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Dialogo sull'immigrazione. Parte 3.

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No

Fabrizio Bercelli 14/3/2018 - 20:20

No, fraintendi. Ovviamente trovo naturale che (a) ogni italiano privilegi i suoi figli, come faccio io stesso. Questo non comporta affatto che (b) ogni italiano privilegi, al di là dei propri figli, i concittadini rispetto agli stranieri. Può farlo, ci mancherebbe, non mi pronuncio nettamente al riguardo, né chiedo niente a nessuno. Dico solo che (a) è molto diverso da (b). Questo obiettavo a Rustichini, che mi sembrava non chiarisse il nesso fra le due cose, che non è affatto scontato. (Il vero Guido Calogero sarebbe d'accordo, credo.)

Provo a chiarire. Il nesso non è scontato, ma è implicito nelle conseguenze: questo ho cercato di dire. a è diverso da b, ma il concetto di privilegiare gli appartenenti alla comunità non dipende da a, è solo lo stesso concetto moltiplicato, che inoltre ha implicazioni pratiche su a. Per cui il risultato è c, che non è il privilegiare gli altri dopo i propri cari, ma è che tutti insieme tracciano un confine di privilegio con le risorse messe in comune (con le risorse proprie ognuno fa quel che vuole), perché questo garantisce e rinforza i propri cari. Quello che si fa indivualmente lo si fa poi collettivamente, sulla base di un accordo. Se qualcuno vuole modificare l'accordo e includere altri all'interno della collettività deve quantomeno chiedere l'accordo, prima ancora di persuadere attraverso i buoni princìpi, perché sta appunto intervenendo sulle risorse e gli spazi altrui.