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I sette peccati capitali della scuola italiana. Con accenno a possibili rimedi

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Complimenti, ottimo intervento.

1) Sulla sconnessione dal mondo reale, verissimo. La scuola è un sistema chiuso che funziona su principi suoi, autoreferenziali. La riconnessione che serve non è soltanto o principalmente diretta (mandare gli studenti nel secolo, per così dire), ma funzionale: se la scuola funzionasse in maniera più simile al mondo esterno, con cause ed effetti paragonabili, il senso di alterità diminuirebbe. Di contro, quando gli studenti vengono mandati nel mondo (ad es. con l'alternanza scuola-lavoro) ma i principi funzionali rimangono gli stessi, gli effetti positivi sono limitati. 

L'ASL, come quasi tutto nella scuola italiana, è obbligatoria (200 ore di stage aziendali in tre anni per i licei, 400 per tecnici e professionali). Questo vuol dire che le scuole, per rientrare nel monte-ore, fanno fare di tutto e di più, anche le cose più stupide o che non sono davvero ASL. E agli studenti di quel che si fa importa relativamente poco (è solo un altro obbligo), non vedono risultati particolari in quello che fanno e l'unica cosa che conta concretamente per loro è quanto questa influisca sul voto finale (comunque molto poco). La cosa viene vissuta, perché lo è, come una cosa tanto per fare. 

In più, quelle ore vengono spesso buttate in mezzo all'anno scolastico senza nessuna coordinazione: qualsiasi altra attività viene travolta, non c'è organizzazione, il caos prevale su tutto. Questo ovviamente non riguarda solo l'ASL, che è solo l'ultima di una serie di innovazioni anche interessanti che sono state rovesciate sulla scuola senza alcuna pianificazione. ASL, registri elettronici, materie insegnate in inglese, sono tutte cose ottime che sono state riversate su un macchinario che non è fatto per accoglierle. E' come se la scuola fosse una vecchia Panda su cui il ministero ha montato gli accessori di alta gamma di un'Audi. Il risultato non è una supermacchina, ma un trabiccolo.

Sui 2) e 3) sono semplicemente d'accordo (anche per le superiori, che sono il mio ambito). Brillante l'osservazione sui libri delle vacanze, e rivelatrice di una mentalità: siccome quei libri sono "meno importanti", "trascurabili", vengono meno il sussiego, la retorica e il trombonismo.

4) Sostanzialmente d'accordo con una sola osservazione: per la flipped lesson servono degli strumenti e studenti con un minimo di autonomia e capacità di "gestione di sé stessi". Nessuna di questa cosa è scontata, quindi più che rovesciarla sulle scuole sarebbe meglio lasciare che decidano i docenti se usarla o meno (può sembrare ovvio, ma la frenesia per le innovazioni ha spesso esiti strani).

5) Attenzione sulla bocciatura: c'è un'ampia letteratura che dimostra che la bocciatura non ha gli effetti dichiarati o sperati (dare tempo per recuperare, far prendere coscienza, ecc.). E' uno strumento grossolano: fa ripetere l'anno in TUTTE le materie, anche quelle in cui non si va male, costringe al cambiamento di classe e professori proprio quegli studenti che hanno più bisogno di continuità, genera comportamenti oppositivi, ecc.

6) Sulla socializzazione, sul collaborare, sul lavorare insieme: la scuola italiana media e superiore, con i suoi fittissimi e compattissimi orari con non più di 10-10 minuti di intervallo al giorno è strutturalmente anti-cooperazione. Ne ho scritto qui, mi permetto di autopromuovermi: http://www.imille.org/2018/03/06/la-scuola-la-socialita-la-didattica-cosa-non-funziona-e-non-funzionera-per-molto-ancora/ .

7) e conclusioni: soluzioni minute se ne potrebbero indicare tante, ma la realtà è che la scuola comincerà a funzionare bene quando si valorizzeranno i docenti più bravi, riconoscendo il loro lavoro e mettendoli in condizione di lavorare. Il bonus premiale attuale è un obbrobrio senza senso, istituito in fretta e furia laddove invece serviva creare una posizione di middle management per i docenti capaci di ricoprire una tale posizione. Ma tant'è.

quelle di Francesco Rocchi.

1) contributo prezioso sull'alternanza scuola/lavoro, di cui sapevo poco; concordo sulla critica alle innovazioni calate dall'alto

4) anch'io a favore di innovazioni dal basso, volontarie e sperimentali, flipped classroom inclusa; governo, ministero e regioni dovrebbero facilitarle in modo efficace (come farlo è un problema strutturale, complesso e delicato) piuttosto che imporle

5) anch'io contrario alla bocciatura; favorevole invece a "ripetere" la singola materia in cui uno ha lacune gravi, cambiando l'organizzazione didattica per cui lo scolaro possa ripetere, diciamo, un semestre di una singola materia, in casi estremi anche più volte, finché non colma le sue lacune in quella materia; anche per questo il livello delle competenze minime obbligatorie dovrebbe essere abbastanza basso, in modo che tutti prima o poi ci arrivino; con spazi facoltativi abbastanza ampi per chi vuole imparare di più.

continuo con l'autopromozione, sull'ASL:  http://www.leparoleelecose.it/?p=29502