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Sui buoni consigli per gestire il risparmio

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Qualche  considerazione: 1) per fare una diversificazione ragionevole occorrerebbe una conoscenza buona della statistica: senza i concetti di correlazione, regressione, concentrazione, varianza, ... qualunque "giardinetto" estemporaneo serve a diminuire i guadagni attesi espandendo le perdite praticamente certe; fare questo in un paese di ignoranti felici della matematica, in un ambiente culturale che la aborre da secoli, in una melma idealistica (crociana & cattolica), parlando ad un popolo che trasforma i propri test PISA in orrori, ha dell' utopico,; 2) perché, allora, non facciamo dei corsi che permettano all' uomo medio di capire i bugiardini delle medicine ? Magari capirà perché, che so, siano da preferire gli antibiotici ammino-glicosidici ai beta-lattamici per la terapie anti-rickettsie in pazienti con allergia crociata all' acido fusidico, che cce vo' ? 3) perché appunto la consulenza va pagata, e così il consulente lavorerà e risponderà al cliente del proprio lavoro, non come oggi alla società preponente. Invece, per uno smart-phone che si userà al 35% delle possibilità, questo popolo è pronto a spendere follie, solo perché è una merce che si tocca, mentre assicuratore e consulente finanziario vendono parole, e, quindi non li debbo pagare, se anche non firmo, e chissà chi paga loro la benzina ed il vestito buono. 4) I meccanismi con cui l' italiano medio attribuisce autorevolezza sono da uomo delle caverne: quante obbligazioni postergate sono state vendute perché "quello del borsino è forte, mi dà le dritte, e poi è padrino di battesimo di mio figlio"; 5) conseguentemente assicuratore e promotore si adeguano "they' re in it for the money", e per raccogliere money devi sintonizzarti sulla scarsa caratura umana del cliente; 6) ho visto e sentito coi miei sensi contraenti pretendere un trattamento di favore dalla compagnia perché volevano stipulare un premio unico di € 3.000 (sì, TREMILA): l' investitore modale italiano ragiona in termini di furbizia, di "mi manda Picone" e questo non lo elimini sicuarmente in questa era geologica; 6) le banche: il rapporto degli italiani con le banche e con le poste è come il bell' Antonio di Brancati: riescono a concludere solo disprezzando l' altra parte; 7) concludo, ma potrei continuare, con un' esperienza personale: chiamato a preparare dei giovani assicuratori all' esame da promotore, incontrai difficoltà di fatto insormontabili a far capire che, se i tassi salgono, i titoli di Stato scendono, e quelli a tasso fisso più dei CCT: dopo aver spiegato, rispiegato, esemplificato, fatto paragoni alla fine dovetti dire: "È così, imparate a memoria, e basta": una fetta esigua ? Forse, ma coi costi crescenti sottesi alla raccolta del risparmio, con reti che non remunerano più i contratti sotto i 10.000 €, i risparmiatori "poveri" (modali ?) saranno vittime degli assicuratori: li vedo e li piango.

1) per fare una diversificazione ragionevole occorrerebbe una conoscenza buona della statistica: senza i concetti di correlazione, regressione, concentrazione, varianza, ... qualunque "giardinetto" estemporaneo serve a diminuire i guadagni attesi espandendo le perdite praticamente certe.

diversificare "a fondo" è una professione a se stante, però assomiglia a raccogliere monetine sui binari del treno confidando negli orari. per l'utente medio, è meglio controllare e rispettare arrivi e partenze, sapendo che non possono essere precisi.

a monte di una ragionevole, e niente di più, diversificazione, il risparmio viene complessivamente  meglio tutelato da una imperativa e severa autoanalisi, magari da svolgere anche questa con lo psicologo  specialista che scavi nell'inconscio: di chi sono 'sti benedetti risparmi? quanto sono costati? si formeranno anche in futuro?  a cosa devono servire? a compiacere l'ego del promotore che si crede un mago della borsa? "what if" se arriva il treno? etc.