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Dialogo sull'immigrazione. Parte 3.

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Siamo sicuri che il multiculturalismo non funzioni?

Non conosco la letteratura, ma la mia esperienza personale (8 anni a Londra) e' simile a quella di Andrea Moro, e credo che in certi contesti funzioni alla grande.

Di sicuro non dove si formano enclave culturalmente omogenee (come capita pure qui), molto meglio in contesti misti. Col 36% della popolazione nata fuori dal paese e il 40% non bianca, praticamente tutti hanno almeno un cognato di colore, religione o lingua diversa dalla propria, e le identita' sono molto sfumate. 

Certo, posso immaginare un modello simile funzionare a Nashville o a Milano, molto meno a Lumezzane o anche solo a Pisa.

I problemi ci sono, come dimostrano i riots del 2011, ma abbiamo un sindaco di origini pakistane cresciuto in un quartiere prevalentemente pakistano (ma non direi abbastanza da chiamarlo ghetto), e ho incontrato pochissime persone che non han vissuto un anno in un altro paese e non hanno un genitore o una  (ex) moglie straniera 

Curiosamente negli Stati Uniti una delle critiche più radicali al melting pot e al multiculturalismo negli ultimi tempi non viene dalle destre nazionaliste ma dalle minoranze etniche che denunciano l'ipocrisia con la quale la maggioranza bianca, culturalmente dominante, ha mitizzato questi concetti. Una ipersensibilità delle minoranze che ha come corredo concetti come cultural appropriation, microaggression, safe spaces, trigger warnings, “check your privilege” etc. utilizzati da vari gruppi sociali, tra cui le minoranze etniche, per denunciare comportamenti, a loro dire, offensivi.