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I sette peccati capitali della scuola italiana. Con accenno a possibili rimedi

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Un lavoratore di Fiat comprende che non può avere la stessa retribuzione di un suo omologo francese o tedesco perché è la produttività che paga gli stipendi. La classe professorale non lo capisce, o finge di non capirlo. Per loro è solo una questione sindacal-burocratica, un’ingiustizia a cui si rimedia con un adeguamento tabellare.

Ma secondo te la bassa produttività’ e maggiormente responsabilita' del lavoratore italiano o delle nostre elite politiche e industriali che, a differenza dei tedeschi, hanno deciso di puntare su produzioni a basso valore aggiunto?

Ma a prescindere, non ti e’ mai venuto il dubbio che per migliorare la produttività’ serva migliorare la formazione? E che per migliorare la formazione sia necessario attrarre formatori di qualita’?

(Per sgombrare il campo da ogni dubbio, gli scatti automatici di anzianità’ non sono un’anomalia Italiana, ma sono diffusi in [quasi] tutta l’Europa occidentale).

Una risposta puntuale sarebbe troppo lunga e -sarà che sono sempre meno engagé- non ce la faccio proprio. Dico solo che la tua è una implicita riedizione del pernicioso concetto di salario variabile indipendente di certo sindacalismo ideologico d’antan. Infatti è una battaglia di retroguardia che alligna in ambienti in cui le retribuzioni non si determinano in un mercato ma vengono decise da un’autorità.