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I sette peccati capitali della scuola italiana. Con accenno a possibili rimedi

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Cambiare la scuola senza la partecipazione attiva di una parte almeno degli insegnanti è impossibile. Per questo bisogna fare leva su quelli disponibili, per quanto pochi siano. Avviare processi cui partecipino alcuni insegnanti e alcuni dirigenti.

Riporto, a questo proposito, un intervento di ieri del dirigente scolastico Maurizio Parodi, che guida il movimento Basta compiti!, sui "Compiti di realtà" cui i libri di testo correnti dedicano qualche rara paginetta in aggiunta alle moltissime pagine di altri compiti: 

Sui "Compiti di realtà". [Secondo le Linee guida del Ministero] "Si chiede allo studente di risolvere una situazione problematica, complessa e nuova, quanto più possibile vicina al mondo reale, utilizzando conoscenze e abilità già acquisite e trasferendo procedure e condotte cognitive in contesti e ambiti di riferimento moderatamente diversi da quelli resi familiari dalla pratica didattica. Il compito di realtà è: progettuale, realistico, operativo, spendibile, complesso, disciplinare, trasversale, verificabile, sociale."
Molto interessante [commenta Parodi], molto significativo ... e molto inquietante.
Se si sono inventati i “compiti di realtà” significa che i compiti attualmente, normalmente assegnati e svolti sono irreali, per non dire artificiosi, astrusi o, peggio, assurdi: ed è proprio così. L'esperienza scolastica si caratterizza soprattutto per l'insensatezza o l'inutilità dei contenuti trattati e dei modi in cui sono trattati.
È ormai difficile ignorare l'evidenza di un simile paradosso: si impara sempre meno a scuola e si dimentica sempre più rapidamente ciò che a scuola si impara. Inevitabile laddove l'apprendimento sia solo nozionistico: le informazioni ingurgitate attraverso lo studio domestico per essere rigettate, a comando (interrogazioni, verifiche...), hanno durata brevissima; non “insegnano”, non lasciano il “segno”, attivano solo la memoria a breve termine, veicolano un sapere “usa e getta” (dopo pochi mesi restano solo labili tracce della faticosa applicazione).
Da qui l'ennesimo richiamo all'autenticità dei processi di conoscenza, ma l'imprinting “pedagogico” è troppo forte (non ce la possono fare): non si auspica l'irruzione della realtà, della vita, della socialità nella scuola, prospettiva evidentemente spaventosa, ci si limita a evocare una simulazione meno distorta un po' più verosimile (e magari riuscisse).
Per inciso: i compiti di realtà si aggiungono ai compiti a casa (“surreali”) abitualmente assegnati, non li sostituiscono.
Credere che la didattica reale possa giovarsi dei richiami alla realtà di Montessori, Freinet, Milani, Rodari, Lodi è del tutto irreale. 

Con dirigenti e insegnanti che ragionano così, e ce ne sono, si può provare a fare qualcosa. 

Sì. Ho letto pure la petizione su change.org, che ad oggi ha raccolto meno di 30.000 firme, il 4% del corpo docente di ruolo. Non tanto condivisa, pare.

I compiti a casa sono:

° inutili, lasciano 'dopo mesi labili tracce'

La 'memoria a breve termine' mi risulta che sia attivata anche durante una spiegazione del docente, o addirittura nemmeno attivata se la mente dell'alunno-studente vaga altrove o su facebook. Spesso qualche riscontro positivo lo si ha solo interrogando sull'argomento spiegato il giorno prima. Mentre la concentrazione e la ripetizione mi sembrano più proficui nello studio a casa, soprattutto se fatto con uno o due altri compagni di classe in un confronto dialettico.

° dannosi

Si giustifica l'eliminazione dei compiti a casa perché sono dannosi per gli studenti 'diversamente dotati, della propria «naturale» inabilità allo studio'. A causa della presenza di chi non ha buone capacità si chiede meno impegno anche a chi invece può fare di più. Boh

° discriminanti

Per evitare ulteriore disagio di chi ha strumenti culturali e sostegno familiare inferiori va abbassato il livello di chi invece ha questo vantaggi. Cioè si abbassa l'asticella della cultura.

