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I sette peccati capitali della scuola italiana. Con accenno a possibili rimedi

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Mi sembra che per l’ennesima volta si stia ignorando un punto cruciale.

Gli insegnanti a cui affidiamo buona parte della formazione dei nostri figli, dalle scuole dell’infanzia all’istruzione superiore, sono pagati male. Gli stipendi della scuola —compresi in una forchetta tra i 1150 e i 1900 EUR netti raggiunti con il massimo (35 anni !!) di anzianita’ — non sono semplicemente attraenti per le persone di maggiore qualità’. Cosi’, con la lodevole eccezione di alcune scelte puramente vocazionali, la professione dell’insegnante non può’ che diventare un lavoro di ripiego.

Francamente, al netto di ogni altro ragionamento, mi sfugge come si possa pretendere di avere una scuola di qualità’ comparabile pagando gli insegnanti molto meno che in Francia o in Germania.

Gli insegnanti a cui affidiamo buona parte della formazione dei nostri figli

per delicatezza di ruolo non sono molto diversi dagli infermieri, forze dell'ordine, militari, vigili del fuoco. sarebbe tragico se  la qualità, prima del reclutamento e poi del servizio, fosse molto sensibile solo al loro stipendio netto. vale anche al ribasso: con una riduzione di paga, gli insegnanti tedeschi e francesi, posto che siano migliori dei nostri, continuerebbero ad essere migliori.

è lo status dell'insegnante e del poliziotto etc, che ci deve interessare, non gli 80 euro. un ambiente di lavoro estremamante appiattito, dove gli scatti sono solo per anzianità e il merito è disprezzato, continuerà ad attrarre solo i "meno abili", per ogni livello di retribuzione realisticamente concepibile.

i soldi fanno status, però, da che mondo è mondo...

I rapporti OCSE-PISA mostrano che la qualità delle scuole europee varia enormemente di paese in paese. Da cosa dipende questa disparità? Tra gli elementi da tenere in considerazione ci sono senz'altro la formazione dei docenti, la loro valutazione e le modalità di assunzione, ma sono quest'ultime a costituire un discrimine particolarmente rilevanti.

il gold standard per il reclutamento rimane questo famoso annuncio:

non certo: "se riuscite a intrufolarvi in un concorso, poi nessuno vi chiederà mai più nulla".

Nondimeno, se hai un ottimo sistema di formazione, selezione e valutazione ma poi paghi quattro soldi, ottieni che quelli bravi ti dicano "Tutto bellissimo, però vado dove mi pagano meglio".

E' il principio secondo il quale se vuoi un lavoro ben fatto lo devi pagare adeguatamente, e mi sembra abbastanza lineare.

Francamente non so bene cosa dire di fronte a cotanto ascetismo.

Io non so se sarei un buon insegnante di liceo. Ma so per certo che, in un momento della mia vita in cui dovevo decidere se preparare con cura un concorsone scolastico, mi resi conto che un lavoro che mi avrebbe portato a guadagnare circa 1500 euro al mese con 15 anni (!!) di anzianità’ non faceva per me.

Evidentemente io saro’ un gretto materialista, pero’ mi viene il dubbio che tu il pane (e le rose) non debba comprarli con i soldi…

Non sono sicuro di capire come hai interpretato il mio commento, ma in sostanza lo status sociale è dato anche dai consumi che puoi permetterti. Non che la cosa riscuota il mio plauso o la mia approvazione, ma le società umane generalmente funzionano così. Alcuni lo chiamano status, altri decoro, altri ostentazione. Ma siamo sempre lì.

Stavo principalmente rispondendo a dragonfly, ma ho male interpretato il tuo commento, scusa

Un lavoratore di Fiat comprende che non può avere la stessa retribuzione di un suo omologo francese o tedesco perché è la produttività che paga gli stipendi. La classe professorale non lo capisce, o finge di non capirlo. Per loro è solo una questione sindacal-burocratica, un’ingiustizia a cui si rimedia con un adeguamento tabellare.

Ma secondo te la bassa produttività’ e maggiormente responsabilita' del lavoratore italiano o delle nostre elite politiche e industriali che, a differenza dei tedeschi, hanno deciso di puntare su produzioni a basso valore aggiunto?

Ma a prescindere, non ti e’ mai venuto il dubbio che per migliorare la produttività’ serva migliorare la formazione? E che per migliorare la formazione sia necessario attrarre formatori di qualita’?

(Per sgombrare il campo da ogni dubbio, gli scatti automatici di anzianità’ non sono un’anomalia Italiana, ma sono diffusi in [quasi] tutta l’Europa occidentale).

Una risposta puntuale sarebbe troppo lunga e -sarà che sono sempre meno engagé- non ce la faccio proprio. Dico solo che la tua è una implicita riedizione del pernicioso concetto di salario variabile indipendente di certo sindacalismo ideologico d’antan. Infatti è una battaglia di retroguardia che alligna in ambienti in cui le retribuzioni non si determinano in un mercato ma vengono decise da un’autorità.

con pensioni generose e poche ore di lavoro, la paga oraria dell'insegnante italiano è stata finora molto competitiva.

