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I sette peccati capitali della scuola italiana. Con accenno a possibili rimedi

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A queste domande sono qui.

Il numero "giusto" di laureati non si misura "rispetto alla Svezia" ma rispetto alle esigenze del tessuto produttivo italiano.

Negli altri paesi europei i sistemi scolastici hanno una scuola di scarico professionalizzante, e forniscono molti tipi di preparazione secondaria subito spendibili nel mercato del lavoro, alternativi alle professioni liberali "classiche".

Il fatto che il tasso di disoccupazione tra i laureati sia più basso rispetto ai non laurati dipende dal fatto che studiare è un lusso: semplicemente studia di più chi può permettersi di farlo.
Trascurando la Self Selection non si rileva che si tratta di una correlazione spuria: i laureati hanno un vantaggio competitivo rispetto ai non laureati che consiste nello stesso capitale (economico, sociale, relazionale) che gli ha permesso di laurearsi.

I 150 anni fanno riferimento alla legge Casati del 1859, che originariamente fissò la struttura aperta del sistema scolastico italiano.

non hai risposto alla domanda che è semplice: in base a cosa affermi che il "nostro sistema scolastico ... produce troppi laureati"?

Il mercato del lavoro assorbe più laureati che non laureati. E questo è un fatto a prescindere dalla causa, e cioé che il laureato ha un capitale umano di partenza superiore al non laureato, in quanto è vero anche che in media il capitale umano di una persona con la laurea è  più elevato rispetto a quello della stessa persona senza laurea. Ed è qui il punto. Secondo l'OCSE in Italia, come altrove, il tasso di rendimento dell'investimento in istruzione terziaria è positivo sia per il privato, sia per la collettività.

In Italia ci sono meno laureati rispetto a tutti i paesi OCSE, in ogni fascia di età.  Ad esempio, nella fascia 35-44 anni, il 19% degli italiani possiede una laurea, contro il 39% della Francia, il 29% della Germania, e il 46% del Regno Unito. Differenze enormi. Il tessuto produttivo italiano è in grado di assorbire i laureati, nonostante l'incidenza più elevata di lauree umanistiche o "inutili". 

è nell'articolo.
Fare copia e incolla qui mi pare poco elegante, e saturerebbe il blog.

il problema dell'articolo è che non risponde alla domanda, se non con volteggi inutili.

Se legge fino in fondo, troverà dati aggiornati al 2016 per ogni categoria professionale, cioè relativi ad avvocati, notai, architetti, medici, ingegneri, dottori commercialisti, giornalisti, psicologi e giornalisti.
In base a tutti questi dati, la risposta alla domanda è banale: ci sono troppi laureati perché in ciascuna di queste categorie l'offerta supera la domanda di dieci volte almeno.