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Dialogo sull'immigrazione. Parte 3.

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Il professor Rustichini ha il merito (tra le altre cose) di evidenziare questo punto, che è decisamente controcorrente riguardo alle posizioni dominanti (almeno tra gli intellettuali).
Quegli atteggiamenti spirituali di inclusione di cui spesso ci facciamo vanto, la volontà di accoglienza generalizzata nei confronti dell'immigrazione di massa, sono un lusso che non tutti possono permettersi. A pagare le conseguenze di un tessuto sociale disintegrato e di una conflittualità permanente tra gruppi non assimilabili saranno i poveri cristi che non possono mandare i figli negli USA o altrove, quelli che non hanno altro paese che questo.
Con il non contrastare un fenomeno incontrollato quindi (quale è stato nel periodo 2014-2017) nel nome di una posa intellettuale o di un sentimento, noi ci assumiamo responsabilità storiche nei confronti non solo dei nostri figli e nipoti, ma delle prossime 50 generazioni (che queste trasformazioni sono irreversibili).
Ricordo che un paio di anni fa in GB la camera dei Lord ha approvato un provvedimento favorevole all'immigrazione che poi fu respinto dalla House of Commons, provocando stupore.
Era uno stupore ingiustificato: le posizioni di principio sono lecite tutte, ma (secondo me) è importante sottolineare che quella "inclusiva" è quella dei Lord.