° prevaricanti 'diritto al riposo'

Non so di eccessive esagerazioni, evidentemente da limitare. Ma due/tre ore per quattro pomeriggi sottratte all'attività di 'apprendimento' davanti a tv, cellulari o fuori in sale giochi non mi pare siano lesive di quel diritto.

° impropri

Mi pare in contrasto con il 'discriminante'. Lì si dice che solo alcuni fortunati avrebbero il beneficio dell'aiutino a casa; qui si dice che anche gli altri lo hanno, anche da genitori che però non hanno le necessarie competenze.

° limitanti

Bella questa immagine dell'Italia piena di ragazzi che si dedicano a musica e sport. Ma dov'è? Tutta questa massa di studenti che s'impegna in musica, sport non la vedo nelle sale giochi, nelle piazze, nei bar.

° stressanti

Anche questa immagine di case piene di litigi per questo motivo mi manca.

° malsani

Gli zaini pesantissimi, cui pure s'è messo un limite, sono per andare a scuola non per i compiti a casa: non se ne fanno tanti da riempire lo zaino.

D'accordo sul non oberare di compiti, sul diritto a riposo e tempo libero. Ma ci dev'essere un limite anche a questo; un giusto equilibrio. Non si penserà di chiudere la scuola e di aprire centri ludici? Così si esalta ancora di più la possibilità di una ristretta classe, dove invece si studia, a diventare classe dirigente e dominante dell'intera società.

Con tanto di rispetto, ma non di condivisione, per le 'autorità' firmatarie.

Sul nozionismo spesso imperante nella didattica se ne parla da decenni. Mi pare che si sia un po' attenuato, ma se ancora molti ne parlano il problema persiste, e vuol dire che questi molti alla fine sono pochi per risolverlo.

Sono d'accordo sul fatto che s'impari sempre meno, e lo si vede dai risultati sempre peggiori ad ogni livello, fino all'università. Perfino sui testi delle leggi.

Anche all'università s'è dato un duro colpo col 3+2. Programmi del triennio non finalizzati al risultato complessivo dell'intero corso; esami frequenti su programmi spezzettati, studiati e memorizzati giusto il tempo per superarli. Proprio come è scritto su. Oltre a non aver differenziato la possibilità di impiego almeno nella scuola, con i diversi titoli di Laurea triennale e Laurea specialistica. Sarebbe stato ovvio consentire l'insegnamento con la Laurea triennale, poiché ci sono gli spazi, e non soltanto supplenze.

Il classico contadino che porta 12 uova al mercato, due si rompevano ecc ecc durò molto. Si è aggiornato parecchio l'armamentario. I 'compiti di realtà' mi sembrano più utili di tanti esercizi canonici; hanno un buon obiettivo, essendo finalizzati alla interpretazione, elaborazione e risoluzione di problemi pratici abbastanza quotidiani, che ogni docente può inventare anziché affidarsi a quelli standard dei testi. Perfino far giocare a scacchi o far risolvere sudoku killer è meglio delle uova, per allenare la mente.

Certo, rimane sempre da sapere cosa passarono nei dettagli (che esagerazione) Renzo e Lucia, e che c'è dietro la siepe sull'ermo colle; e non si allarga l'orizzonte alla 'letteratura' , non solo italiana, almeno con cenni su Hugo, Mann, Tolstoj, Shakespeare.

Si può snellire il superfluo, però penso sia meglio far riempire il vuoto pomeridiano con un po' di studio, in mancanza di scuole aperte. Per far crescere il senso di responsabilità e per compensare qualcosa di quello che non si riesce a fare in classe.

Già le 'ore' di lezione ridotte a 50 primi comportano una riduzione a quattro anni dei cinque nominali di corso.

Cosa farebbero gli studenti di pomeriggio, con le scuole chiuse?

Che si possa e si debba migliorare il sistema scolastico d'accordo. Che eliminare solo i compiti a casa senza nessun altro intervento compensativo sia un passo utile, no. Almeno per l 'utile' che intendo io.

Alla fine della fiera ci vedo solo l'effetto negativo di un abbassamento del livello medio non solo della cultura ma anche dello stimolo all'impegno per l'ottenimento di un profitto. E non mi pare poco in quella fase di apprendimento. Anche visti i risultati del rilevamento Ocse di prima.

Ma questo è solo quello che penso io.