivisibile (fermo restando che l’esempio del ragazzino di terza media che sa il concetto di funzione e non sa fare 6:2 è un qualcosa di ridicolo ed abbastanza lontano dalla realtà)

6. Ognuno per sé perdutamente
“Il calvario degli scolari perdenti è solitario. Una scuola che non provvede a colmare le loro lacune, li abbandona a se stessi. Non solo: l’aiuto reciproco fra più bravi e meno bravi è stigmatizzato -- non copiare! non suggerire! -- invece che incoraggiato. Non si tratta di abolire le verifiche individuali, ma di organizzare il lavoro scolastico come lavoro di gruppo. Così dovrebbe avvenire in una scuola che prepari al mondo attuale, in cui l’attitudine alla collaborazione è basilare. Vedi i risultati PISA per l’Italia anche su questo.”

Non ho mai visto insegnanti disincentivare l’aiuto e la collaborazione fra studenti, anzi tutt’altro, spesso si è soliti cercare di avvicinare gli studenti più bravi a quelli meno bravi.
Ovviamente questo al di fuori delle verifiche, per motivi evidenti agli occhi di chiunque.

Evito gli ultimi due punti perché non sono altro che la riproposizione di argomenti già trattati.

 

Punto 1.

Questa è pura retorica, cosa significa che gli argomenti trattati a scuola sono “sconnessi del mondo reale”? Studiare platone e kant vuol dire affrontare argomenti che nulla hanno a che fare con ciò che ci circonda?

Si se a svantaggio di nozioni e preparazioni di uso ben piu' fondamentale. Inoltre, non tutti sono portati per affrontare certi livelli di astrazione. Molto meglio sapere l'inglese o la matematica o la fisica o l'economia in maniera piu' seria e, in seguito, affrontare certe astrazioni se occorre.

Quasi tutti studiano l'aritmetica con profitto e non sentono il bisogno di sapere che i numeri interi sono un anello algebrico, ne perche' ed in cosa si differenzino come gruppo abeliano commutativo dai non commutativi. O sbaglio ? 

Quasi tutti usano la prova del nove e nessuno o quasi sarebbe in grado di dimostrarne algebricamente la validita' .  Embeh ?

Chissa' perche' c'e' sempre questa convinzione che per capire l'universo sia necessario passare dalle caverne e dai noumeni laddove la matematica o la fisica possono essere presentate cosi in maniera avulsa dal contesto e van bene lo stesso.

Un conto è se tali valutazioni servono come strumento statistico per trarre determinate conclusioni, un conto è se vengono usate per colpire determinati istituti anziché aiutarli.

 Affermazione generica sul refrain "non valutiamo ed in generale facciamo che le valutazioni non significhino nulla"

Obbligare gli studenti di tutta italia a lavorare, tra l’altro negli anni in cui la scuola non è obbligatoria talvolta presso enti privati e senza alcuna retribuzione, è un’offesa alla libertà per chiunque.

Non sia mai che si arrivi sul lavoro con qualche esperienza pratica, giammai. 


Punto 2.

Devo seriamente rispondere a questo punto?

Direi. Occorrono 71 pagine di complementi ? Ovviamente no, occorre una robusta preparazione di base delineata e sintetizzata in maniera efficace. Cosicche' non si arrivi poi avendo letto tutte le pagine e con ortografia e sintassi zoppicante e totalmente incapaci di leggere e comprendere.

Facciamo una scommessa, sono abbastanza convinto che gli studenti che si ricordano i 43 complementi sono gli stessi che vanno meglio nei test PISA ed INVALSI ;) (e fino a prova contraria questo “attacco” agli argomenti da studiare lo trovo decisamente ridicolo e basato sul nulla)

Primo non ne sono affatto convinto. Secondo il fatto che un sottogruppo di eccellenza sia anche quello che sopporta meglio un peso inutile non toglie che il peso sia inutile.

3.

