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Dialogo sull'immigrazione. Parte 3.

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scuola

giulio zanella 3/3/2018 - 12:11

Il punto sul ruolo della scuola e' fondamentale. Qui ci sono aspetti positivi e negativi.

L'aspetto positivo e' che e' probabilmente il piu' potente mezzo di integrazione di cui disponiamo. Quando vedo la classe multietnica della mia figlia piu' piccola (una terza elementare di una scuola pubblica di Bologna, nella regione col piu' alto numero di immigrati rispetto alla popolazione) divento piu' ottimista sulle possibilita' di integrazione perche' i bambini vedono del tutto normale questa situazione e si mescolano in modo naturale. Con poche eccezioni, penso, la seconda generazione e la generazione delle mie figlie avranno un buon grado di integrazione. A conferma di questo vedo nella mia citta' gruppi misti di adolescenti, un fenomeno piu' raro negli USA. La scuola e' anche un potente mezzo di integrazione delle famiglie e offre occasioni di interazione tra le famiglie italiane e quelle immigrate che altrimenti non ci sarebbero. In questo senso ha ragione Andrea nel primo commento sopra: uno scopre che queste famiglie sono simili in molte dimensioni rilevanti per l'integrazione.

L'aspetto negativo e' duplice. Il primo e' quello che sottolinei, cioe' l'inadeguatezza del metodo nella scuola italiana. Questo produce effetti negativi per i bambini straneri ed esternalita' negative per quelli nativi, come hanno recentemente documentato due miei colleghi in questo studio. Il secondo, che e' legato al primo, e' che dopo la scuola media (ma in parte gia' dopo le elementari) c'e' sorting delle famiglie tra scuole "piu' facili" e "piu' difficili" e questo genera un certo grado do polarizzazione lungo linee socioeconomiche, inclusa l'origine etnica. Questo aspetto negativo si potrebbe risolvere riformando la scuola italiana in modo da consentire, quando necessario, l'alternanza nell'anno scolastico di percorsi comuni e percorsi differenziati per bambini e ragazzi diversi.