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Dialogo sull'immigrazione. Parte 3.

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argomenti di Rustichini. In effetti, io privilegio gli interessi dei miei figli, gli lascerò i miei beni in eredità -- seppure con lievi sensi di colpa indotti, credo, dalla stessa follia di Red. Su questo, insomma, d'accordo.

Stento però a capire perché io, o un qualsiasi povero cristo italiano, dovremmo privilegiare, oltre ai nostri figli rispetto a chiunque altro, anche i figli degli altri concittadini italiani rispetto ad altri. In termini etici e in termini economici.

In particolare, in termini economici, per non fermare quella lunga trasmissione di accumulazione, che anch'io apprezzo, mi sembra che basti che ciascuno privilegi i propri figli rispetto a chiunque altro, non necessariamente i propri concittadini rispetto ai cittadini di altre nazioni. Mi sembra che la forza dell'appartenenza nazionale non sia affatto uguale a quella dell'appartenenza familiare. Per me personalmente la prima è assai più debole, e di pochissimo superiore a quella dell'appartenenza alla nostra specie -- peraltro alcuni conoscenti africani mi sono assai più cari di alcuni conoscenti italiani. Non sono sicuro che questa sia una follia.

Magari sbaglio, perché mi rendo conto di essere molto influenzato dall'universalismo del Cristianesimo, come inteso da papa Francesco, citato in questo senso da Aldo Rustichini stesso. Che ammetto di non mettere in pratica del tutto, dato che privilegio i miei figli, nipoti, e consanguinei entro un certo grado di consanguineità, rispetto a chiunque altro, o quasi.

sono due.
Uno, perché il capitale che si accumula lungo le generazioni è capitale privato, e anche capitale sociale. Permettere la diluizione di quest'ultimo danneggia chi più ne ha bisogno (cioè chi dispone di una minor quota di capitale privato) ed è eticamente ingiusto nei confronti delle generazioni precedenti che hanno contribuito a questa accumulazione.
Due, perché oltre al capitale economico esistono altre forme di capitale, tra cui il capitale relazionale. Il network di relazioni e principi condivisi (quello che chiamiamo "comunità") fornisce una rete di protezione di cui ha più bisogno (di nuovo) chi dispone di minor quota di patrimonio privato, e non ha un network di relazioni di livello superiore. Permettere la dissoluzione della comunità è eticamente ingiusto nei confronti di chi ha più bisogno della protezione che questa sa offrire, e che ha lavorato per costruirla lungo le generazioni, per mezzo di strumenti quali il linguaggio, i codici e le "tradizioni", di cui solo in base a queste considerazioni si evidenziano significato e valore.

ok

Fabrizio Bercelli 16/3/2018 - 12:26

Quelle che dice Del Santo sono alcune ragioni per impedire o frenare l'immigrazione. Ma accanto a questi contro, questi costi dell'immigrazione, ci sono vari pro, vari benefici, discussi nell'articolo. La risposta alla mia domanda è un calcolo costi/benefici, non il fatto che ci siano dei costi. Per decidere se lasciare un appartamento in eredità a mio figlio non ho bisogno di fare questo calcolo, per decidere quali e quanti immigranti far entrare, sì. 

Ho l'impressione che alcuni vogliano risolvere il problema con ragioni a priori, che possono reggere solo per chi identifichi l'italianità con la consanguineità, o in qualche modo tenda a equipararle. Mica prenderete alla lettera il "sangue" dello ius sanguinis?

In termini biologici, la relazione fra DNA mio e di Nasissimo (Nicola Del Santo) è assai più debole di quella fra DNA mio e di mio figlio, e non so quanto sia più forte di quella fra DNA mio e di qualche mio scolaro magrebino. In termini culturali, be' sì, io e Nasissimo siamo probabilmente più vicini, ma io e Di Maio, o io e Salvini, o io e D'Alema, forse no. Insomma, dipende.