Qui tocchiamo le vette più alte forse dell’articolo. E’ OVVIO che non vengono studiate tutte le pagine; però più pagine ci sono, più l’insegnate può selezionare quanto ritiene maggiormente opportuno. E’ anche un modo per incentivare lo studente a spaziare di più ed andare magari oltre quello che viene fatto in classe

Continuiamo con le affermazioni generiche. Parliamo di scuole di base dove questa presunta "selezione" e' minima. Gia' il programma di base e' sterminato e non viene MAI finito. Un libro che viene sfruttato al 20/30% e'un costo enorme per una famiglia non abbiente ad esempio. Inoltre l'immediatezza della connessione tra quantita' e qualita' mi sfugge, io non la vedo sui libri dei miei figli ad esempio.

 Qui scadiamo addirittura nella contraddizione. Nella matematica è ovvio che venga usato un linguaggio formale, rigoroso e preciso; ti assicuro che chi capisce quelle definizioni nei vari test INVALSI e PISA non ha affatto problemi. Il vero problema magari è proprio di chi quel linguaggio non lo capisce, non trovi?

Non trovo. 

https://it.wikipedia.org/wiki/Omotetia

Questa definizione e' sostanzialmente esatta, formale ma comprensibile. 

Se vogliamo l'omotetia e' una traformazione affine dell'algebra lineare e anche qui lascerei perdere il concetto di giusto livello di approfondimento. 

Comunque quando vedo certi attacchi alla matematica due sono le possibili risposte o l’incompetenza o la malafede (o un buon mix che non guasta mai).

Difatti il risultato finale e' che fingendo di insegnare a risolvere cose difficili nessuno s risolvere quelle facili. Si parte dai risultati, si analizzano e di consenguenza si modificano le azioni. Il contrario produce le solite finzioni, lamenti ed il dilagante analfabetismo cui assistiamo con una vasta maggioranza di persone che tanto "di matematica non capisce nulla"

Certo eliminiamo tutto, tanto a cosa serve avere materiale per approfondire e capire meglio ^^.

Certo in seconda/terza media nel 2018 son tutti li ad aspettare il testo per eventuali approfondimenti. Secondo questa logica quindi si fa il testo (che comunque e' una misera selezione) per quello 0.01% che andra' ad approfondire. E questo gruppettino di menti che a 13/14 anni sono gia' cosi elevate....rimarra' sul testo invece di documentarsi in mille altri modi. Logica stringente.

4.

e non sono andato in alcun istituto speciale o particolare, non vedo motivi per cui altri debbano avere difficoltà se si impegnino un minimo (sono stato un buono studente a scuola, ma di certo non passavo 5 ore al giorno sui libri a casa, forse 2-3…)

Anche qui logica stringente. Io sono sempre uscito col massimo dei voti e la lode con uno sforzo ragionevole anzi a scuola facevo POCO. Dunque, erano gli altri ad essere imbecilli e disorganizzati. A 16 anni lo pensavo. A 46 invece penso che la scuola debba produrre risultati ragionevoli per la media e proporre sfide aggiuntive e premi aggiuntivi per chi e' piu'dotato.

In particolare il sistema deve essere progettato per un carico intorno alle 50 ore settimanali. Non si capisce perche' un impiegato debba fare 37 ore ed uno studente molte di piu'.

A meno che non si punti decisamente sull'eccellenza ma allora il discorso cambia completamente. Meritocrazia feroce, lavoro duro e grandi risultati modello Korea. Un topos lontanissimo dalla scuola italiana.  

Su 5 e 6 sono d'accordo. Anzi esiste la tendenza nefasta a sbattere i peggiori sulle spalle dei migliori.







per le ottime repliche.

Punto 1

"Si se a svantaggio di nozioni e preparazioni di uso ben piu' fondamentale. Inoltre, non tutti sono portati per affrontare certi livelli di astrazione. Molto meglio sapere l'inglese o la matematica o la fisica o l'economia in maniera piu' seria e, in seguito, affrontare certe astrazioni se occorre.