I dati che link sono piuttosto scombiccherati [Ore lavorate self-reported. Seriously? E il dato sullo stipendio cosa sarebbe? La media lorda dell’intero corpo docente? Boh. Ti sei accorto che manca la Germania?], ma anche a volerli prendere sul serio, che profilo sarebbe attratto verso l’insegnamento?

Chi pur di lavorare poco e’ disposto a ricevere un salario minimo?

Sarebbero questi gli insegnanti che vogliamo per i nostri figli? Mi dispiace ma non fai altro che confermare le mie osservazioni.

la fonte del grafico The Economist  è OCSE. I dati sono disponibili sui vari OECD Education at a glance. Come è noto, a quasi tutti, la scuola italiana si caratterizza rispetto agli altri sistemi per stipendi più bassi, pensioni più generose, orario di lavoro più breve, dimensioni delle classi in linea con la media ma rapporto studenti/insegnanti più basso. Ciò porta all'affermazione precedente che la paga oraria degli insegnanti italiani è competitiva. infatti, tanto competitiva da essere più elevata della paga oraria degli insegnanti in Francia.

Manca la Germania? Bene, nel link postato nel capoverso sopra trovi anche la Germania, e quindi? Lo stipendio dell'insegnante tedesco è più elevato? Anche il salario dell'operaio della Volkswagen è più alto di quello della Fiat.

Se lo stipendio è la variabile chiave, allora è possibile ribaltare le tue domande retoriche. Che profilo sarebbe attratto verso l'insegnamento? Chi pur di guadagnare di più è disposto a fare l'insegnante? Sarebbero questi gli insegnanti che vogliamo per i ns figli?

Comunque se hai dati, grafici e/o spiegazioni migliori, postali.

Si, l'ho visto che la fonte e' OCSE.

Cio' non toglie che "self-declared working hours" lascia un po' il tempo che trova per una serie di motivi che mi sembrano alquanto evidenti (soprattutto se non chiarifichi la metodologia).

Comunque non voglio neanche entrare in una discussione su quanto sia vero il mito degli insegnanti italiani che lavorano poco. Il punto e' un altro.

Che profilo sarebbe attratto verso l'insegnamento? Chi pur di guadagnare di più è disposto a fare l'insegnante? Sarebbero questi gli insegnanti che vogliamo per i ns figli?

Io voglio gente capace. E la gente capace, perdonami, da che mondo e' mondo la paghi, con la possibile eccezione di qualche volontario in odore di santita' (ma forse tu pensi che si possa costruire un'istruzione nazionale sulle buone intenzioni di qualcuno).

Se invece offri stipendi bassi e orari di lavoro ridotti, attrarrai per lo piu' gente che cerca uno stipendio minimo ma poco impegno sul lavoro.

Supponendo che i dati che riporti siano corretti, significa che i nostri insegnanto non svolgono alcuna attivita' al di fuori dell'insegnamento frontale. Non un ora di preparazione delle lezioni, di correzione degli elaborati, di aggiornamento o di studio. Per non dimenticarci degli adempimenti burocratici.

Ora, i miei amici e conoscenti, che nella scuola ci lavorano, mi raccontano di un impegno orario che supera largamente quello dell'insegnamento frontale. Ma se prendiamo per vero i tuoi dati e ammettiamo che si tratti di poche mosche bianche, non possiamo che concludere che siamo di fronte ad uno scenario desolante.

Un paese fanalino di coda per percentuale del proprio PIL investito in istruzione (i dati sono facili da reperire, basta googlare). Con una scuola che rischia di svolgere un ruolo di ammortizzatore sociale prima che di luogo di formazione. Con insegnanti a cui viene richiesto un impegno limitato a fronte di uno stipendio limitato. 

Un paese in declino, che non a caso soffre di una bassa produttivita'.

non ho capito se non ti fidi del self-reported degli italiani o dei tedeschi. Se le survey lasciano il tempo che trovano, allora che facciamo? ci basiamo sull'esperienza personale o degli "amici  e conoscenti, che nella scuola ci lavorano"?  Comunque l'OCSE pubblica anche gli Statutory teaching hours, che mostrano anch'essi come gli insegnanti italiani fanno meno ore di lezione di altri, come ad esempio i tedeschi (100 ore in meno all'anno) e degli svizzeri (400 ore in meno all'anno), ma anche dei francesi, degli inglesi, degli statunitensi etc.

Ovviamente le ore di preparazione sono proporzionali alle ore di insegnamento, e la survey aveva l'obiettivo di calcolare quanto tempo era dedicato all'insegnamento e quanto ad altre attività (ad esempio, preparazione, welfare e amministrativo). Non sono solo gli insegnanti italiani a preparare le lezioni e a correggere i compiti. Giusto?

Trattamento economico. Come detto, la paga oraria è competitiva, di più ancora se si tiene conto del trattamento pensionistico. Pago poco/lavoro poco vs Pago molto/lavoro molto, non so quale sia meglio/peggio nell'attrarre le persone giuste con le motivazioni giuste. Nel primo caso forse più donne e sportivi, nel secondo più uomini e con pochi impegni extralavorativi. In ogni caso, l'Italia ha indiscutibilmente una spesa pubblica elevata, anche per l'incidenza della spesa previdenziale. Quello che non arrivava con la busta paga, arrivava con la pensione.