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Dialogo sull'immigrazione. Parte 1.

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Diversi lettori chiedono perche' dovrebbe esserci un nesso tra disomogeneita' culturale e performance economica. Quello che ho in mente sono gli argomenti suggeriti in questa survey (qui la versione working paper a libero accesso). Per adesso metto solo il link e mi scuso per la brevita', spero di trovar tempo per sviluppare meglio questo argomento.

si ma...

Vincenzo Caponi 13/2/2018 - 17:21

In effetti giulio, l’affermazione, in un contesto in cui si parla d’immigrazione, e’ abbastanza sorprendente. La letteratura che citi e’ molto interessante ed in effetti corrobora la tua affermazione in termini generali, ma ci sono un paio di cose da tenere conto (secondo me) : 1) e’ un interessantissimo argomento di ricerca, ma non credo che l’evidenza empirica sia cosi’ solida da poterne estrapolare i principi in altre possibili applicazioni ; 2) mi spiego meglio, l’evidenza empirica riportata (OLS) prende in considerazione l’insieme dei paesi del mondo, tra cui i paesi Africani sembrano avere un peso importante. In sostanza, la frammentazione etnica o culturale di cui si parla e’ piu’ di tipo « endemico » o dovuto a migrazioni di tipo sostanzialmente diverso da quelle che conosciamo in Occidente (anche per i numeri). C’e’ invece evidenza che la frammentazione culturale in paesi ricchi (US, Canada, Australia, ma anche in Europa), si accompagna con performances economiche migliori. Naturalmente in questo caso la causazione e’ per lo piu’ inversa, ma c’e’ un bel po’ di ricerca che conclude che c’e’ anche un nesso causale tra eterogeneita’ culturale e performance economica (ad esempio via internazional trade). La mia personalissima opinione e’ che questa relazione non sia affatto lineare e che dipenda molto dai numeri. Dalla mia personale esperienza tendo anche a credere che l’argomentazione di Nicola Del Santo piu su «… Cioè: gli schiavi eran di tutti i colori ma quelli che comandavano eran sempre gli stessi. E furono straordinariamente omogenei per secoli » abbia un certo senso. Il senso di cui parlo e’ che societa’ in cui esiste un’elite culturale (ed economica) forte e ben stabilita, in cui i valori fondamentali non sono in discussione possono tranquillamente permettersi di allargare la propria heterogeneita’ culturale di base e beneficiarne.

Ciao Vincenzo, grazie per questi commenti.  La mia affermazione e' un'ipotesi, ha una sua logica ma certamente allo stato attuale l'evidenza in suo favore o sfavore e' insufficiente. Sono d'accordo che l'effetto, if any, e' non lineare e che serve una buona teoria che suggerisca in quali casi eterogeneita' migliora gli outcomes e in quali li peggiora. Non ho in mente l'eterogeneta' delle elites ma quella del popolo. Anche se l'elite fosse sempre la stessa e ben radicata, la societa' funziona peggio quando la cooperazione diventa piu' difficile perche' ci sono diversi gruppi segregati.