Quasi tutti studiano l'aritmetica con profitto e non sentono il bisogno di sapere che i numeri interi sono un anello algebrico, ne perche' ed in cosa si differenzino come gruppo abeliano commutativo dai non commutativi. O sbaglio ? 

Quasi tutti usano la prova del nove e nessuno o quasi sarebbe in grado di dimostrarne algebricamente la validita' .  Embeh ?

Chissa' perche' c'e' sempre questa convinzione che per capire l'universo sia necessario passare dalle caverne e dai noumeni laddove la matematica o la fisica possono essere presentate cosi in maniera avulsa dal contesto e van bene lo stesso."

 

Ma di cosa stai parlando? a scuola si studiano gruppi abeliani?non mi pare. Se devi difendere il tuo punto usando un esempio che con la realtà non c'entra nulla, mi dispiace, ma significa che questa tua critica non ha senso di esistere.

 

" Affermazione generica sul refrain "non valutiamo ed in generale facciamo che le valutazioni non significhino nulla"

 

Non ho scritto questo, per cercare di darmi contro stravolgi il senso delle mie parole; anche in questo caso, critica inutile.

 

"Non sia mai che si arrivi sul lavoro con qualche esperienza pratica, giammai. "

 

A 15 anni non si è obbligati nemmeno a studiare, figurati se bisogna essere obbligati a lavorare. Chi vuole farlo lo faccia, mischiare le due cose non ha senso. Senza contare che il lavoro nella realtà è sempre molto meno formativo di quel che si fa finta di credere.

 

Punto 2

 

"Direi. Occorrono 71 pagine di complementi ? Ovviamente no, occorre una robusta preparazione di base delineata e sintetizzata in maniera efficace. Cosicche' non si arrivi poi avendo letto tutte le pagine e con ortografia e sintassi zoppicante e totalmente incapaci di leggere e comprendere."

 

In che modo? calati per un attimo nella realtà e rispondimi, senza dire "eh 71 pagine sui complementi sono inutili, l'importante e trovare un mezzo (ovviamente non dico quale) per evitare che si facciano errori grammaticali/logici". Perchè quelle 71 pagine (sicuramente ricche di esempi ed esercizi) sono studiate proprio per questo scopo, da gente che probabilmente ne sa più di te e me su certi argomenti.

 

Punto 3

 

"Continuiamo con le affermazioni generiche. Parliamo di scuole di base dove questa presunta "selezione" e' minima. Gia' il programma di base e' sterminato e non viene MAI finito. Un libro che viene sfruttato al 20/30% e'un costo enorme per una famiglia non abbiente ad esempio. Inoltre l'immediatezza della connessione tra quantita' e qualita' mi sfugge, io non la vedo sui libri dei miei figli ad esempio."

 

Non mettere in mezzo i costi, innanzitutto non sono un problema nella realtà, in secondo luogo anche se lo fossero si risolverebbe con altre metodologie (libri in comodato d’uso ad esempio).
Inoltre dimmi dove avrei scritto che maggiore quantità significa maggiore qualità. Ovviamente da nessuna parte, come al solito stravolgi il senso delle mie parole, altrimenti non sapresti cosa “attaccare” del mio discorso.

 

“Non trovo. 

https://it.wikipedia.org/wiki/Omotetia

Questa definizione e' sostanzialmente esatta, formale ma comprensibile. 

Se vogliamo l'omotetia e' una traformazione affine dell'algebra lineare e anche qui lascerei perdere il concetto di giusto livello di approfondimento. “


Complimenti mi linki una definizione ancora più “complicata”. 

 

“Difatti il risultato finale e' che fingendo di insegnare a risolvere cose difficili nessuno s risolvere quelle facili. Si parte dai risultati, si analizzano e di consenguenza si modificano le azioni. Il contrario produce le solite finzioni, lamenti ed il dilagante analfabetismo cui assistiamo con una vasta maggioranza di persone che tanto "di matematica non capisce nulla" ”

 

Visto che conosci la matematica, fammi alcuni esempi concreti, altrimenti continuiamo a parlare del nulla. Io posso assicurarti che chi aveva voglia in classe mia di fare i problemi più articolati e complicati del libro era chi andava meglio in matematica e certe cose la capiva, chi si limitava a risolvere le due equazioni per il  5 nel compito era chi alla matematica si disinteressava.

 

“Certo in seconda/terza media nel 2018 son tutti li ad aspettare il testo per eventuali approfondimenti. Secondo questa logica quindi si fa il testo (che comunque e' una misera selezione) per quello 0.01% che andra' ad approfondire. E questo gruppettino di menti che a 13/14 anni sono gia' cosi elevate....rimarra' sul testo invece di documentarsi in mille altri modi. Logica stringente.”

 

Su internet una persona non cerca le cose di cui non sa l’esistenza, il libro invece, anche per caso e per curiosità ti capita di sfogliarlo. Sono uno che è cresciuto con internet, a differenza tua, so di cosa parlo.

 

Punto 4

 

“Anche qui logica stringente. Io sono sempre uscito col massimo dei voti e la lode con uno sforzo ragionevole anzi a scuola facevo POCO. Dunque, erano gli altri ad essere imbecilli e disorganizzati. A 16 anni lo pensavo. A 46 invece penso che la scuola debba produrre risultati ragionevoli per la media e proporre sfide aggiuntive e premi aggiuntivi per chi e' piu'dotato.

In particolare il sistema deve essere progettato per un carico intorno alle 50 ore settimanali. Non si capisce perche' un impiegato debba fare 37 ore ed uno studente molte di piu'.

A meno che non si punti decisamente sull'eccellenza ma allora il discorso cambia completamente. Meritocrazia feroce, lavoro duro e grandi risultati modello Korea. Un topos lontanissimo dalla scuola italiana.  ”

 

Parli di 50 ore settimanali…guarda caso sottrai le 30 di lezione e ne rimangano 20, che sono poco meno di due ore al giorno, esattamente quelle che dicevo io (ok magari gli ultimi anni di liceo facevo qualcosa in più, ma anche perché in classe c’era fondamentalmente un po’ troppo cazzeggio e bisognava recuperare).
Ah inutile dire che a 16 anni avevi una percezione migliore, perché certe cose le vivevi, ora che ne hai 46 alcuni ricordi magari son sbiaditi e non ti sei dimenticato che il compagno di banco veniva rimandato non perché studiava 2 ore al giorno invece di 5, ma perché non passava sui libri neanche 20 minuti e per sua volontà.

 

p.s. fabrizio bercelli tu invece non sapevi come replicare immagino…vabbè è normale non preoccuparti ^^.

 

p.p.s. luca scusami se son “cattivo” nelle risposte, è uno stile più che altro, con le buone maniere su internet i discorsi a mio avviso non passano, con le cattive, forse, un filo sì.

perché le sue critiche sono a mio giudizio poco utili alla discussione. Se antares13 ha esperienza della scuola come insegnante o genitore o altro, lo prego di essere più specifico e gli risponderò.

Le mie critiche sono poco utile alla discussione, bocciano l'articolo senza dare diritto di replica.

Comunque "l'esperienza da genitore" è davvero un qualcosa che mi ha fatto sorridere, come se un genitore possa veramente rendersi conto di come funzioni la scuola.

 

p.s. curioso che ha risposto solo a due utenti che le davano fondamentalmente ragione, se per lei quella è una "buona discussione"...

'fondamentalmente ragione'

mi permetto solo in quanto citato, perché dovrei essere uno dei due

e perché, evidentemente, devo essere stato poco chiaro

oppure letto male

non intendevo dare 'fondamentalmente ragione'